Brexit, la Gran Bretagna saluta l'Europa. Boato a Londra. Johnson: «La strada della Ue non era più la nostra»

Venerdì 31 Gennaio 2020
Brexit, la Gran Bretagna saluta l'Europa. Johnson: «La strada della Ue non era più la nostra»

È il giorno della Brexit. La Gran Bretagna ha salutato l'Europa alla mezzanotte italiana. Il Regno Unito non fa più parte dell'Unione Europea e la folla brexiteer riunita a Westminster Square esplode in un boato di giubilo, nel canto dell'inno nazionale (God Save the Queen), fra fuochi d'artificio slogan e una marea di Union Jack a sventolare sotto il cielo di Londra. Il passaggio epocale, in cui la storia dell'isola e del continente hanno voltato pagina ammainando le rispettive bandiere, è stato segnato dal conto alla rovescia proiettato sulla facciata di Downing Street sullo sfondo dei colori del vessillo britannici: fino allo 0, scattato esattamente alle 23 ora locale, quella del meridiano di Greenwich, la mezzanotte del primo febbraio in Italia ed Europa centrale, Bruxelles compresa. Poi si è udito il suono delle campane del Big Ben, ma solo in forma virtuale poiché l'originale è chiuso per restauro. Il countdown è stato proiettato a cifre cubitali pure sulle bianche scogliere di Dover, di fronte alla Manica e alle coste francesi. Mentre in Irlanda del Nord, una linea non tracciata ricompare al confine con la Repubblica di Dublino.

«L'Unione Europea, nonostante tutti i suoi punti di forza e le ammirevoli qualità, è evoluta negli ultimi 50 anni verso una direzione che non si addice più» al Regno Unito. Lo ha affermato Boris Johnson in una dichiarazione rilasciata nel Brexit Day definendo «sana e democratica» la scelta del divorzio per restituire «sovranità» al Paese su temi quali «controllo dell'immigrazione», commerci, legislazione. Una scelta che «il popolo ha confermato alle urne non una, ma due volte»: al referendum del 2016 e alle elezioni di dicembre.

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Stracolma, a mezz'ora dall'ora X della Brexit, la spianata di fronte a Westminster dove sono riuniti i sostenitori del divorzio del Regno Unito dall'Ue per celebrare questo passaggio storico in uno sventolio di Union Jack. Stime non ve ne sono ma si tratta di molte decine di migliaia di persone a dispetto degli scrosci di pioggia. La folla - animata da molti fan del Brexit Party, Nigel Farage, ma anche da gente comune arrivata a Londra soprattutto dall'Inghilterra profonda, non senza qualche momento di tensione e aggressione verbale verso i giornalisti stranieri - ha fra l'altro intonato a squarciagola Land of Hope and Glory (Terra di Speranza e di Gloria), popolare inno patriottico britannico del 1902. Molti applausi al messaggio rilasciato per il Brexit Day dal premier Boris Johnson e proiettato su un grande schermo. Anche se il governo Tory ha preferito tenersi a distanza dalla piazza, con una celebrazione in toni più bassi offerta da Johnson nel chiuso di Downing Street e con il cancelliere dello Scacchiere che ha messo in guardia dal «trionfalismo».

«Stanotte lasciamo l'Ue: per molte persone è un momento di meravigliosa speranza». Così continua Johnson, aprendo il suo discorso alla nazione nel Brexit Day, non senza ricordare tuttavia come molti altri avvertano invece «un senso di ansietà e di smarrimento». E come «un terzo gruppo, forse il più grande», sia soprattutto sollevato dalla fine di «lotta politica» sulla Brexit. Tutti sentimenti che il premier Tory afferma di «comprendere», impegnando ora il suo governo a «riportare il Paese insieme per andare avanti» uniti.
 

 

La Brexit offre alla Gran Bretagna la chance di «di un reale rinnovamento e cambiamento», con più pari opportunità e investimenti in infrastrutture che non si vedevano «dall'era vittoriana». È la promessa di Boris Johnson nella sua dichiarazione del Brexit Day alla nazione. Il premier Tory evoca «un clamoroso successo», parla di un Regno ad un tempo «europeo e globale» e di «un nuovo inizio» segnato anche da rapporti di «cooperazione amichevole fra una Gran Bretagna energica e l'Ue». Insistendo sulla «alba di una nuova era», rilancia poi la promessa di combattere il crimine, di migliorare la sanità pubblica e l'istruzione, di modernizzare le tecnologie del Paese. Oltre che di far leva sulla ritrovata «indipendenza» per assumere un ruolo guida in politica estera sui cambiamenti climatici o i diritti umani. Quindi il messaggio finale: «Io so che avremo successo, per quanti ostacoli ci possano essere sulla strada. Abbiamo obbedito alla volontà del popolo. Ora è tempo di scatenare tutto il potenziale di questo splendido Paese, di rendere la vita migliore in ogni angolo del nostro Regno Unito».

È «un momento incredibile»: così Nigel Farage, leader del Brexit Party e sostenitore ante-marcia della Brexit, arringando stasera la folla riunita a Londra a Westminster Square per celebrare l'uscita del Regno Unito dall'Ue a tre anni e mezzo dal referendum del giugno 2016. «Per tutti questi anni - ha tuonato un Farage emozionato ed esaltato - l'intero establishment ha sostenuto la permanenza nell'Ue e siamo stati io e pochi altri, con l'appoggio di queste migliaia di persone, semplici attivisti, a imporre la questione Brexit sul tavolo». «Siamo stati noi - ha rivendicato - a terrorizzare (l'ex premier conservatore) David Cameron fino a concederci il referendum» e «siamo andati avanti fino alla vittoria».
 

Ultimo aggiornamento: 1 Febbraio, 13:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA