La discarica di Autigno resta chiusa
Niente dissequestro. Almeno per ora

La discarica di Autigno
BRINDISI - Niente dissequestro per la discarica di Autigno. Non per il momento, almeno, nonostante l’ottimismo del commissario straordinario del Comune di Brindisi Santi Giuffrè che, poco prima di lasciare l’incarico, aveva annunciato di avere formalizzato la richiesta alla Procura e si era anche sbilanciato spiegando che la discarica sarebbe stata dissequestrata entro pochi giorni.

Era il 21 giugno scorso, per la precisione, quando Giuffrè disse: «È di queste ore la consegna, da parte nostra, alla Procura della Repubblica di Brindisi, ultimati i lavori di bonifica come sono stati ultimati, della istanza di dissequestro della discarica di Autigno. Ed è molto ragionevole pensare che nelle prossime giornate, molto prossime, verrà dissequestrata».

Le cose, tuttavia, non sono andate proprio così. Ed a spiegarlo è il sindaco Riccardo Rossi. «Sulla discarica - dice - abbiamo un problema». E il problema è che, almeno per ora, l’impianto non riaprirà i battenti. A chiarire il motivo è lo stesso primo cittadino: «Sulla base di alcuni dati non sostanziali, quella richiesta di dissequestro è stata bocciata da parte del magistrato, la cui risposta ci è arrivata qualche giorno fa. Non parliamo di cose particolarmente gravose. Si tratta, in sostanza, di migliorare i lavori di messa in sicurezza».
Ancora non è chiaro, tuttavia, cosa dovrà essere realizzato ma soprattutto quanto tempo richiederà. L’amministrazione, ad ogni modo, proseguirà il dialogo con la Procura per provare ad arrivare al dissequestro nel più breve tempo possibile.

«Nei prossimi giorni - annuncia infatti il sindaco - chiederò un incontro alla Procura. Abbiamo già incontrato, invece, l’Arpa, con il direttore generale, l’avvocato Vito Bruno, ed il direttore del dipartimento di Brindisi Anna Maria D’Agnano ed abbiamo discusso, tra i vari problemi ambientali, anche della discarica di Autigno. Penso che, proprio su questo argomento, dovremo effettuare insieme un ragionamento ed una discussione tra Arpa, Comune e Procura».

Ma perché la discarica di Autigno è sotto sequestro? La storia risale ormai a tre anni fa. Nel marzo del 2015, il sito fu chiuso dalla Regione e poi, poco più di un mese dopo, ci pensarono i carabinieri del Noe a mettere fine alla speranza di una riapertura in tempi brevi con il sequestro preventivo della discarica. Nella falda acquifera sottostante, infatti, erano stati individuati inquinanti ben al di là dei limiti di legge. Non solo. Con i successivi studi, si era scoperto che parte delle sostanze pericolose si spostavano, nella falda sotterranea, fino a diversi chilometri di distanza, creando un serio rischio per una gran parte della piana degli ulivi brindisina.

Fin dal suo arrivo in città, però, il commissario Giuffrè ha lavorato per provare a risolvere il problema. La bonifica del sito, ed anche la realizzazione degli impianti permanenti di trattamento delle acque, è stata cofinanziata dal Comune con il sostegno economico della Regione Puglia, che ha messo a disposizione quasi 6 milioni di euro. Il risultato, tuttavia, non è stato quello atteso. Non per il momento, almeno.

Tra l’altro, alla notizia della possibile riapertura, 14 proprietari di abitazioni nel “triangolo dei rifiuti”, ovvero le contrade Autigno, Formica e Mascava, hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica. «Siamo sbigottiti – avevano scritto - oltre che terrorizzati all’idea che il sito in questione possa essere riattivato malgrado i danni ingenti che ha causato all’ambiente ed alla salute dei cittadini». Le ragioni? «Questa discarica non è stata sottoposta alla Valutazione di impatto sanitario e ciò può procurare danni incalcolabili al territorio brindisino. Gli accertamenti ambientali effettuati in zona dall’Arpa, del resto, hanno evidenziato il tasso di inquinamento dal quale è colpita la falda acquifera, causato dalla presenza per l’appunto delle discariche di Autigno e di Formica».
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Sabato 14 Luglio 2018 - Ultimo aggiornamento: 07:30