Il racconto del dottorando Francesco Spera: «Fuggito dalle bombe senza la mia Sophia».

Il racconto del dottorando Francesco Spera: «Fuggito dalle bombe senza la mia Sophia».
di Alessandra LUPO
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Mercoledì 9 Marzo 2022, 19:30 - Ultimo aggiornamento: 21:52

Dottorando in diritto europeo e internazionale all'Università del Salento, Francesco Spera è tra i relatori del convegno “Stop War”, organizzato dall'ateneo leccese. Il suo contributo sarà incentrato sulle dinamiche europee alla luce della richiesta urgente di candidatura all'ingresso in Unione Europea avanzata dall'Ucraina. Ma la sua preparazione si intreccia fatalmente con la sua vita, visto che lo scorso 24 febbraio, data dell'invasione russa dell'Ucraina, si trovava infatti a casa della famiglia della sua fidanzata, Sophia, a Leopoli. «Quella mattina la mia ragazza mi ha svegliato alle 5 dicendomi che erano iniziati i bombardamenti e che dovevo andarmene al più presto dall'Ucraina - racconta ancora un po' scosso -. Andarsene è stato difficile, abbiamo preso insieme questa decisione anche perché i suoi genitori insistevano sul fatto che io non fossi ucraino e non avessi una conoscenza così approfondita del luogo e della lingua per affrontare una guerra, anche perché non sappiamo come trattano i prigionieri stranieri».


Il rientro in Italia senza la compagna ucraina

Il giovane ricercatore è stato praticamente costretto ad andarsene mentre la sua compagna, Sophia, ingegnere per un'azienda high tech internazionale, restava accanto ai suoi. «Non nascondo i sensi di colpa - spiega Francesco -. Cerco di combattere la mia guerra qui attraverso il volontariato, aiutando gli ucraini di Puglia e Basilicata, e ovviamente con il mio lavoro: la penna è la mia arma, come si dice. Ma è difficile, soprattutto parlarne: attraversare il confine con tutte quelle persone in fuga e quella pesantezza d'animo non è facile».
I due si sentono quotidianamente. «Ogni ora e ogni volta che c'è un allarme antiaereo e che lei si sdraia per terra in corridoio con tutta la sua famiglia. Aspettiamo insieme che torni il silenzio», racconta ancora Francesco.

L'ingresso dell'Ucraina in Europa e le sue difficoltà

Nel suo percorso di studio, parte del quale a Bruxelles, Francesco Spera ha imparato a menadito il funzionamento dell'Unione Europea e oggi che la guerra di Putin ha spinto i Paesi dell'Est ad affrettare la domanda di ingresso nell'Europa e che in tanti si chiedono se l'emergenza possa accelerare le procedure, purtroppo risponde con un certo disincanto: «Al di là della retorica, che forse in questo momento serve anche agli ucraini - spiega Spera -, le prospettive non sono rosee. Il problema dei problemi, com'è stato sottolineato da tutti, riguarda la clausola di solidarietà, ovvero l'articolo 42 del Trattato sull'Unione Europea il quale sancisce che se uno stato membro viene attaccato tutti gli altri devono soccorrerlo anche militarmente. Ed è quindi scontato che nel Consiglio dell'Unione europea, che richiede l'unanimità su questo passaggio, ci saranno molte difficoltà anche solo ad approvare lo status di candidato dell'Ucraina. E poi c'è il negoziato che non può avere il cosiddetto fast track, visto che spesso dopo il riconoscimento dello status di candidato occorrono anni di trattative, soprattutto per quanto riguarda paesi con un ordinamento così complesso e diverso dal nostro».
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