Statali, scivolo per la pensione e accelerare il ricambio

Statali, scivolo per la pensione e accelerare il ricambio
Statali, scivolo per la pensione e accelerare il ricambio
di Andrea Bassi
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Mercoledì 10 Marzo 2021, 00:41 - Ultimo aggiornamento: 19:23

Renato Brunetta annuncia riforme, assunzioni e un nuovo contratto. Promette di liberare i dirigenti dalla paura della firma, di semplificare il sistema, comprese le famigerate procedure di «Via», la valutazione di impatto ambientale. Ma fa anche un «mea culpa» per i tagli di bilancio e il blocco del turn over degli statali durante la sua precedente esperienza di ministro della Funzione pubblica. Pronunciare quelle parole non deve essere stato semplice. Così prima ha elogiato i dipendenti pubblici, perché molti dimenticano che dietro l’acronimo Pa ci sono medici, magistrati, professori, infermieri.

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Poi ha sottolineato l’importanza della «coesione sociale», della necessità che tutti capiscano che siamo in un «momento Italia», in cui ognuno è chiamato a fare la sua parte per garantire un futuro al Paese. E ha declinato un “alfabeto” delle priorità per la pubblica amministrazione. Arrivato alla lettera “c” quella di capitale umano, Renato Brunetta, si è scusato di aver dovuto in passato agire con tagli, a cominciare dal blocco del turn over. Ma erano, ha detto, tutte cose «necessitate». Che ora i tempi siano completamente mutati, Brunetta lo ha chiarito bene nelle due ore di audizione in Parlamento durante le quali ha illustrato il suo programma. Pieno di novità. A cominciare proprio dal turn over.

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L’intenzione del ministro non è solo quella di sbloccare le assunzioni. L’idea è fare di più: invertire la tendenza. Tra il 2019 e il 2020 la Pubblica Amministrazione ha perso circa 190 mila dipendenti. Entro i prossimi tre-quattro anni si prevede l’uscita di altre 300mila persone. Nel 2021, per la prima volta, ci saranno più pensionati ex dipendenti pubblici (3 milioni) che dipendenti pubblici attivi. Ma soprattutto l’età media è di 50,7 anni. Il 16,9% del totale ha più di 60 anni, soltanto il 2,9% ne ha meno di 30. Per capovolgere questo rapporto bisogna andare oltre il turn over. In che modo? «Per rafforzare il ricambio generazionale e l’immissione di giovani con nuove competenze si potrebbe ipotizzare», ha scritto Brunetta nel documento lasciato agli atti dell’audizione, «un meccanismo volontario di incentivi all’esodo di persone vicine all’età pensionabile e con professionalità non adeguate a cogliere la sfida dell’innovazione tecnologica o non più motivate a rimanere nel settore pubblico».

L’idea, secondo quanto ricostruito dal Messaggero, sarebbe quella di mutuare esperienze simili al contratto di espansione del settore privato. Ossia la possibilità di un esodo anticipato fino a 5 anni verso la pensione per favorire nuove assunzioni. Il ministero avrebbe già intavolato una discussione con la Commissione europea per capire se, una misura del genere, possa essere finanziata con i fondi del Recovery, visto che nel tempo produrrebbe risparmi. L’altra gamba del piano, le cui norme saranno inserite in un «decretone» che sarà approvato entro aprile, riguarda i concorsi. Per attuare il Piano nazionale di ripresa e resilienza, si procederà con assunzioni a termine mirate. 

Il portale

Sarà messo a punto un «portale» per il reclutamento. Sul portale potranno subito iscriversi tutti coloro che appartengono a un ordine professionale: ingegneri, architetti, geologi. Siccome hanno già sostenuto un esame di Stato, che è equiparabile a una prova scritta, potranno essere chiamati ed essere assunti solo con un colloquio. I contratti dureranno 5 anni, il tempo del Recovery. Poi potranno decidere se rimanere nella Pubblica amministrazione o tornare alle loro attività. Anche l’accesso dal mondo privato verso il pubblico sarà semplificato, aumentando la quota, oggi limitata, di chi potrà accedere con la chiamata diretta, quella che tecnicamente si chiama articolo 19 comma 6. Poi saranno sbloccati i concorsi ordinari. C’è già una interlocuzione con il Cts per decidere come procedere. La soluzione è già stata trovata. I concorsi saranno digitali, si effettueranno da remoto. Ma non da casa. I candidati dovranno recarsi in strutture pubbliche, che potrebbero essere Università, Fiere, o altri locali, nei quali potranno sostenere le prove. 

Ci saranno misure poi, per superare il «blocco della firma» dei dirigenti. Innanzitutto le regole inserite nel decreto semplificazioni di luglio dello scorso anno che limitano la perseguibilità per danno erariale e per l’abuso di ufficio dei dirigenti, saranno prorogate fino al 2026. Per tutta la durata cioè, del Recovery plan. Senza la proroga, che dovrebbe essere inserita nel decretone, sarebbero scadute a fine anno. Ma arriveranno anche riforme più strutturali. Brunetta ci sta lavorando insieme al ministro della giustizia Marta Cartabia. L’idea è di introdurre una polizza di assicurazione a carico delle amministrazioni per i dirigenti. «La centralità delle persone all’interno delle Linee programmatiche presentate oggi è sicuramente un aspetto fondamentale – ha commentato Gianni Dominici, Direttore Generale di Forum Pa». 
 

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