Gli ambientalisti tornano in strada a Taranto contro lo "scippo" di 575 milioni

Giovedì 6 Gennaio 2022 di Nicola SAMMALI

Dentro la calza della befana c'è il carbon coke per Taranto. La solita epifania, la stessa cenere di sempre. Puntuale la storia si ripete, ma questa volta non è come le altre, per tre ragioni almeno. Erano tutte appuntate su un foglio, discusse all'iniziativa organizzata dal Comitato cittadino per la salute a l'ambiente a Taranto.

I temi

Tre le questioni che ieri sono state affrontate sotto il grande manifesto affisso in viale Magna Grecia all'angolo con corso Italia, realizzato per l'associazione Genitori Tarantini da Leonardo Zaza. La prima: la possibilità che si arrivi allo sfornamento di carbon coke a ritmi accelerati, che significherebbe maggiore inquinamento. La seconda: il tentativo in atto di dirottare 575 milioni di euro dalla bonifica alla produzione dell'acciaio, attraverso una norma inserita nel decreto Milleproroghe. La terza: la richiesta di Acciaierie d'Italia di rivedere la Valutazione del danno sanitario (Vds), affinché il rischio cancerogeno per Taranto venga declassato da inaccettabile ad accettabile, ed evitare quindi il riesame in senso restrittivo dell'Aia voluto anche dall'ex sindaco Melucci. Tre rischi da disinnescare, partendo dalla sensibilizzazione, dalla protesta accompagnata da un'immagine inequivocabile.

«La befana è stata sfrattata da Genova e da Trieste in questi anni e quindi ha diritto di residenza esclusivamente a Taranto. E lavora talmente bene, secondo alcuni, che è diventata addirittura amministratore delegato dell'acciaieria», ha detto Massimo Castellana, indicandola nella grafica che la raffigura mentre inforca una ciminiera al posto della scopa. Nel sacco c'è il carbon coke distribuito ai bambini, piovuto dal cielo. «L'epifania di sempre per i tarantini "Cenere e carbon-coke"», c'è scritto. «Il Milleproroghe - ha commentato Castellana - è un'idea del governo che deve passare dal Parlamento per l'approvazione: se dovesse passare per come è stato scritto, senza alcun riferimento alla salute e all'ambiente, allora sarà una sconfitta non solo del governo ma di tutti quelli che siedono in Parlamento, che non possono rappresentarci. Ma la speranza per Taranto non è stata ancora uccisa, nonostante questi novelli Robin Hood al contrario, come li definisco, che tolgono soldi per la salute dei cittadini di Taranto e li indirizzano nelle casse di chi produce acciaio». Il messaggio è stato raccolto anche dai rappresentanti del consiglio direttivo di Confcommercio Taranto. «Non siamo indifferenti, oggi più che mai comprendiamo che qualcosa di gravissimo sta accadendo. Questo ulteriore scippo alla città non può essere tollerato, non lo consentiremo», ha confermato Pino Spadafino, vicepresidente di Confcommercio. Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink, è tornato sui tre punti iniziali: «Sottraggono 575 milioni alla bonifica, questi soldi erano stati sequestrati ai Riva e dovevano servire come impegno per il futuro di Taranto. Invece adesso vengono trasferiti alla produzione dell'acciaio, non siamo d'accordo. Questo scippo è stato orchestrato mentre compravamo i panettoni. Vorrebbero far produrre a ritmi accelerati la cokeria, e per questo vogliono una revisione dell'Aia. Anche su questo non siamo assolutamente d'accordo. Ma la cosa più grave, che abbiamo scoperto quasi per caso, è che Acciaierie d'Italia ha chiesto al ministero della Transizione ecologica di rivedere la Valutazione del danno sanitario (Vds) e questo perché in quel documento c'è scritto che a Taranto il rischio cancerogeno è inaccettabile. Con il parere di alcuni studiosi vorrebbero che venissero cambiati i modelli di calcolo della Vds, visto che i dati li forniscono loro, passando da rischio cancerogeno inaccettabile a rischio cancerogeno accettabile. Riteniamo che la magistratura debba accendere un faro, siamo pronti a un esposto, tanto più che l'Onu ha parlato di violazione dei diritti umani a Taranto».

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