Bracconieri in agguato nel parco dei Castelli Romani, a rischio rapaci e cinghiali

Sabato 8 Giugno 2019
Le cure a un uccello ferito
Bracconieri in agguato nell’area protetta dal Parco regionale dei Castelli Romani e nelle zone limitrofe. In poco più di una settimana sono stati trovati feriti dei rapaci protetti, tra cui due gheppi, un rondone e uno sparviero.
I bracconieri hanno lanciato una dura offensiva, sfidando le forze addette al controllo. Agiscono sia di giorno che di notte, senza preoccuparsi delle leggi. La caccia nelle aree protette è punita con pesanti sanzioni amministrative e con condanne penali. Un cacciatore di frodo che agisce nel Parco dei Castelli Romani, colto in flagranza di reato, rischia l’arresto. «Ci sono – dice Gianluigi Peduto, presidente del Parco regionale dei Castelli Romani – dei segnali molto preoccupanti, ma non c’è un vero allarme. Stiamo rafforzando la vigilanza per rendere la vita dura ai bracconieri e per prevenire altri atti contro la fauna del Parco».
Nei giorni scorsi, a Velletri, due signore hanno soccorso due gheppi feriti e finiti in strada. Gli uccelli sono stati portati alla clinica ‘Il Regno degli Animali’, diretta dal dottor Umberto Cara, una struttura privata ma convenzionata. Gli esami hanno accertato che i due gheppi erano stati colpiti da pallini, sparati da bracconieri. Se non fossero stati soccorsi sicuramente sarebbero morti. Questi uccelli, che hanno spiccate capacità di volo, difficilmente vanno a sbattere contro pali o ostacoli, a meno che non siano malati. I veterinari della clinica li stanno curando amorevolmente e, dopo un periodo di riabilitazione, gli operatori del Parco li libereranno. Casi analoghi di ferimenti di uccelli si registrano anche in altri comuni dei Castelli. Qualche giorno fa ai guardiaparco è stato portato anche un rondone ferito ad un’ala. Una settimana fa nella zona rurale di Cecchina, all’interno di un deposito giudiziario in via dei Meli, anche uno sparviere, sempre ferito ad un’ala, è stato soccorso e prelevato dalle guardie zoofile dell’Ekoclub.
Non si ferma neanche la caccia di frodo ai cinghiali, enormemente diffusi nel territorio dei Castelli Romani, al punto che arrivano a razzolare a piccoli gruppi anche a ridosso dei centri abitati. La caccia al cinghiale più che con fucili a pallettoni viene esercitata con buche e con trappole di ferro che straziano gli animali. «Abbiamo - riprende Peduto - diverse segnalazioni sulle loro incursioni, ma stiamo facendo un monitoraggio per verificare se è il caso di intervenire con un prelievo controllato. Stiamo anche monitorando i lupi che sono gli antagonisti naturali dei cinghiali».
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