Evasione fiscale, Ferrari, Porsche e moto di lusso: restano sotto sequestro i beni dell'ex calciatore Vucinic

Mercoledì 4 Dicembre 2019 di Erasmo MARINAZZO
I giudici del Tribunale del Riesame hanno rigettato la richiesta dell'avvocato Antonio Savoia di annullare il decreto di sequestro di sei milioni di euro all'ex attaccante del Lecce, della Juve e della Roma, il montenegrino Mirko Vucinic.

Il montenegrino, 36 anni, è accusato di avere evaso il Fisco negli anni dal 2014 al 2017 quando prese parte al campionato di calcio degli Emirati Arabi con la maglia dell’Al Jazira Club. L’inchiesta del pubblico ministero della Procura di Lecce, Massimiliano Carducci (del pool reati finanziari) e dei finanzieri della Compagnia di Lecce gli ha contestato di non avere versato all’Irpef 5 milioni 854mila euro sui 13 milioni e mezzo percepiti. Per questo nelle ultime ore gli sono stati sequestrati la villa di Lecce dove risiede con la famiglia, una villa a Roma, due appartamenti a Lecce, una motocicletta Harley Davidson, un’altra moto e 28mila euro trovati sui suoi conti correnti bancari.

Evasione fiscale, maxi sequestro da sei milioni all'ex calciatore Mirko Vucinic

Un sequestro per equivalente come disposto dal giudice per le indagini preliminari Sergio Tosi, nell’ipotesi che non fosse stata recuperata l’intera somma contestata dall’evasione fiscale. Proseguono le ricerche sul patrimonio del calciatore ritiratosi dall’agonismo per un infortunio al legamento crociato anteriore destro, poiché il valore dei beni sequestrati ammonta a circa la metà della cifra che avrebbe dovuto corrispondere al Fisco. Dunque è approdata ad un  sequestro preventivo l’inchiesta che vede pendente anche un fascicolo all’Agenzia delle Entrate. La scelta della Procura, condivisa dal gip, vuole garantire il recupero delle somme ritenute evase nel caso che Vucinic dovesse essere condannato definitivamente. 

Sequestro che si fonda sull’analisi delle dichiarazioni dei redditi per gli anni 2014, 2015, 2016 e 2017: secondo gli inquirenti Vucinic avrebbe omesso di versare rispettivamente per ognuno di quegli anni un milione 402mila euro, un milione 954mila euro, ancora un milione 954 e poco meno di 543mila euro per il periodo di imposta 2017. Un calcolo che ha tenuto conto del contratto che ha legato Vucinc all’Al-Jazira Club dal 4 luglio del 2014 al 30 giugno del 2017 per compensi di due milioni e quattromila euro all’anno, più 208mila euro al mese ed una serie di bonus. E l’aver giocato all’estero ha posto un problema agli inquirenti: in quale Paese Vucinic avrebbe dovuto versare le imposte? Nel Paese di residenza o in quello della società che ha versato i compensi? Per sciogliere questo nodo è stato considerato il punto del contratto fra calciatore e società che prevedeva - dice questo il decreto di sequestro - che la società non fosse “autorizzata ad effettuare alcuna detrazione dell’imposta sul reddito degli Emirati Arabi Uniti derivanti dagli impegni finanziari scaturenti dal contratto medesimo”.

E’ stato poi individuato il criterio per la determinazione della residenza fiscale. Per sostenere che Vucinic, sebbene giocasse negli Emirati Arabi, abbia continuato a vivere in Italia la sua vita extrasportiva: il domicilio nel territorio dello Stato, ai sensi del codice civile. Un requisito di natura sostanziale. Un convincimento basato sulla ricostruzione delle vicende familiari e soprattutto finanziarie di quegli anni: acquisti di immobili, ristrutturazioni per quasi due milioni di euro, acquisti e noleggi di beni di lusso (una Ferrari F12, due Porsche 911 ed una Cayenne ed una Mercedes Classe S, fra le altre cose), i contratti per le utenze domestiche ed una notevole movimentazione di denaro.

Domiciliato in Italia anche per ciò che hanno raccontato le vicissitudini dell’ultima parte della carriera sportiva dell’ex bomber: le sedute di fisioterapia, gli esami diagnostici e le cure a cui si è sottoposto in un centro specialistico di Roma. E la circostanza che abbia giocato con l’Al-Jazira fino al 30 ottobre del 2015. Senza essere più convocato a causa degli infortuni. Quest’ultimo punto viene segnalato nel decreto di sequestro, in un paragrafo dedicato alla segnalazione di operazioni sospette fatta dall’istituto di credito dell’ex calciatore alla Banca d’Italia: oltre 300 operazioni nell’arco di u anno, da aprile 2016 ad aprile 2017, per diverse centinaia di migliaia di euro. Assistito dall’avvocato Antonio Savoia, Vucinic nelle prossime ore valuterà se ricorrere al Tribunale del Riesame per chiedere l’annullamento del sequestro.  © RIPRODUZIONE RISERVATA