Vive le cinéma, il cinema francese a Lecce. Con l'omaggio ai diritti umani e alle manifestazioni in Iran

Vive le cinéma, il cinema francese a Lecce. Con l'omaggio ai diritti umani e alle manifestazioni in Iran
di Sarah Helena VAN PUT
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Domenica 4 Dicembre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 11:57

Il faticoso percorso verso la libertà e il riconoscimento dei diritti umani sono i temi al centro della 7° edizione del festival Vive le Cinema che ha presentato ieri il suo programma in una nuova versione invernale: la manifestazione, l’unica nel sud Italia dedicata al cinema francese contemporaneo, sposta le sue giornate nel primo weekend di feste natalizie inaugurando il suo ricco programma giovedì per proseguire fino a domenica in una nuova location, il Teatro Apollo.

L'omaggio a chi lotta per la libertà

Il festival, diretto da Angelo Laudisa, Alessandro Valenti e Brizia Minerva, guardando ai nuovi movimenti rivoluzionari che attraversano tutto l’Iran contro la repressione del regime di Teheran, vuole rendere omaggio a tutti coloro che lottano di persona per affermare il diritto inalienabile di libertà, tra cui molti artisti che per le loro opere sono oggi in carcere come Jafar Panahi, regista di “Gli orsi non esistono” che ha ottenuto il premio speciale della giuria al Festival di Venezia 2022. Per questo motivo l’ospite internazionale di questa edizione è l’attivista e attrice iraniana Mina Kavani, esule in Francia da quasi un decennio a seguito della partecipazione al film “Red Roses” di Sepideh Farsi, film ambientato durante i moti di protesta dell’Onda verde del 2009. L’attrice sarà protagonista di un incontro su “Cinema e diritti” nel quale racconterà, dialogando con la giornalista Antonella Gaeta, la sua vita di attrice e attivista e sopratutto l’incredibile esperienza sul set di “Gli orsi non esistono”, una produzione non autorizzata dal regime, girato in Turchia in totale segretezza.

In programma dodici opere che affrontano il lungo percorso per l’affermazione dei diritti umani 

Ad accompagnare la testimonianza di Kavani il festival ha selezionato dodici opere che affrontano il lungo percorso per l’affermazione dei diritti umani come il tema della parità di genere e i diritti della comunità lgbtq+: “Trois nuits par semaine” di Florent Gouëlou è un viaggio nella comunità drag della scena parigina tra show, confessioni e battaglie per la libertà d’espressione. Il tema della crisi economica, delle periferie, i legami e i nuovi equilibri della famiglia contemporanea sono invece i temi su cui si concentra il film “Le sixtieme enfant” di Léopold Legrand che racconta l’accordo impensabile tra due genitori che vivono nella periferia parigina con cinque figli a carico, un sesto in arrivo, e una coppia di avvocati che non può avere figli. 

Tra le sezioni che da sempre accompagnano il Festival, tornano gli incontri dedicati ai giovani studenti del Dams che potranno approfondire lo studio del cinema e lo sviluppo della competenza critica attraverso la sezione “Dallo schermo alla pagina” a cura di Luca Bandirali che presenterà, nella libreria Liberrima, testi di recente pubblicazione sulle ultime ricerche in ambito cinematografico, ma soprattutto potranno assistere all’incontro “Fare cinema. Nuove sfide europee” con Christophe Mazodier, produttore di Polaris Films, in programma domenica alle 11 nell’Auditorium del Museo Castromediano.

Una delle sezioni sempre importati del festival è Spazi Aperti della Visione, sezione dedicata alla video arte che quest’anno inaugurerà l’apertura del festival, 8 dicembre alle ore 19 presso il Teatro Apollo, con una live performance “Moonbird variations” realizzata dagli artisti Rä Di Martino, Mauro Remiddi, Simone Alessandrini. All’interno del programma saranno presenti anche i lavori di Evangelia Kranioti con il film “Obscuro Barroco” incentrato sulla figura transgender Luana Muniz; “Indes Galantes” di Philippe Béziat, dove le nuove ibridazioni di danza contemporanea acquisiscono valore politico e sociale; Iván Argote in “La Plaza del Chafleo” s’interroga su come utilizziamo gli spazi pubblici, fisicamente e simbolicamente e infine Théodora Barat indaga gli “ambienti mutevoli” lungo il confine estremo tra paesaggio artificiale e segno nel lavoro “Off power”.

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