Droga, omicidi ed estorsioni: 23 arresti all'alba. L'inchiesta dopo un agguato mortale. Decapitato uno dei clan del Salento/ I nomi, le foto

Mercoledì 21 Ottobre 2020

All'alba di oggi i carabinieri di Lecce e la Procura antimafia hanno decapitato un'associazione mafiosa dedita al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti: in  manette - su ordine del gip Sergio Mario Tosi, dopo la richiesta della Dda con i pm Guglielmo Cataldi e Maria Vallefuoco - sono finite 23 persone, 8 in carcere e 15 agli arresti domiciliari. La complessa attività d'indagine dell'operazione denominata “La svolta 2.0” è stata condotta dal Nucleo investigativo del Reparto operativo e radiomobile della compagnia di Casarano e, dopo l'emissione dell'ordinanza di custodia cautelare, questa mattina ci si è avvalsi del supporto di un elicottero del sesto Nec di Bari, di due unità cinofile del Nucleo cinofili di Modugno (Bari) e dello squadrone dell'eliporto Cacciatori di Puglia, per un totale di 120 militari impegnati e 70 mezzi.

Video

I 23 arrestati - tutti residenti fra Melissano, Racale e Ugento - sono indagati a vario titolo di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, concorso in duplice e tentato omicidio, porto e detenzione abusiva di armi, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione e tentata estorsione. Le ordinanze di custodia cautelare di oggi sono l'ultimo atto di una attività investigativa cominciata a luglio del 2018, quando proprio i carabinieri del Nucleo investigativo arrestarono 10 persone (tutti attualmente indagati), dopo l'omicidio di Luigi Francesco Fasano. 

 

Il summit (fallito) per la pace fra timori, minacce e armi «Sono miei diritti, li voglio»

 

I fermi furono emessi nei confronti di Daniele Manni, Angelo Rizzo, Maicol Andrea Manni, Luciano Manni, Biagio Manni, Pietro Bevilacqua, Luca Rimo, Luca Piscopiello, Gianni Vantaggiato e Antonio Librando, che rispondevano tutti del delitto di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, i primi due inoltre dell'omicidio di Fasano e solo Daniele Manni, in concorso con altri non identificati, del tentato omicidio a danno di Bevilacqua e Fasano.

Nel dettaglio, in carcere sono finiti:

  • Rocco Bevilacqua, detto Fettina, 30 anni;
  • Salvatore Caputo, soprannominato "U nanu", 43 anni;
  • Paolo Stefanelli, detto Mangone, 39 anni;
  • Antonio Bevilacqua, 62 anni;
  • Ferdinando Librando, 54 anni;
  • Luciano Manni, detto Barbetta, 68 anni, detenuto nel carcere di Brindisi;
  • Andrea Maicol Manni, 29 anni, attualmente detenuto nel carcere di Taranto;
  • Angelo Rizzo, 25 anni, detenuto nel carcere di Borgo San Nicola a Lecce.

Agli arresti domiciliari, invece:

  • Antonio Diego Caputo, 25 anni;
  • Paola Caputo, 38 anni;
  • Antonio Fabio Causo, 64 anni;
  • Matteo Cazzato, 29 anni;
  • Rosario Cazzato, 59 anni;
  • Stefano Ciurlia, 42 anni;
  • Natashia Micaletto, 38 anni;
  • Gianluca Pizzolante, 45 anni;
  • Giuliano Pizzi detto Tigna, 60 anni;
  • Salvatore Ottavio Scorrano, 35 anni;
  • Caterina Spennato, 28 anni;
  • Beniamino Stamerra, 36 anni;
  • Luca Tarantino, 38 anni;
  • Vito Paolo Vacca, 25 anni;
  • Tommasa Isabella Venosa, 40 anni.

Trenta i soggetti complessivamente indagati in questa inchiesta che ha individuato - secondo l'accusa - e tracciato esattamente l'organigramma di questo clan ritenuto mafioso e operante fra Melissano e i comuni limitrofi.

