Ricercatore di Taranto insignito del premio europeo "Helmut Seitz"

Mercoledì 3 Novembre 2021 di Mario DILIBERTO
A destra il professor Giovanni Addolorato alla cerimonia di premiazione

Un tarantino nell’Olimpo dei ricercatori europei. È stato assegnato a Giovanni Addolorato, professore di 59 anni di Taranto, il premio “Helmut Seitz” della European Society for Biomedical Research on Alcoholism (Esbra) che per la prima volta nella sua storia ha scelto per il prestigioso riconoscimento un ricercatore italiano. 
Il professor Addolorato, direttore dell’unità operativa complessa di Medicina Interna 2 e Patologie alcol correlate del Policlinico Universitario “Agostino Gemelli” nonché professore associato di Medicina Interna dell’Università Cattolica, campus di Roma, è stato premiato per la sua straordinaria carriera che lo ha collocato di diritto tra i luminari del vecchio continente.

Il premio

Per questo gli è stato attribuito il premio destinato al miglior Accademico europeo che ha dedicato la propria vita universitaria e di ricerca alla comprensione delle patologie correlate e associate all’alcol o allo sviluppo di strategie terapeutiche per queste malattie. Il premio viene assegnato ogni due anni con una cerimonia itinerante tra le città europee. L’ultima volta la premiazione si era tenuta a Vienna. Addolorato, invece, è stato premiato in Romania, nello splendido scrigno del teatro dell’Opera di Timosoara.
«Per me si tratta di un onore e di una gioia indescrivibile. Un premio a tanto lavoro che dedico anche alla mia città, Taranto, alla quale sono ancora legatissimo», ha spiegato il professore tarantino che ora entrerà di diritto nel gruppo di esperti che deciderà i futuri vincitori del premio “Helmut Seitz”. 
La scelta di Addolorato da parte della commissione di scienziati è giunta in base a criteri di assegnazione esclusivamente bibliometrici e meritocratici, inquadrando le ricerche con le quali il professore è riuscito ad incidere e a cambiare la pratica clinica. Nel caso di Addolorato la nomination e il successo derivano dalle ricerche che hanno determinato significativi cambiamenti nella gestione e nel trattamento delle patologie alcol correlate. Fra queste spicca la scoperta del “Baclofen” come molecola efficace e sicura nel trattamento del disturbo da abuso di alcol nei pazienti con cirrosi epatica. 
Fino alla scoperta del “Baclofen”, i pazienti, nonostante fossero quelli che maggiormente devono smettere di bere avendo già un danno epatico così avanzato, erano esclusi dai trattamenti con i farmaci disponibili, in quanto metabolizzati dal fegato o gravati da effetti collaterali significativi in presenza di danno epatico. Questa scoperta ha invece permesso di recuperarli nei protocolli di trattamento.

La carriera 

Una specie di rivoluzione che porta la firma del professore, partito da Taranto a meno di diciotto anni per inseguire il sogno di diventare medico. Dopo gli anni tra i banchi dello storico liceo classico “Archita”, infatti, Giovanni Addolorato si è trasferito a Bologna per studiare medicina. Papà operaio e mamma casalinga, dopo l’adolescenza vissuta a “pane e acciaio”, si è dovuto rimboccare le maniche per contribuire alle spese per i suoi studi. Da studente ha diviso le sue ore tra libri e mille lavori. «Ho lavorato nei ristoranti sino a tardi e non è mai stato un problema, anzi», ricorda il professore. Per anni si è guadagnato da vivere con un suo compagno di università, specializzato in informatica, disegnando scenografie e organizzando eventi per le discoteche della riviera romagnola. «Era davvero il lavoro adatto a me in quel momento della mia vita», racconta divertito il professore tarantino allargandosi in un sorriso che riscalda il cuore. «Mi consentiva di studiare dal lunedì al venerdì indossando il camice. Nel fine settimana, poi, mi infilavo un paio di jeans strappati e una maglietta per lavorare. E il bello era che in discoteca mi riuscivo anche a rilassare dalle fatiche della settimana». 
Neanche a dirlo, anche in quel settore il professore diventò uno dei migliori. La sua strada, ovviamente, era un’altra, quella che ha portato avanti con grande sacrificio e capacità. Dopo la laurea e i primi anni a Bologna, il decisivo trasferimento a Roma. «Il mio maestro mi ha offerto una grande opportunità e non ho avuto alcun dubbio nel seguirlo. Dopo aver lasciato Taranto – dice - si è trattato di un nuovo cambiamento. Ma era un’occasione da non perdere». 
Da quel momento sono partiti gli studi e le ricerche che lo hanno fatto diventare un’autorità nel suo settore. Un’ascesa costante condivisa da sempre con la sua famiglia e i suoi cari che ancora vivono a Taranto e che ogni anno torna a trovare. Un cammino lungo che ha portato il professore tarantino ai primi di ottobre sul palco dello splendido teatro di Timisoara. Dove ha ritirato, tra gli applausi dei suoi colleghi, il prestigioso riconoscimento.

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