Mura Urbiche: quel ponte sulla storia/Fotogallery

Mercoledì 19 Settembre 2018 di Francesca SOZZO
Il ponte sul parco archeologico delle Mura

Se l’obiettivo era quello di creare un percorso turistico che attraversasse la storia della città, allora è stato centrato. Le Mura Urbiche, il cui recupero ormai è questione di settimane, sono la storia di una città raccontata dalle pietre, dall’architettura e soprattutto dall’archeologia. Il faraonico progetto di recupero della cinta dell’urbe ha regalato non poche sorprese agli addetti a lavori. Una per tutte: una strada romana (forse un pezzo della Traiana che collegava Lecce-antica Rudiae a Otranto) che per il recupero definitivo avrà bisogno di tecniche particolari richieste dalla Sovrintendenza. E poi ci sono testimonianze del 4 secolo avanti Cristo, opere del 1500, esempi di architettura difensiva e militare. E tutto ciò sarà messo a disposizione di quanti potranno ammirare - una volta avviata la gestione - le Mura Urbiche riportate a nuova vita. 
Ieri mattina ad ammirare tutto questo e ad attraversare il ponte che collega viale Calasso al centro storico, sono stati i consiglieri di Palazzo Carafa componenti della commissione Lavori Pubblici presieduta da Angela Maria Spagnolo che ha voluto una commissione itinerante per fare il punto della situazione sullo stato dei luoghi. “Guida turistica” d’eccezione è stato l’architetto Patrizia Erroi, progettista e direttore dei lavori dell’ufficio Centro Storico di Palazzo Carafa. La passeggiata è iniziata dal futuro Visitor Center, il vecchio comando della polizia municipale situato su viale De Pietro. Completamente restaurato, l’immobile sarà sede di un info point con tanto di biglietteria e «allestimenti per i quali è stato fatto il bando», ha spiegato a Erroi ai consiglieri. Il Visitor Center infatti sarà dotato di tutte quelle attrezzature necessarie per accompagnare il visitatore nel percorso di scoperta delle Mura Urbiche. Non mancheranno monitor, pannelli illustrativi e realtà aumentata che «consentirà - ha spiegato l’architetto - di vedere com’era la città nel ‘500». Basterà posizionare i propri cellulari in alcuni punti indicati lungo il percorso per fare un tutto indietro nel passato e “rivivere” la vecchia urbe. «Un percorso accessibile a tutti» anche ai diversamente abili, nato grazie all’equilibrio che gli uffici sono riusciti a mantenere tra la storia e la contemporaneità. All’interno, la struttura è dotata infatti di un’ascensore che consente l’accesso sia ai camminamenti sulle mura che la possibilità di scendere nell’interrato dove si può ammirare «la macchina da guerra» come l’ha definita l’archietetto Erroi che porta la firma di Giangiacomo Dell’Acaya che ha costruito anche il Castello di Carlo V. La struttura del Visitor Center è dotata anche di due terrazze una che si affaccia su viale De Pietro da cui si può ammirare la chiesa di Santa Maria di Ogni Bene che si trova di fronte nel complesso dell’ex Convento degli Agostiniani. L’altra invece si collega con i camminamenti delle ronde del carcere di San Francesco. Prima di ritrovarsi sulla terrazza i visitatori, troveranno un «plastico interattivo della città», ha spiegato Erroi. Gli ambienti recuperati attraverso il secondo stralcio funzionale del progetto hanno “regalato” oltre 12mila metri cubi di reperti archeologici molti dei quali, di concerto con la Sovrintendenza delle Belle Arti saranno sistemati lungo il percorso turistico e a disposizione dell’utenza. Iniziando il percorso della passeggiata sulle mura, guardando verso la destra su viale De Pietro si può ammirare l’ex Convento degli Agostiniani anche se una vecchia abitazione in totale di stato di abbandono e di proprietà di Benedetto Cavalieri sembra essere un pugno nell’occhio visto il lavoro di recupero effettuato nella zona a nord della città. Arrivati sui bastioni, in quello est - una volta terminati anche gli allestimenti - non si potrà solo ammirare la città attraverso le vecchie bocche delle cannoniere che oggi sono delle piccole finestre su Lecce, ma grazie alla presenza di un tetragramma digitale sarà riproposto lo spartito ritrovato inciso sulle Mura urbiche, dal lato interno. E risuonerà la musica di quello spartito, scritto secoli fa chissà da chi. Nella casamatta, invece, si potranno udire gli scoppi dei cannoni e i racconti di Gian Giacomo dell’Acaya. 
Lascia senza fiato anche l’interrato, recuperato nella sua interezza e originalità. «Un ambiente rimasto così grazie anche all’abbandono di oltre 500 anni che lo ha completamente preservato». Oltre a rappresentare un esempio di architettura militare l’interrato delle Mura conserva rinvenimenti del 4 secolo avanti Cristo, delle vasche geologiche con varie stratificazioni. Una volta raggiunto il camminamento sulle mura ci si affaccia sul parco archeologico che sorge al posto del vecchio Carlo Pranzo dove si può ammirare il fossato che un tempo circondava le mura e dall’altro lato il giardino di Palazzo Giaconia. Un luogo incantato che lo staff comunale ha recuperato in tutte le sue parti: un giardino terrazzato risalente al ‘500 appartenete a quella che fu la casa dell’allora sindaco di Lecce, Vittorio De’ Prioli, che vi abitò dal 1593. Il giardino è stato completamente ricostruito grazie anche ai rinvenimenti scoperti durante gli scavi. Le due aree verdi sono collegate attraverso un ponte in ferro battuto e un passaggio all’interno di un grottone che attraversa le mura. 

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