LA SPACCATURA E GLI OMICIDI
L'inchiesta è partita da due differenti fatti di sangue avvenuti a Melissano nel 2018: a marzo l'omicidio di Manuele Cesari, gambizzato e poi morto in ospedale dopo sei giorni di agonia, e, a luglio, l'uccisione di Fasano. Episodi sintomatici - ritengono gli investigatori - della frattura interna al clan capeggiato dai gemelli Librando e Antonio Ferdinando, frattura determinata dalla lotta di potere per il controllo del traffico di droga. Le due costole nate dal clan un tempo (con la guida di Cesari) unito, vedevano da un lato i Manni, padre e due figli riuniti nel gruppo cosiddetto dei "Barbetta"; dall'altro, i Bevilacqua, legati a doppio filo all'egemone famiglia Librando. Ed è in questa guerra interna che va inserito l'omicidio di Fasano, legato ai Bevilacqua da antica amicizia familiare. Un omicidio pianificato nei dettagli, con tanto di pedinamenti dei componenti il clan avversario per individuare il momento giusto per colpire. 

Le indagini hanno evidenziato la scissione della compagine Melissanese, fino ad allora ancorata da Cesari che, in seguito alla sua morte, con il tempo ed i contrasti tra i sodali, ha portato alla creazione di due fazioni con conseguente riorganizzazione di due consorterie criminali: il gruppo «Barbetta» (come detto costituito da Luciano Manni e i figli Daniele e Maicol Andrea) che si contrappone a quello di Pietro Bevilacqua e Biagio Manni, legate comunque all'egemone famiglia Librando. Durante «il riassetto», il giovanissimo Fasano Francesco Luigi è rimasto legato alla famiglia Bevilacqua, in virtù di una storica amicizia con quest'ultimo sin dai tempi dell'infanzia.

Le indagini hanno accertato che a capo dell'organizzazione vi era Antonio Librando, già condannato per associazione a delinquere di tipo mafioso, promotore di un'organizzazione criminale, con Luciano Manni (già condannato per associazione per delinquere di tipo mafioso), e i figli, Angelo Rizzo, Gianni Vantaggiato, (condannato per associazione per delinquere di tipo mafioso ed omicidio), Luca Piscopiello, Luca Rimo, contrapposto alla scissa organizzazione criminale, in via di formazione, promossa da Biagio Manni, condannato per omicidio con associati Pietro Bevilacqua e il deceduto Francesco Luigi Fasano.

L'acuirsi delle diatribe intestine in seno ai due gruppi dell'associazione ha portato ad una guerra in cui le vittime designate erano, in maniera indistinta, gli appartenenti all'una o all'altra fazione, e tensioni e prese di posizione per la conquista di posizioni gerarchiche da rivestire all'interno dell'associazione per il controllo dell'attività di approvvigionamento e distribuzione dello stupefacente e per la spartizione dei relativi compensi spettanti per tale mansione. Contese che hanno determinato l'ira tra i due gruppi entrambi disposti ad uccidere per raggiungere il proprio scopo di avere egemoni nel mercato della droga.

L'attività di indagine è stata corroborata anche da riscontri «sul campo» che hanno consentito ai carabinieri di recuperare le sostanze stupefacenti cedute e arrestare Salvatore Caputo, Michael Gaetani e Rosario Cazzato nonché denunciare, altre due persone. Il «core business» dell'associazione è sempre stato il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti con notevoli introiti economici per i vertici associativi. Durante le indagini, oltre agli arresti e fermi suddetti, sono stati effettuati numerosi riscontri con sequestro di stupefacente (cocaina, eroina, hashish e marijuana) a carico di acquirenti e assuntori con altrettante segnalazioni agli uffici territoriali del governo competenti.

 

 

Ultimo aggiornamento: 23 Ottobre, 12:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA