La mafia barese su Tik Tok: minacce ai pentiti e messaggi in codice. La criminalità al tempo dei social

La mafia barese su Tik Tok: minacce ai pentiti e messaggi in codice. La criminalità al tempo dei social
di Nicola MICCIONE
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Sabato 3 Settembre 2022, 05:00

Come parla oggi la Camorra barese? Come riesce a mandare messaggi? Utilizza i social? La risposta è «sì» e abbondantemente. Le mafie sono liquide e mutanti, si evolvono e si adattano ai tempi e ai nuovi mezzi di comunicazione. L’importante è che i messaggi vadano a buon fine e, a riprova di ciò, ci sono purtroppo numerosi esempi anche a Bari, dove le nuove leve dei clan del capoluogo (giovani, se non giovanissimi, senza lavoro, spietati e molto social) hanno subìto la fascinazione di TikTok, divenuto una vetrina eccellente per promuovere le proprie attività criminali, e utilizzano la piattaforma come canale preferenziale per affermarsi sul territorio e soprattutto per mandare messaggi e minacce ai collaboratori di giustizia. L’ultimo episodio: è stato pubblicato sul social cinese il celebre ritornello della canzone del neomelodico Gianni Celeste, “Tu comm’a mme” che è diventato un vero e proprio trend virale su TikTok. “Povero gabbiano, hai perduto la compagna”, è parte integrante di un brano del 2005 che ha trovato grande popolarità solo ora grazie alla miriade di condivisioni della Generazione Z. Nella clip si riconosce Michele Citarelli, uno dei due fidati luogotenenti di Antonio Busco (arrestato nell’operazione “Brothers” del febbraio 2019 sui pusher della “Bari bene” e, a maggio scorso, condannato in via definitiva).

«È diventato un gabbiano»

Le parole corrono veloci sulle sue immagini e su quelle del suo quartiere, Madonnella: «Eccolo fresco fresco. Anche lui - si legge nel breve video - è diventato un gabbiano, è volato via a Roma». Lo scopo era quello di mandare un messaggio, di annunciare la sterzata del 40enne che, da poco, sembra aver iniziato a percorrere la strada del pentitismo. Sempre recentemente è bene ricordare Domenico Lavermicocca, di 33 anni, e Gianfranco Catalano, di 36: il primo avrebbe cercato di eliminare ogni traccia, mentre il secondo sarebbe stato impiegato come vedetta nel duplice agguato ai fratelli Walter e Alessandro Rafaschieri - i figli del defunto boss Vincenzo, soprannominato «Bibi» - avvenuto il 24 settembre 2018 che causò la morte del primo e il ferimento del secondo, il vero obiettivo dei killer. «Voleva vedere gli altri che se ne andavano… se n’è andato lui - è scritto nella clip con il sottofondo musicale del singolo “Le Sirene” (Feat. Skinny) del trapper sicialiano Niko Pandetta & Skinny -. Ha raggiunto il capo dei capi Mimmo a Roma». Quel Domenico Milella, 42 primavere, detto «U’ Gnor», per lungo tempo braccio destro di Eugenio Palermiti, boss del rione Japigia, ora noto collaboratore di giustizia, finito anch’esso al centro di fotomontaggi su TikTok. Era fisiologico che uno strumento così dominante potesse essere sfruttato anche dai rampolli della Camorra barese, che ha preso ad utilizzarlo per ingigantire il proprio potere criminale con un proselitismo, fatto di interazioni e commenti a quei video, sempre più sfacciato e profondo. «Benvenuti nel circo di Bari, pentiti popolari» si legge in un’altra clip in cui, sulle note de “El Carnaval De Celia: A Tribute”, con i sempre bersagliatissimi fratelli Arcangelo («Angioletto») e Donato Telegrafo («Dino»), di 31 e 35 anni, ex autorevoli referenti del clan mafioso Strisciuglio fra gli edifici popolari lungo viale Europa che compaiono anche in altri video e finanche nella “nuova squadra di ultimate team del San Paolo”, e di Antonio Di Cosola, boss pentito di uno dei più feroci clan mafiosi di Bari morto in carcere all’età di 64 anni, appaiono altri nomi e altri volti. Non c’è limite al peggio, o peggio al peggio non c’è mai limite, soprattutto se si leggono i messaggi pubblicati: «Pentitevi davanti a Dio, no davanti ai magistrati» è scritto in un altro TikTok fra messaggi, insulti e minacce degli utenti rivolti non solo ai pentiti, ma anche alle loro famiglie che vivono in località protette. Di esempi simili cominciano ad essercene troppi ed è ora di intervenire.

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