Contratti, verso il via alla trattativa. Per gli statali aumento di 107 euro

Contratti, verso il via alla trattativa. Per gli statali aumento di 107 euro
Contratti, verso il via alla trattativa. Per gli statali aumento di 107 euro
di Francesco Bisozzi
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Mercoledì 7 Aprile 2021, 00:01 - Ultimo aggiornamento: 8 Aprile, 10:50

La trattativa per il rinnovo del contratto degli statali si prepara a decollare. L’ok del Tesoro all’atto di indirizzo firmato dal ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta e inviato all’Aran a fine marzo è atteso entro la fine della settimana. Spetta al numero uno di via XX settembre Daniele Franco l’ultima parola sugli stanziamenti previsti, ma il testo finora non ha incontrato ostacoli. Per quanto riguarda l’accordo quadro per la definizione dei comparti e delle aree di contrattazione collettiva nazionale i sindacati sono già stati convocati dall’Aran il 15 aprile.

Le differenze

La buona notizia è che a differenza del passato si potranno avviare più tavoli di trattativa contemporaneamente presso l’agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni. Palazzo Vidoni vuole approfittarne per accelerare per esempio la trattativa per il rinnovo del contratto dei lavoratori della sanità e ha già sollecitato le Regioni affinché emanino il prima possibile l’atto di indirizzo per il comparto in questione. Il ministero procede spedito anche sul fronte del rinnovo del contratto del comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico: via alla trattativa nell’ultima decade del mese. La roadmap serrata del ministro Renato Brunetta testimonia l’esigenza di mettere le ali al negoziato per far ripartire il Paese. In palio con i rinnovi contrattuali per il triennio 2019-2021 un aumento medio degli stipendi dei dipendenti pubblici di 107 euro al mese, al lordo però dell’elemento perequativo e dell’indennità di vacanza contrattuale, tolti i quali l’asticella scende a quota 90 euro circa secondo i calcoli dei sindacati.

Con l’ultima legge di Bilancio le risorse disponibili per il rinnovo sono arrivate a 6,8 miliardi di euro, che secondo i calcoli della Ragioneria dello Stato consentiranno un aumento medio delle retribuzioni del 4,07 per cento, corrispondente nei ministeri (dove la media degli stipendi è di poco superiore a 30 mila euro) a un incremento di circa 95 euro, mentre negli enti pubblici non economici, come l’Inps per esempio, dove le retribuzioni superano in media i 40 mila euro, l’aumento mensile lordo sarà di circa 126 euro. L’elemento perequativo per i redditi bassi, la cui stabilizzazione prosciugherà di fatto parte dell’incremento promesso, ha un valore che oscilla invece tra i 20 e i 30 euro al mese.

Nonostante l’entità dell’aumento sia stata giudicata in passato insufficiente dai sindacati, con l’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi il clima tra governo e rappresentanti dei lavoratori si è fatto più disteso e il ministro della Funzione pubblica conta adesso di poter chiudere la partita prima della fine dell’anno, il che permetterebbe agli aumenti di concretizzarsi entro il 2022. Il cambio di passo nelle relazioni tra governo e sindacati si è visto subito, fin dalla firma a inizio marzo del Patto per l’innovazione del pubblico impiego e la coesione sociale, in cui trovano spazio oltre al rinnovo del contratto e alla disciplina del lavoro agile anche altri temi molto sentiti, come quello della formazione e della riqualificazione, il welfare contrattuale e la revisione dei sistemi di classificazione professionale. Il Patto rappresenta un accordo cornice, valorizzato anche dalla firma del premier Mario Draghi, che traccia il perimetro entro il quale iniziare a lavorare e lascia intravedere la Pubblica amministrazione del periodo post-Covid. Una Pa dotata tra le altre cose di un’area delle alte professionalità, stando all’atto di indirizzo che si appresta a ricevere il via libera del Mef, in cui collocare il personale apicale con titolo di studio universitario ed elevate capacità professionali, tecniche e organizzative. 

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