Luca Lotti: «Pd autonomo da M5S, i dem recuperino identità»

Luca Lotti: «Pd autonomo da M5S, i dem recuperino identità»
Luca Lotti: «Pd autonomo da M5S, i dem recuperino identità»
di Barbara Jerkov
5 Minuti di Lettura
Sabato 13 Marzo 2021, 09:42

Letta ha sciolto la riserva, richiamato a gran voce per salvare il Pd dopo l'addio improvviso di Zingaretti. Base Riformista lo sosterrà, onorevole Lotti?
«Base riformista è un gruppo di persone, parlamentari, amministratori e iscritti che hanno tutti a cuore le sorti del Pd. Quindi assolutamente sì. Pronti a fare la nostra parte, portare le nostre idee, dare il nostro contributo».

L'Assemblea designerà non un reggente ma un segretario vero. E il Congresso che chiedevate a Zingaretti che fine fa?
«Resta sul tavolo. Sappiamo che è impraticabile fare oggi un Congresso nel momento in cui gli italiani stanno combattendo contro il virus. A Zingaretti abbiamo chiesto, e a dire il vero non solo noi, un confronto sull'identità e sul futuro del Pd. Siamo dell'idea che questo tema debba riguardare i nostri iscritti e militanti: è doveroso coinvolgere la base e appena possibile farla esprimere».

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Ammetterà che è parecchio bizzarro che gli ex renziani si ritrovino a incoronare Letta dopo che fu proprio Renzi a spingerlo fuori da palazzo Chigi... Enrico può stare sereno sul serio, stavolta?
«Sette anni sono un'era geologia nella vita, si figuri in politica. E poi mi hanno insegnato che si fa politica con il sentimento e non con il risentimento».

Magari c'è qualcuno che dovrebbe chiedergli scusa, e non solo tra gli ex renziani?
«Immagino si riferisca alla Direzione Pd del febbraio 2014. Credo che chi ha votato in quella Direzione abbia fatto una scelta politica. E se non ricordo male di lì a poco sarebbero diventati quasi tutti renziani. Ma in politica le etichette non servono, anzi sono dannose. Non andiamo da nessuna parte con la storia degli ex: noi siamo democratici e riformisti. Stop».

Sicuri che tanto unanimismo formale sia un bene? Lo stesso Letta nel suo video ha detto che non è quello che cerca. Se c'è una cosa che nel Pd non manca sono le correnti: non sarebbe il caso, come ha detto anche un vecchio saggio come Parisi, di entrare nella fisiologia di un confronto aperto anziché sempre sotterraneo?
«Parisi da sempre sostiene che il Pd sia un partito nato strano e mai realizzato. Io, che come lui l'ho fondato, sogno invece di realizzarlo. Resto convinto che le correnti di pensiero in un partito aperto e plurale siano una cosa positiva. E non accetto l'ipocrisia di chi critica le correnti facendone parte o avendole utilizzate».

Come ha vissuto le dimissioni dell'ex segretario Zingaretti e quel suo mi vergogno del partito?
«Con sorpresa. Non conosco tutte le motivazioni che hanno spinto Nicola e non so perché abbia usato parole così forti. Di sicuro la lettura fatta da più parti - cioè che è tutta colpa della minoranza - è falsa e strumentale. Lo stesso Zingaretti ha detto di essersi voltato e non aver trovato più nessuno. Immagino che quei nessuno siano tanti».

Il rapporto di Base riformista con Zingaretti è sempre stato un po' dentro-un po' fuori...
«E' sempre stato leale e corretto, sfido chiunque a dire il contrario. So che Zingaretti è stato criticato per aver aperto a Base Riformista. Noi abbiamo garantito un'unità che nel Pd non si vedeva da anni; forse questo non piaceva a tutti gli azionisti di Zingaretti. Ma unità non significa pensiero unico».

Lo sa vero, qual è il problema? Avete scontato, e forse ancora scontate, una buona dose di diffidenza da chi vi accusa di essere la quinta colonna renziana rimasta nel Pd
«Chi non ha argomenti fa così. Non sa come criticarti? Allora sei un ex renziano, un cancro da estirpare. Siamo arrivati quasi alle liste di proscrizione! Chi parla male, pensa male e vive male. Noi, comunque, non abbiamo nessuna intenzione di andarcene».

Con Letta pensa che la linea politica sia destinata a cambiare? Il Pd a farsi sentire di più nel governo e rispetto ai 5Stelle?
«Mi auguro che Letta parta dall'agenda Draghi e aiuti a portare il Pd verso una linea di azione chiara e un'autonomia politica, anche dal M5S. E poi che aiuti a rispondere ad una domanda: perché oggi votare il Pd?».

Quindi il rapporto con Conte e M5S è destinato a cambiare?
«Conte era stato indicato come riferimento dei progressisti, ma faccio notare che nel frattempo è diventato leader di un partito. Per mesi abbiamo parlato di alleanze strategiche o alleanze politiche, senza coinvolgere nella discussione la nostra gente. Spero che nel Pd prima si ritrovi una solida autonomia identitaria e poi si parli di alleanze. Non il contrario».

Un'ultima domanda. Se non ricordo male lei si era autosospeso dal Pd per la vicenda Palamara. Lo è ancora?
«Il mio fu un gesto a tutela del Pd, sotto attacco a causa di lettura dei fatti a dir poco forzata. A distanza di un anno e mezzo è chiaro a tutti che i fatti non erano come qualcuno ha voluto raccontarli».

 

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