Putin, il colpo di Stato è possibile? «Il dissenso verso lo zar è crescente ma è difficile che un golpe lo destituisca»

L'ex commissario Ue Ferdinando Nelli Feroci: «Le teste dei generali saltano come birilli, lo zar esercita un forte controllo sugli apparati. Una mobilitazione più ampia produrrebbe un ulteriore rigetto nelle famiglie e tra i giovani russi»

Putin, il colpo di Stato è possibile? «Il dissenso verso lo zar è crescente ma è difficile che un golpe lo destituisca»
Putin, il colpo di Stato è possibile? «Il dissenso verso lo zar è crescente ma è difficile che un golpe lo destituisca»
di Marco Ventura
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Mercoledì 14 Settembre 2022, 06:43 - Ultimo aggiornamento: 13:44

È più facile che Putin ricorra all'arma tattica nucleare, piuttosto che venga rovesciato da un colpo di Stato o da una rivolta interna. Ferdinando Nelli Feroci, presidente dell'Istituto affari internazionali ed ex Commissario europeo, legge i segnali che arrivano da Mosca e non è ottimista. «Osservo con interesse i fenomeni di dissenso rispetto a Putin, per ora abbastanza marginali, che però sono sintomi di un disagio che si sta manifestando in alcuni settori della società russa e coinvolge esponenti delle istituzioni. Più che l'inizio di un processo che porti a un indebolimento sostanziale della leadership di Putin, o di disgregazione del sistema di potere a Mosca, mi pare l'espressione crescente di un malessere rispetto a come si sviluppa in Ucraina quella che viene tuttora descritta come una operazione militare speciale».

La controffensiva di Kiev non produrrà conseguenze a Mosca?
«In termini di confronto tra potenziale militare sulla carta, gli equilibri in campo dovrebbero essere ancora a favore della Russia, ma per una serie di motivi, errori di pianificazione, assenza di motivazioni valide, esaurimento delle riserve e logoramento delle forze militari, i russi non avanzano ma stanno subendo scacchi imprevisti che mettono in seria difficoltà chi ha la gestione dell'offensiva».

Come reagirà Putin?
«Potrebbe essere indotto a un aumento della conflittualità e addirittura al ricorso ad armi non convenzionali, armi nucleari tattiche, di teatro, o a una mobilitazione su più ampia scala che significherebbe però riconoscere che l'operazione non sta funzionando. Una mobilitazione generalizzata o più ampia produrrebbe un ulteriore rigetto nei confronti dell'offensiva militare in Ucraina, finora sopportata o condivisa dalla società russa perché vissuta come operazione di una piccola minoranza di militari e riservisti. Se Putin fosse costretto a una mobilitazione più ampia, l'impatto sulle famiglie e sui giovani sarebbe maggiore».

Qual è stato il suo errore più grande?
«All'origine c'è un drammatico difetto di programmazione: la sensazione crescente è che nel corso dei mesi la tattica sul terreno sia cambiata più di una volta, non c'è stata preparazione adeguata, né capacità di prevenire la reazione degli ucraini».

Chi pagherà per questo? Putin o i generali?
«Le teste dei generali stanno già saltando come birilli, non si contano più quelli destituiti dal 24 febbraio, l'ultimo insediato solo due settimane fa. Il sistema di fusibili più semplice da far saltare per Putin sono i responsabili dell'operazione militare, ma le responsabilità sono pure dell'Intelligence».

 

È impensabile che i servizi segreti si ribellino a Putin?
«Gli apparati di sicurezza sono sempre stati il cuore del potere dai tempi dell'Urss e lo sono verosimilmente nella Russia di Putin. Una parte di responsabilità per l'andamento della guerra ricade sull'Intelligence, ma non darei la partita per chiusa, siamo ancora in una fase preliminare del contrattacco ucraino, anche se quello che sta succedendo nel nordest e a sud testimonia una enorme difficoltà delle forze armate russe. Non sono chiari neppure gli obiettivi finali di Putin, il punto di caduta soddisfacente per considerare conclusa l'operazione militare»

Quanto è pericoloso per il Cremlino il dissenso interno?
«Non riesco a immaginare una situazione in cui oggi, con i mezzi di cui dispone Putin e il controllo che è in grado di esercitare sugli apparati, sia ipotizzabile una sua estromissione dai vertici dello Stato e del partito. Non è ancora arrivato il momento. Non possiamo prevedere cosa succederebbe se la situazione sul terreno peggiorasse e maturassero le condizioni di un ulteriore disagio della popolazione russa come effetto della guerra e delle sanzioni, ma questi sono processi lunghi Putin dovrà comunque rivedere i piani sul terreno, mandare uomini e mezzi, se come e quando ne disporrà, quindi il vero rischio è che possa esser tentato di usare strumenti difensivi e offensivi devastanti, come l'arma nucleare tattica o di teatro, di cui dispone e il cui impiego la dottrina militare russa prevede in situazioni di urgenza».

 

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