Il filo corretto fra domande e risposte

Martedì 19 Novembre 2019 di Carlo SALVEMINI

Ringrazio Vincenzo Maruccio per le sollecitazioni pubblicate sul giornale di ieri e, come mio costume, rispondo nelmerito dopo puntuali verifiche. Sia sulla vicenda del Palafiere che su quella di Asdovos non sono giunti sui telefoni degli assessori (né del sindaco) richieste di chiarimento, precisazione o replica ad accuse - anche molto gravi - nei confronti dell’operato dell’amministrazione.
Se i telefoni sono rimasti muti, dunque, è perché nessuno si è premurato di farli squillare o di mandaremessaggi. Questo per amore di verità.

Sulla citazione dal palco di Bari di qualche settimana fa credo sia opportuno precisare che si trattava di uno spunto per iniziare il ragionamento politico attraverso il quale ho motivato lamia presenza. Sempre che non si voglia vedere il male dove non ce n’è. Nessun rilievo polemico. Se così è sembrato non posso che dirmi dispiaciuto. La mia amministrazione vive del confronto quotidiano con i giornalisti. Nelle conferenze stampa e negli incontri pubblici rispondiamo puntualmente a tutte le domande. Allo stesso modo ogni giorno rispondiamo alle richieste di approfondimento, compatibilmente con le attività dell’amministrazione, contribuendo a fornire la nostra versione dei fatti, collaborando alla ricostruzione corretta del contesto nel quale le notizie si collocano. Che resta, come è giusto che sia, una responsabilità di chi firma e di chi pubblica gli articoli.

Dal 2017, con tutta la giunta, ci siamo presentati diverse volte in conferenze stampa aperte a tutte le domande, senza paracadute e argomenti prestabiliti. Lo faremo ancora, come da “tradizione”, alla fine di quest’anno. Palazzo Carafa è doverosamente aperto ai giornalisti a qualunque ora. I numeri di cellulare di tutti imembri della Giunta, del Consiglio e dei dirigenti sono a disposizione di tutti. Da parte mia non è mai arrivata pubblicamente alcuna censura, lamento, sottolineatura riguardo al lavoro dei giornalisti di Quotidiano. Ciò non vuol dire che io ritenga l’operato di chi si assume la responsabilità di firmare articoli di stampa un lavoro immune per definizione da critiche o rilievi. Come non esiste a Lecce un sindaco messia, non esistono giornalisti infallibili. Su questo, credo, possiamo convenire.

L’ultimo appunto che mi viene sottoposto riguarda la mancata risposta a una domanda in una conferenza stampa della passata campagna elettorale, dunque quando non ero sindaco,ma candidato. In quel contesto, nel corso di un incontro pubblico su uno dei temi del programma, opposi un no-comment non ad una domanda scomoda,ma alla richiesta di replica ad un altro candidato. Ilmio no-comment, come è ovvio, non doveva intendersi come una mancanza di rispetto nei confronti del giornalista o della sacrosanta libertà di quest’ultimo di fare le domande.Ma della scelta legittima di non intrattenermi in inutili battibecchi polemici. Come è mio stile da sempre.

Per quanto mi riguarda, nella dialettica quotidiana con la stampa provo sempre ad agevolare un esito al “rialzo”, che tenda cioè all’approfondimento delle notizie. E non “al ribasso”, scadendo nella becera polemica. È più impegnativo,ma credo più rispettoso da parte mia nei confronti dei cittadini. E anche più rispettoso nei confronti della stampa, che non ho mai considerato una bacheca dove appiccicare i miei comunicati stampa polemici, ma un luogo nel quale il dibattito – in particolare nell’era dei social network – può svolgersi correttamente, sfrondato, per quanto possibile, da inesattezze, ricostruzioni parziali, iperboli. Che è quello che accade – episodi a parte – sulle pagine di Quotidiano ogni giorno.

Insieme alle persone che con me condividono la responsabilità dell’amministrazione non siamo al governo della città per “stupire”,ma per migliorare, con un lavoro di medio-lungo periodo, in una situazione complicata dal punto di vista economico – finanziario, la qualità dei servizi e della vita dei cittadini leccesi. Siamo poco attratti dai fuochi polemici, molto concentrati sulla sostanza delle cose. Pronti a rispondere a tutte le domande del caso, comode o scomode. A patto che ci vengano poste.

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