Giada, stuprata la notte di Natale: «Vivo nella paura, lui ora ha una famiglia»

Sabato 23 Novembre 2019 di Vanna Ugolini

Giada non ha ancora trent'anni: a 21 ha visto la morte in faccia. La faccia era quella di un uomo, incontrato in discoteca e che, anziché portarla a prendere un aperitivo, l'ha portata in un campo, alla periferia di Perugia, le ha spaccato la faccia e l'ha violentata. «Ho pensato che sarei morta». Per fortuna, invece è riuscita a sopravvivere. Gli amici la cercavano al cellulare. «Se non torno chiameranno la polizia. Riportami in discoteca. Non parlo. Dico che ci è successo un incidente». Appena arrivata, invece, Giada ha denunciato. Lui fu arrestato poche ore dopo. Era la notte del 24 dicembre del 2011. Lei il Natale non vorrebbe ci fosse più.

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E oggi? «Oggi il processo non è ancora chiuso. Siamo in Cassazione, con due condanne a 7 anni in primo e secondo grado». Oggi la persona che l'ha violentata è stata un mese in carcere, si è fatto una famiglia, ha un figlio. Giada no. Per arrivare ad avere la prima sentenza si è dovuta appoggiare a un'associazione e alle persone che le sono state vicine. Ci sono state mobilitazioni, lettere pubbliche di denuncia, perché c'era il rischio che il processo finisse in prescrizione. «Allora per cosa, per chi avrei denunciato? Se anche un caso eclatante come il mio fosse finito in prescrizione, chi avrebbe più denunciato una violenza?». La sua vita è ancora sospesa. Non è andata all'università. «Per due anni sono stata chiusa in casa. Avevo paura. Ho paura anche adesso». In questi anni lei e la sua famiglia hanno dovuto fare tutto da sole. E, in attesa dell'ultima sentenza, sono ancora sole.
 

Ultimo aggiornamento: 10:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA