Carlo Bonomi, Confindustria: «Ora misure per assumere, il premier Draghi ci convochi subito. Blocco dei licenziamenti poco utile»

Carlo Bonomi
Carlo Bonomi
di Umberto Mancini
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Lunedì 8 Marzo 2021, 00:55 - Ultimo aggiornamento: 12:31

«Basta perdere altro tempo sul lavoro. Basta con le proroghe, i rinvii, i tentennamenti, perché con 5,6 milioni di persone in povertà assoluta, un milione in più in un anno, quella dell’occupazione più che una emergenza è una vera tragedia a cui bisogna fare fronte subito».

E’ un appello accorato e insieme preoccupato quello che Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, lancia al governo di Mario Draghi.

«E’ il momento di affrontare i veri problemi del Paese - dice al Messaggero il leader degli imprenditori - per questo, in vista del varo del decreto che si occuperà di ristori e licenziamenti, chiediamo un cambio di metodo urgente sul tema lavoro. Il governo deve convocare subito tutte le parti sociali, imprese e sindacati insieme. Con l’obiettivo di chiarire in due settimane al massimo, di confronto continuato, come adottare un ammortizzatore universale e politiche attive del lavoro basate su formazione e occupabilità. Non bisogna più perdere tempo, questa è la riforma del lavoro che va messa nel Pnrr da presentare tra 7 settimane. Ma va definita adesso, non tra mesi, perché i tempi per attuarla non devono andare oltre il primo anno di Pnrr».

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Presidente Bonomi, non è ancora chiaro se vi sarà o meno una proroga del blocco dei licenziamenti che, come noto, scade a fine marzo. Di certo c’è molta incertezza sui provvedimenti per tentare di mettere in moto il Paese, per creare occupazione, sviluppo...
«Per questo chiediamo tempi rapidissimi per le proposte sul lavoro. Il blocco dei licenziamenti si sta trasformando anche in un blocco delle assunzioni. Da luglio, lo ricordo, abbiamo chiesto una riforma complessiva degli ammortizzatori sociali, per superare la logica del blocco, visto che siamo di fatto l’unico Paese in Europa in cui questo accade». 


E’ vero, ma quali proposte mettete sul tavolo, cosa direte al ministro Orlando e a Draghi se verrà convocato un vertice prima del varo del decreto?
«Abbiamo fatto proposte concrete per quanto riguarda la formazione, le politiche attive del lavoro, una Cig universale. Ripeto: andare avanti a colpi di proroghe non risolve i problemi, semmai li aggrava».


Parliamo delle proposte concrete, magari entrando nei dettagli.
«Per esempio, si dovrebbe abbassare da subito il livello del contratto di espansione, ora bloccato alle aziende con 250 dipendenti: ciò favorirebbe le assunzioni, la staffetta generazionale, dando alle imprese la possibilità di dotarsi delle nuove competenze che servono. Inoltre andrebbe rafforzato il bonus per giovani e donne, agganciandolo al contratto di espansione. Siamo il Paese in cui giovani e donne soffrono maggiormente del crollo dell’occupazione, quindi va modificato il contratto a tempo determinato, rivedendo il meccanismo delle causali che non ha funzionato, per dare flessibilità in una fase complessa come quella che viviamo. Chiediamo misure per assumere, non per licenziare». 


Il tempo non è poi molto per discutere.
«Dobbiamo sederci intorno al tavolo prima del varo del decreto. E definire la proposta in due settimane. Da presidente di Confindustria sto lavorando per dare una forte spinta allo sviluppo e al lavoro. Confido nella sensibilità del presidente del Consiglio e del ministro Orlando. Non serve a nessuno perdere altro tempo, rinviare la questione non è utile».


Il lavoro e la crescita del Pil passano anche per il rilancio delle infrastrutture, delle opere pubbliche. Lo ha detto ieri il ministro Giovannini al “Messaggero”, ricordando che la sfida è quella di mettere a terra le ingenti risorse europee nei tempi previsti.
«Questa è la sfida. Abbiamo stigmatizzato per mesi la mancata nomina dei commissari per le opere strategiche, punta dell’iceberg dei ritardi. E ricordato che in Italia ci vogliono in media 15 anni per realizzare una infrastruttura sopra i 100 milioni. Serve un piano credibile e plausibile con gli impegni del Recovery Fund, con le risorse che vanno messe a terra. Da qui la necessità di una vera riforma della pubblica amministrazione. Il governo ha la grande occasione di potere utilizzare ben 400 miliardi, mettendo insieme tutti i fondi europei disponibili nei prossimi sei anni, per fare le riforme di cui il nostro Paese ha bisogno. Le strade da seguire sono quelle che indichiamo da sempre: semplificazione dei processi autorizzativi, taglio della burocrazia, efficienza gestionale».


Magari anche avvalendoci del contributo di McKinsey.
«Le linee guida del Recovery Plan vanno date dal governo, mentre è giusto che le società di consulenza possano fare analisi sugli effetti dei vari progetti. E’ evidente che non ci devono essere conflitti d’interesse, e non credo ci siano».


Intanto, complice anche la crisi legata alla pandemia, sta crescendo la presenza dello Stato in economia, penso all’Ilva, all’Alitalia. Qual è la sua opinione in proposito?
«Per salvare la compagnia di bandiera abbiamo speso 8 miliardi in 5 anni, la Nasa è andata con meno di 3 miliardi su Marte. Detto questo prendo atto con soddisfazione che il governo ha detto che non vuole spendere altri soldi dei contribuenti. Mi auguro poi che con le elezioni in autunno a Roma nessuno voglia puntare su un dividendo elettorale su questo tema. Va bene, lo voglio sottolineare, il confronto con Bruxelles che spero porti frutti».


Intanto Cdp vuole comprare per 9-10 miliardi Autostrade dai Benetton, e in prospettiva c’è l’intervento sulle reti tlc e quello per l’acciaio di Stato.

«La statalizzazione è un tema che ci preoccupa. La gestione pubblica, come tutti sanno, non ha dato grandi risultati. Quanto ad Autostrade sottolineo che non vanno fatte operazioni fuori dalle regole di mercato. Una posizione chiara la nostra. E spero che con Draghi premier finisca la politica degli annunci, concentrando l’attenzione su quello che serve davvero al Paese, alle priorità degli italiani».


E la priorità ora sono i vaccini, la campagna per sconfiggere il virus e far ripartire l’economia. È d’accordo?
«Draghi sta cambiando il paradigma del piano vaccinale. Sono stati messi in luce i tempi di autorizzazione troppo lunghi dell’Ema, tempi incompatibili con l’emergenza. Anche il blocco delle forniture in Australia è stato un segnale importante all’Unione europea. Del resto, Usa, Cina e Russia, con una visione geopolitica, si stanno muovendo per gestire al meglio la situazione e l’Europa non può stare a guardare. E’ giusto, come sostiene il presidente del Consiglio, vaccinare tutti e nel minor tempo possibile. Confindustria si è messa a disposizione, aprendo le fabbriche, ma serve una regia nazionale per far correre questo piano. E anche qui, come per il lavoro, il fattore tempo è decisivo».
 

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