Lello Capriati libero, uno dei killer di Michele Fazio ucciso per errore a 16 anni. Festa a Bari vecchia

Il ricordo di Michele Fazio nel centro storico di Bari nel 2003
Il ricordo di Michele Fazio nel centro storico di Bari nel 2003
di Gino MARTINA
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Mercoledì 31 Agosto 2022, 13:20 - Ultimo aggiornamento: 1 Settembre, 11:21

I parenti lo avevano annunciato già l'inverno scorso, attraverso video sul social TikTok. Ieri, martedì 30 agosto, con i fuochi d'artificio. Raffaele (Lello) Capriati, nipote del boss Tonino Capriati e fratello di Filippo e di Domenico, tra i partecipanti all'assassinio di Michele Fazio, è tornato in libertà, dopo aver scontato 19 anni di carcere. Il ragazzo di Bari vecchia ucciso, per sbaglio, a 16 anni, il 12 luglio 2001 dai proiettili dei sicari delle famiglie criminali Capriati e Strisciuglio. Colpi sparati da suoi coetanei, che si fronteggiavano sotto casa sua incuranti di residenti e passanti. Tra loro Michele, intento a tornare a casa dopo aver lavorato in un bar.

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L'omicidio

Il gruppo dei Capriati aveva deciso di vendicare Francesco Capriati, 24 anni, figlio di Carmine e nipote di Antonio, assassinato due settimane prima. L'obiettivo era uno a caso dell'organizzazione criminale rivale. Ma quella sera un proiettile colpì Michele, nella piazzetta davanti alla casa dove vivono ancora i genitori, Lella e Pinuccio, da allora impegnati per la giustizia e la legalità. "Sim accis o uagnon bun", "abbiamo ucciso il bravo ragazzo" gridarono in dialetto.

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«Noi andiamo avanti per la nostra strada - ha raccontato Pinuccio Fazio all'agenzia Dire -. Non abbiamo qualcosa da temere e continueremo ad andare nelle scuole e nelle parrocchie per incontrare i ragazzi e per evitare che cadano nelle mani della criminalità organizzata. Siamo persone perbene, siamo diversi da loro, meglio di loro e non ci fermeremo. Hanno confessato di aver ucciso Michele, perché come loro stessi hanno ammesso, era un ragazzo buono. Non confessano mai quando si ammazzano tra loro perché sono assetati di vendetta e stanno zitti».

Per l’omicidio furono condannati anche Francesco Annoscia (15 anni e 8 mesi), Nel 2016 fu arrestato anche il terzo componente del gruppo, Michele Portoghese, ora 37enne, che guidava uno dei due scooter usati per compiere l’agguato. La perseveranza e l'impegno di Lello e Pinuccio hanno permesso di rompere il muro di omertà e di arrivare ad avere giustizia.

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