Strage di squali nel Mediterraneo: l'emergenza coronavirus non ferma la pesca

Sabato 11 Aprile 2020 di Remo Sabatini
Alcune delle decine di grossi squali catturati dai pescatori in Tunisia (immagini pubblicate dal sito di informazione Tuniplus su Fb)

L'emergenza coronavirus non ferma la caccia agli squali nel Mediterraneo. A denunciare l'ennesima strage di questi grandi predatori, Houtiyat, l'associazione ambientalista tunisina che si occupa di studio e ricerca legati alla fauna marina e Tuniplus, pagina web di informazione che, in queste ore, hanno pubblicato le immagini dell'ennesima strage di squali andata in scena nelle acque del Mediterraneo che bagnano Kelibia, località costiera della Tunisia a nord di Hammamet di fronte alla costa siciliana di Mazara del Vallo. Nelle immagini, decine di grossi squali, tra i quali alcuni della specie "capopiatto", sono allieneati sul porticciolo dai pescatori.

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Tra questi ultimi, ancora impegnati nello scarico degli altri esemplari uccisi, qualcuno indossa la mascherina. Segno che la paura del virus invisibile comincia ad aleggiare anche laggiù. Il capopiatto, così come altre specie di squali come la più nota verdesca, non è stato ancora inserito tra le specie protette seppure, da anni, venga denunciato il rapido declino di questi predatori pressochè innocui per l'uomo.

"Predatori che, sottolinea la biologa Valentina Braccia, nonostante siano ad un passo da essere considerati "specie minacciate", continuano a finire regolarmente nelle reti dei pescherecci di taluni Paesi come nulla fosse". Ogni anno, nel mondo, tra gli 80 e i 100 milioni di squali vengono uccisi dall'uomo. Un numero esorbitante che la natura non può rimpiazzare e che sta significando la scomparsa del vecchio signore dei mari dalle acque di tutto il pianeta.

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