First lady invisibili, un fenomeno italiano nel libro di Marianna Aprile

Lunedì 25 Novembre 2019 di Claudia PRESICCE
Non ambire ad entrare nella categoria celebrity come first lady è attualmente in Italia il canone più seguito dalle mogli-compagne dei politici del momento, seppur con qualche eccezione priva di costanza, e talvolta persino di sostanza (come scrive l'autrice di cui parleremo a breve).
Tuttavia questo non è solo un bene, come si potrebbe dedurre facilmente. Non è cioè solo un fatto di sobria rinuncia al presenzialismo, o di non sgambettare per fare copertine sui giornali, oppure perché magari (e sono i casi migliori) si aspira ad avere un proprio ruolo, personale, e non come moglie di. In realtà probabilmente questa scarsa visibilità è più riconducibile ad una sorta di inganno' del femminile tipico dei nostri giorni: per le donne è spesso il caso di stare al proprio posto per non intralciare gli uomini che fanno le cose' (potrebbero pure, apriti cielo, avere idee diverse dai compagni) oppure per evitare il rischio di togliere ai signori visibilità. Praticamente la causa è il mantra che ricopre di un cono d'ombra un intero universo femminile, in politica e non. A parlare di Virginia Saba, Agnese Renzi, Francesca Verdini, e tante tante altre vecchie e nuove signore compagne di vita (o di brevi stagioni) dei leader politici italiani, della parte che queste non hanno (o hanno, alcune pure in silenzio) nella nostra società che di fatto non prevede per loro ruoli istituzionali come accade altrove, arriva una giornalista molto preparata a muoversi tra i sottili confini tra politica e società (laddove cioè si scrivono le pagine dell'etica contemporanea, nel bene e nel male). Il grande inganno. First lady, nemiche perfette ed eroine silenti. Così la politica nasconde le donne (Piemme) è il titolo del libro fresco di stampa di Marianna Aprile, giornalista di Oggi' ed editorialista televisiva: da oggi nel Salento, e fino al 29 novembre, si potrà assistere a diverse presentazioni promosse dal festival Conversazioni sul futuro, in collaborazione con Libreria Idrusa di Alessano, Mondadori BookStore (con varie amministrazioni comunali e associazioni culturali). Il tour di Marianna Aprile partirà questa sera alle 19 presso Palazzo Guerrieri a Trepuzzi (i dettagli e tutti gli altri incontri sono nel box). In un paese spiega Aprile in cui le donne votano da poco più di settant'anni, che non ne ha mai avuta una al Quirinale né a Palazzo Chigi, che è arrivato al 2016 per avere una sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, al 2018 perché fosse una donna a sedere sullo scranno più alto del Senato, che in tutta la sua storia repubblicana ha avuto solo quattro presidenti della Camera donne, in cui le ministre con portafoglio sono ancora eccezioni, in un paese che possiamo descrivere (anche) così, possiamo davvero liquidare l'assenza di un ruolo pubblico delle first lady come una scelta di riservatezza o come una sacrosanta ambizione a non accontentarsi di essere un personaggio pubblico (quindi potenzialmente un modello) in quanto partner di un potente? Io di rispondermi un «sì» convinto non me la sono sentita. Da questa domanda è partito un lavoro intrigante, a tratti spiazzante, che osserva questo universo femminile, tra ieri e oggi, e lo analizza partendo dalla premessa che da noi non ci sono ruoli istituzionali (come in altri Paesi) previsti per le signore dei capi politici, o incombenze da sbrigare o esempi da dare, e né c'è un nome in italiano per chiamare quella che altrove è definita first lady o premiere dame. L'autrice del testo, 43enne nata a Bari ma cresciuta a Roma e poi a Milano, dove oggi vive e lavora, si è chiesta che cosa ci fosse dietro questa obnubilazione delle donne che si accompagnano ai politici di oggi, quanto in sostanza è una loro scelta, alla luce di un atteggiamento caratteristico del nostro tempo che in qualche modo scosta inerzialmente le donne da posizioni ritenute scomode evidentemente. Il tutto con le dovute differenze tra donne e donne, ovviamente, perché non è solo il genere a garantire un diritto (proprio come a toglierlo). Nel libro la giornalista spiega che, incontrando le varie storie, ha cominciato ad ipotizzare che quel silenzio delle (politicamente) innocenti fosse una sorta di vizio inconsapevole, un'inconscia modalità in cui cercano di non creare problemi, di non passare per rompiscatole per il solo fatto di avere idee proprie, magari non sempre perfettamente coincidenti con quelle del politico cui si accompagnano. E via così, da queste considerazioni si ritroveranno tra le pagine tante figure note e meno note (alcune davvero determinanti, anche se rimaste trasparenti) da incastrare in un orizzonte in cui anche le stesse donne che fanno politica trovano poco spazio, scarsa udienza e limitata visibilità. Quindi immaginiamo la sorte di chi è solo protagonista per caso di un agone che magari neanche appartiene al suo modus, alla sua storia personale. Se un po' si ricordano Giuseppina Cossiga, come fondamentale moglie dell'allora Presidente, quasi senza faccia' perché non ci sono sue foto in giro, o Veronica Lario in Berlusconi, con il suo terremoto rivoluzionario di cui ancora restano crepe, o Francesca Pascale accanto al caimano' così come le fidanzate da copertina di Matteo Salvini, nessuno invece conosce Olivia Paladino. Chi è? La compagna del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, uomo di cui si sanno tante cose, e tante altre si inventano, ma nessuno sa che da anni ha la sua Olivia accanto, mai esibita neanche nelle manifestazioni ufficiali in cui tutti sono accompagnati. Le parole illuminanti di Emma Bonino, Laura Boldrini, Maria Elena Boschi, ma anche di sociologhe, politologhe, portavoce, rettori, direttori di giornali completano lo sguardo di questo volumetto pieno di sorprese. E c'è anche il sindaco Beppe Sala che sogna che presto Milano possa dare all'Italia la sua prima presidente del Consiglio (nordista però solo geograficamente parlando speriamo).

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