Ammanettati e sequestrati dopo l'incidente stradale? Condannati due vigili urbani

Ammanettati e sequestrati dopo l'incidente stradale? Condannati due vigili urbani
di Erasmo MARINAZZO
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Venerdì 16 Settembre 2022, 20:46 - Ultimo aggiornamento: 20:48

Condannati uno a tre anni e nove mesi e l’altro ad otto mesi di reclusione i due poliziotti municipali del comando dei vigili di Brindisi finiti sotto processo per stabilire se è vero che avessero abusato della loro autorità la sera del 10 giugno del 2014 quando incapparono in un incidente stradale con la Lancia Ypsilon con a bordo due giovani brindisini. Ammanettati e condotti in caserma e tenuti lì a lungo e senza una fondata ragione, sosteneva l’accusa. E con le pistole di ordinanza puntate sul viso.

La sentenza


Con la sentenza di primo grado del giudice Simone Orazio della sezione unica penale del Tribunale di Brindisi è stata ritenuta più grave la condotta contestata a Fabio Taurisano poiché colpevole - dice questo il dispositivo - di tre dei quattro capi di imputazione dell’inchiesta condotta dal pubblico ministero della Procura di Brindisi, Manuela Pellerino. Per questo è stata disposta la condanna a tre anni e nove mesi, nonché l’interdizione dagli uffici pubblici per cinque anni, il risarcimento dei danni ad uno dei ragazzi, con il versamento di una provvisionale di 5mila euro ed il pagamento delle spese processuali.


Otto mesi sono stati invece inflitti a Giovanni Bagordo, con pena sospesa, per un solo capo di imputazione. Interdizione dagli uffici pubblici per un anno, risarcimento dei danni all’altro occupante della Lancia Ysilon e pagamento delle spese legali. Infine il giudice del processo ha disposto la trasmissione in Procura della testimonianza di M.M. perché valuti se nella sua ricostruzione ci siano fatti penalmente rilevanti.


Tre mesi il termine indicato per il deposito delle motivazioni della sentenza che valuteranno gli avvocati difensori Laura Beltrami, Massimo Mastrogiovanni e Giuseppe Ciacca per presentare ricorso in Appello. Si tratta - è bene ricordarlo - solo della sentenza di primo grado e per questo vale la presunzione di non colpevolezza dei due imputati. Innocenti, dunque, fino all’ultimo grado di giudizio.

L'inchiesta


L’inchiesta era stata avviata dopo la denuncia-querela presentata dai due ragazzi parti civili nel processo con gli avvocati Gianvito Lillo e Luca Leoci: raccontarono di essersi trovati sotto il tiro delle pistole di ordinanza, di avere ricevuto l’ordine di alzare le mani. E poi spinti sul cofano della loro Lancia sarebbero stati ammanettati e condotti nel comando di via Torretta dove uno dei due sarebbe stato schiaffeggiato. Fra le ipotesi di reato vagliate dal processo, il sequestro di persona e l’abuso di poteri inerente la funzione pubblica. Tutte circostanze che riceveranno il sigillo della certezza solo nell’ultimo grado di giudizio.

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