Assunzioni nel Salento, il 2022 parte bene: volano costruzioni e commercio

Lunedì 3 Gennaio 2022 di Pierpaolo SPADA

Pandemia nel segno di Omicron e inflazione internazionale minacciano una ripresa sempre più poderosa che anche nel Salento si riflette negli indici di occupazione, sebbene i nuovi contratti proposti siano quasi tutti provvisori e il gap tra domanda e offerta rimanga intatto. Con il conseguente effetto che un posto offerto su tre resta vacante e chi firma la propria assunzione accede o rimane nel mondo del precariato. Con molta probabilità, risiede, dunque, anche nell’incapacità delle imprese di riuscire a reperire il personale necessario il forte aumento delle assunzioni dalle stesse stimate anche tra dicembre 2021 e febbraio 2022: così i posti “scoperti” si stanno accumulando. 

 

Il bollettino Excelsior: +2.670 "chiamate" rispetto al pre-Covid

 


L’ultimo bollettino sulle assunzioni previste elaborato dal sistema informativo Excelsior di Unioncamere è assai eloquente. L’offerta di lavoro continua a esser concentrata soprattutto in quei settori dove la domanda non soddisfa i requisiti richiesti. In valori assoluti i numeri rivelano un trend che ha condotto il mercato, per il secondo trimestre consecutivo, a ritrovare i valori pre-Covid. Tra dicembre e febbraio 2021 si stimano in provincia di Lecce 12.350 assunzioni, ovvero 5.950 in più rispetto all’anno scorso e ben 2.670 dello stesso periodo di due anni fa. Escluse le 3.470 assunzioni stimate per dicembre, entro febbraio se ne stimano ulteriori 8.880. 

 

I settori trainanti: c'è anche il turismo 

 


Tra i settori è il commercio - fisiologicamente il più forte in inverno - ad assorbire il maggior numero delle nuove entrate previste (2.290). Ma subito dopo viene il settore delle costruzioni (1.940) grazie alle politiche di incentivazione (Superbonus) che stanno generando un vero e boom e conseguente carenza di personale. L’anno scorso il secondo posto era, infatti, occupato dal comparto Servizi alle persone che, nel trimestre in corso, scivola al terzo, davanti al comparto Servizi turistici, alloggio e ristorazione (1.260) e, come un anno fa, al comparto Servizi operativi di supporto alle imprese e alle persone.

 

Il mancato reperimento: non si trovano muratori

 


Complessivamente, il comparto dei servizi assorbe gran parte delle nuove assunzioni previste, ma è l’industria a far registrare l’incremento più consistente del trend rispetto a una e a due anni fa. Come si diceva, è, tuttavia, nell'edilizia che in questa fase si rileva la maggiore difficoltà di reperimento (94,7%), tutta riconducibile alla mancanza di candidati. E per lo stesso motivo si sta rivelando molto ardua anche la ricerca di “farmacisti, biologi ed esperti in scienze della vita” (85,5). La difficoltà di reperimento resta superiore al 60% per gli “operatori della cura estetica” come per i “tecnici in campo informatico, ingegneristico e della produzione”, mentre si attesta intorno al 55% per gli “operai specializzati nelle industrie della carta e del legno” e al 40% per “operai del tessile, abbigliamento, calzaturiero”, “tecnici delle vendite, del marketing e della distribuzione commerciale”, “operai metalmeccanici richiesti in altri settori”, ma in questi casi è anche la preparazione dei candidati a render difficoltoso il reperimento. Difficoltà quasi inesistente, invece, per le imprese che cercano “personale non qualificato nella logistica, fattorini e corrieri” (0,9%), “conduttori macchinari mobili” e “specialisti in discipline artistiche e scienze umane”. 

 

Il titoli di studio richiesti

 

Complessivamente, nel Salento la difficoltà di reperimento si attesta al 31,2%: comunque, 6 punti al di sotto della media nazionale. È ancora una volta evidente come la ricerca di personale diventi più in difficile in proporzione al grado di specializzazione richiesto. In tal senso può, almeno in parte, confortare il fatto che solo il 10% delle nuove assunzioni è riservato a laureati: l’anno scorso la percentuale era superiore di 4 punti. Nel 34% dei casi è richiesto, infatti, il titolo di scuola media superiore e nel 33% (l’anno scorso il 22%) alcun titolo di studio, mentre nel restante 23 qualifica o diploma professionale. 

 

In aumento i contratti a tempo determinato

 


Il mercato è, dunque, sempre più a caccia di profili poco qualificati ai quali riservare (per il 68% dei casi) contratti a tempo determinato (solo il 14% a tempo indeterminato). E solo in un caso su tre (un po’ in più rispetto ad un anno fa) i profili richiesti saranno appannaggio dei giovani. Cioè, degli under 30.

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