Conte avvisa i nerazzurri: «Con i giallorossi, niente di abbordabile»

Domenica 19 Gennaio 2020 di Antonio IMPERIALE
Ritorna qui, l'Antonio di Lecce, dal punto di partenza. Quello dei sogni giovanili, cullati in una delle più grandi scuole di campioni. Sotto la scorza sarà ancora emozione. «Tornare significa qualcosa di speciale», ha detto in conferenza, «ho esordito con la maglia del Lecce e fatto tanti anni con quella casacca. Il Lecce è nel mio cuore e ci rimarrà per sempre. Ora lotta per la salvezza, sta facendo il suo percorso, disputando ottime gare. Loro cercano sempre di esprimere un buon calcio, giocano sempre in maniera propositiva. Questa partita non ha niente di abbordabile. Dobbiamo fare grandissima attenzione e tenerla altissima».

Il carattere di Conte e la civiltà di Lecce
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Era di primavera, la prima volta. Il 25 marzo del 2007. L'Antonio leccese aveva appena smesso di correre sull'erba verde dei campi d'Italia e del mondo con la maglia bianconera della Juventus e della Nazionale. A Torino, in casa della Vecchia Signora, ci era andato all'alba degli anni Novanta, il 1991, appena ventunenne, nel solco già tracciato da Franco Causio, da Sergio Brio, da Pasquale Bruno. Tempi diversi, quelli del Barone e dello stopper. Quelli, erano stati gli anni dei terroni talentuosi che la Juve nella logica della fidelizzazione degli immigrati verso la casa madre della Fiat. C'era andato dalla Sicilia anche Pietruzzu Anastasi, che ci ha lasciato in queste ore.

Il Conte meridionale di Lecce, che la Signora aveva vestito da capitano volò alto, sino a sollevare la Champion League nel 1995-96, e a mettersi al petto la medaglia d'argento con la maglia azzurra della Nazionale, sia Mondiali che agli Europei. Da calciatore contro il Lecce tornò a giocare dopo sei mesi di stop forzato per un maledetto infortunio. Andò a rete, esultò, e finì come tutti ricordano. La prima volta da allenatore al suo Via del Mare, la visse in castigo, lassù in cabina, con l'Arezzo che affondava contro il Lecce. Era ancora serie B. E fu un debutto amaro, per il Conte. Quasi una nemesi del tifo. Un gol di Valdes ed il Lecce di Papadopulo infilò il terzo successo consecutivo, per l'Arezzo, fu il prologo della retrocessione, per via della penalizzazione.

Ma il Conte non era il tipo di farsi bruciare dalla partenza difficile. Alla scuola della Juventus, dove, come insegnava Boniperti, ciò che conta è solo vincere, ripartì con lo sguardo, come sempre, proiettato in alto. A Lecce, da allenatore, ci tornò con il Bari, metà di maggio del 2008, vinsero i baresi e per Conte fu ancora contestazione da parte del tifo leccese. Il Bari poi e a seguire l'Atalanta come trampolino di lancio verso la grande stagione di successi con la Juventus. L'improvvisa rottura con la Signora già in ritiro, gli ottimi risultati con la Nazionale, l'esperienza vincente con il Chelsea. Vuole vincere ancora, Conte. Ultimo aggiornamento: 14:25
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