Lecce, magistrati arrestati: chiesto l'incidente probatorio su terzo Pm
«Richieste di assoluzione e archiviazioni in cambio di 75mila euro»

Lecce, magistrati arrestati: chiesto l'incidente probatorio su terzo Pm
«Richieste di assoluzione e archiviazioni in cambio di 75mila euro»
Ci sono altri quattro indagati nell’ambito dell’inchiesta su presunte tangenti in cambio di procedimenti penali favorevoli che nel gennaio scorso ha portato all’arresto dei magistrati pugliesi Savasta e Michele Nardi e del poliziotto Di Chiaro. 
Dinanzi ai pm di Lecce i tre indagati hanno ammesso le contestazioni raccontando anche nuovi episodi delittuosi che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di altre quattro persone, il magistrato Luigi Scimè, ex pm a Trani ed ora in servizio a Salerno, l’avvocato Giacomo Ragno, Savino Zagaria, cognato di Savasta, e Martino Marancia. Le nuove imputazioni formulate a carico degli indagati riguardano presunti episodi di corruzione, concussione, falso, calunnia, millantato credito ed estorsione. 
La Procura di Lecce ha chiesto l'incidente probatorio sulle dichiarazioni rese in undici diversi interrogatori dagli indagati Antonio Savasta, ex pm di Trani attualmente agli arresti domiciliari, Vincenzo Di Chiaro, poliziotto attualmente in carcere e l’imprenditore Flavio D’Introno.
Il magistrato di Trani Luigi Scimè, ora in servizio alla Corte d’appello di Salerno, avrebbe ricevuto dall’imprenditore Flavio D’Introno 75mila euro in tre diverse tranche per alcuni procedimenti penali che lo vedevano direttamente coinvolto. Per questo la Procura di Lecce contesta al magistrato il reato di corruzione in concorso con i suoi colleghi Antonio Savasta che dopo l’arresto si è dimesso alla magistratura e Michele Nardi, con l’imprenditore D’Introno, con il poliziotto Vincenzo Di Chiaro e con l’avvocato Simona Cuomo.
Gli episodi ricostruiti dai magistrati salentini, anche grazie alle dichiarazioni rese dopo l’arresto da alcuni co-indagati, riguardano quattro diversi procedimenti penali istruiti dalla Procura di Trani tra il 2012 e il 2016. In una occasione Scimè, preparando la requisitoria con Savasta di un processo a carico di D’Introno, formulò richiesta parziale di assoluzione e di condanna per una parte dei reati per i quali i magistrati ritenevano di poter giungere alla prescrizione ottenendo in cambio 30 mila euro.
Ma secondo l'accusa in un altro processo e in cambio di cifre analoghe chiese il rinvio a giudizio per calunnia nei confronti di due accusatori di D’Introno e l’archiviazione di due procedimenti relativi all’incendio di due ville di proprietà della moglie dell’imprenditore e al danneggiamento di una delle due ville per favorire la rapida liquidazione dell’indennizzo da parte dell’assicurazione. 
 
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Martedì 23 Aprile 2019 - Ultimo aggiornamento: 24-04-2019 08:02