Covid, Zaia si schiera con il Lazio. Zone gialle, la stretta resta

Sabato 21 Novembre 2020 di Lorenzo De Cicco e Valentina Errante
Covid, Zaia si schiera con il Lazio. Zone gialle, la stretta resta

Le uniche due grandi regioni rimaste in zona gialla lungo lo Stivale, il Lazio e il Veneto, scelgono la linea della prudenza. E sono pronte a congelare le riaperture pre-natalizie allo studio del governo. Significa che dal 3 dicembre le cose non dovrebbero cambiare: ristoranti e bar sempre chiusi dopo le 18 e coprifuoco confermato alle 22. Nicola Zingaretti e Luca Zaia sul punto la pensano allo stesso modo: meglio mantenere le restrizioni di oggi - restrizioni severe, ma molto meno pesanti rispetto alle zone arancioni e rosse - che ritrovarsi dopo San Silvestro con un’impennata di casi arginabile, a quel punto, solo con un lockdown bis.

Il governatore del Lazio e segretario Pd è convinto che oggi non ci siano le condizioni per allentare la stretta. Perché è vero, come ha rimarcato ieri Zingaretti, che l’indice Rt del Lazio è scivolato a quota 0,8 e che mentre «in tutto il mondo il contagio divampa nelle grandi metropoli, aver raggiunto questi risultati nella Regione di Roma, la più grande metropoli italiana, è importante». Ma, ragiona il presidente del Lazio, «il livello di contagio rimane alto». Circa 2.600-2.700 contagi al giorno. Anche se il 3 dicembre si scendesse a 2mila, sarebbe comunque un numero preoccupante. «È molto complicato pensare ad una riapertura generalizzata almeno fino all’inizio del 2021», ripete Alessio D’Amato, l’assessore alla Sanità di Zingaretti. Alla Pisana confidano che l’allentamento su scala nazionale venga scongiurato. In ogni caso, c’è l’arma dell’ordinanza regionale che potrebbe confermare i divieti attuali. Già ieri è stato firmato un provvedimento che chiude negozi e supermercati alle 21, che si somma allo stop per i megastore nel fine settimana.

 

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Più restizioni in Friuli

 

Anche in Veneto, la giunta Zaia è orientata a confermare le restrizioni in vigore oggi. Anzi, l’idea è di prolungare anche le misure da «zona gialla plus», varate dieci giorni fa: no alle passeggiate in centro, negozi chiusi la domenica. «Dal punto di vista comportamentale - dice il governatore veneto - dobbiamo guardare a questo “giallo” come fosse un rosso fuoco, niente cali di tensione: il Covid circola e gli ospedali sono sotto pressione». Zingaretti e Zaia non sono gli unici governatori a premere per la massima cautela. Altri hanno dubbi sulla possibilità di riaprire dal 3 in poi. In Abruzzo il presidente Marco Marsilio definisce «improbabile» una riapertura serale di bar e ristoranti, almeno con i dati di oggi. «Non faccio pronostici, ma qui abbiamo sempre avuto un approccio pragmatico e prudente, ho anticipato io la zona rossa. Magari si potesse riaprire anche per le cene, ma la vedo difficile». Il Friuli studia misure più severe di quelle attuali nelle province col tasso di contagi più elevato. L’Istituto Superiore di Sanità ha consigliato una stretta anche a Molise e Veneto, perché in quei territori il rischio da moderato entro un mese potrebbe diventare «alto».

Naturalmente il mondo produttivo, soprattutto il comparto ristorazione, è in allarme. Sergio Paolantoni, presidente della Fipe di Roma (Federazione italiana pubblici esercizi) evidenzia un dato: «Nell’ultimo trimestre soltanto a Roma le perdite sono state di 300 milioni di euro. Non mi spiego come siano ipotizzabili misure più restrittive rispetto a quelle del governo, che procede sulla scorta delle indicazioni del comitato tecnico scientifico. Non discuto sui controlli e sulle misure di sicurezza, ma una riapertura serale a margine delle feste natalizie darebbe un po’ di ossigeno». Sulla stessa linea i commercianti. Romolo Guasco, direttore di Confcommercio Roma ritiene «interessante» anche la possibilità di consentire l’apertura dalla 9 alle 22 dei negozi, per evitare assembramenti e folla durante lo shopping natalizio, purché però non diventi un obbligo. «All’assessore alla Sanità del Lazio, D’Amato, va riconosciuto un lavoro importante in questi mesi difficili, ma ora bisogna anche considerare le necessità di un sistema economico e di un’imprenditoria che è stata alle regole. Se i dati, come sembra nel Lazio, sono confermati con gli indici adeguati non vedo perché disporre provvedimenti peggiorativi. Le grandi aziende hanno dati drammatici».

 

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