All’Enea non è tempo di mail. Prego linkate più tardi

All’Enea non è tempo di mail. Prego linkate più tardi
di Marco Barbieri
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Mercoledì 6 Aprile 2022, 11:51 - Ultimo aggiornamento: 7 Aprile, 08:57

Esiste un tempo per tutto.

Anche per inviare la posta elettronica. Sembra incredibile, eppure l’ufficio di un ente pubblico nazionale - l’Enea - ha indicato l’orario (e i giorni) in cui è possibile inviare una mail per formulare una “richiesta di consulenza tecnica e procedurale”. Lunedì e mercoledì, dalle 12 alle 15. Non viene specificato che fine fanno le mail inviate al di fuori di questo lasso di tempo: vengono cancellate di default? Si organizza un sabba per esporle al pubblico ludibrio? O vengono archiviate come materiale inidoneo alla risposta? Di certo la risposta ai quesiti fuori orario sarà negata. Lo si legge a chiare lettere nelle Istruzioni fornite al malcapitato cittadino: «Non sarà dato riscontro ai quesiti inviati quando non sono visualizzabili i link verdi di invio». Alla faccia dei vantaggi della digitalizzazione. Dobbiamo affidarci a un surrogato di un semaforo: link verdi, buono; link rossi, no buono. È la logica delle luci fuori dell’ufficio del “gran capo” ai tempi del ragionier Fantozzi: tutto il contrario di quello che si vorrebbe potesse diventare la Pubblica Amministrazione (Pa). Nei tempi in cui si parla di Pa Social, si promuovono le identità digitali tramite Spid, per azzerare gli spazi di intermediazione tra il cittadino e il luogo dell’erogazione del servizio (pubblico), è curioso che venga imposto un tempo per inviare una mail. Sarebbe come vincolare l’invio di un messaggio whatsapp all’interno di una griglia temporale a un amico o a un conoscente, rinunciando a uno dei grandi vantaggi della messaggistica verbale: io ti scrivo, tu leggi quando vuoi/puoi.

Tutto assurdo. Di più: contro natura, contro la natura delle opportunità offerte dall’elettronica e dal digitale. In verità anche la posta cartacea non si è mai fatta problemi di tempistica. Uno scrive una lettera, così come scrive una mail, confidando in una lettura (e in una risposta) in un tempo differito. E se occorre certificare qualcosa è proprio il tempo dell’invio – come accade per una raccomandata – non quello della ricezione. Sempre per restare nel mondo della carta, l’avviso di riscossione fa fede della ricevuta, ma non del tempo in cui è avvenuta la ricezione. La logica malata dello sportello si è estesa anche agli sportelli virtuali. Niente di più facile che sul sito dell’ente pubblico prima o poi possano comparire, come nuovi pop up, degli avvisi più o meno come questi: “Servizio sospeso, pausa pranzo”; “Non c’è nessuno, si prega di linkare più tardi”.

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