Xylella, appello ai ministri dell'Ambiente e Beni culturali: «No ai vincoli sui reimpianti»

Domenica 5 Gennaio 2020 di Danilo SANTORO
«Serve buon senso. Non si può limitare l’attività d’impresa». La richiesta di aprire un confronto sui contenuti. Sui bisogni di chi in poco tempo, a causa della xylella, ha perso ettari di produzione, ed oggi seppur a fatica stava provando a ripartire, magari puntando non solo sull’olivicoltura. Giannicola D’Amico, vicepresidente regionale della Cia, invita il governo, ed in particolari i ministeri dei Beni Culturali e dell’Ambiente, a desistere nel proseguire con l’impugnativa contro l’articolo 26 del bilancio regionale. 
Il governo pugliese, infatti, aveva approvato la deroga ai vincoli ambientali e paesaggistici per avviare la diversificazione delle colture, in alcune aree maggiormente colpite dal batterio killer degli ulivi. «Ho sempre sostenuto che bisogna ricostruire il futuro di migliaia di aziende agricole. Per fare questo non bisogna limitare l’attività d’impresa, ma a chi è nelle condizioni deve poter investire e produrre, anche con altre colture che non sono suscettibili all’attacco della xylella. La notizia del governo centrale - spiega D’Amico - ci preoccupa e non poco». Una ulteriore vertenza in gran parte dei territori del Salento, che si aggiunge alle altre innumerevoli criticità, in questa fase di condivisione con l’emergenza. «La xylella non aspetta i tempi della burocrazia, della politica e della giustizia: questa impugnativa ora potrebbe ritardare interventi di ricostruzione di un intero territorio. Auspichiamo che il buon senso possa prevalere e venga data l’opportunità a chi rivuole riprendere a coltivare la terra e fare reddito, di poterlo fare anche diversificando. Ovviamente l’olivicoltura - afferma il vicepresidente pugliese della Cia - deve rimanere il settore prioritario per la Puglia, con utilizzo di cultivar resistenti». 
Chi da tempo sta seguendo da vicino la crisi del settore è anche Carmela Riccardi, architetto paesaggista, ma titolare di un’ impresa olivicola che si trova all’interno della Piana dei Millenari ad Ostuni. «I ministri a Roma sanno cosa è la xylella? Che purtroppo “gli oggetti del vincolo” gli olivi centenari e millenari sono “scheletri improduttivi” ed il paesaggio agrario storico oggetto del vincolo non esiste più? Sanno che la desertificazione del Salento sta producendo impatti negativi su tutto il sistema ecologico e idrogeologico? Sanno che la desertificazione insieme ai cambiamenti climatici stanno introducendo nuove variabili sulle colture compatibili con i cambiamenti e con la sostenibilità del reddito?». Una serie di domande indirizzate al governo dalla professionista ostunese d’adozione, che invita i ministri dei Beni Culturali e dell’Ambiente, Dario Franceschini e Sergio Costa, in Puglia per verificare da vicino la situazione del Salento, dopo l’attacco della xylella. «Tutto il regime vincolistico delle Soprintendenze, dell’’urbanistica ed enti dell’Osservatorio Fitosanitario europeo, nazionale e regionale, devono confrontarsi con una situazione che ad oggi non si era mai verificata: il batterio sta divorando il paesaggio rurale storico in Salento come nella Piana degli Olivi Monumentali. Il Parco dei Paduli ed il Gigante di Alliste in Salento sono morti, non c’è nulla da tutelare più, c’è la desertificazione: cosa si vuole tutelare il deserto? Liberare i territori agricoli infetti e desertificati - conclude Riccardi - non significa darli in pasto alla speculazione edilizia, significa lasciarli agli agricoltori e supportarli nelle loro sperimentazioni agricole».
La sollecitazione ai ministeri dell’Ambiente e dei Beni culturali e parlamentari a desistere dal presentare l’impugnativa contro la norma regionale che consente di reimpiantare altre colture oltre l’ulivo arriva anche dalla provincia di Lecce. «È vero che il vincolo riguarda solo il 5% della superficie - sottolinea l’imprenditore olivicolo Renato Congedi, in prima linea nella lotta alla xylella -. Ma c’è chi come noi ha terreni sottoposti completamente a vincolo paesaggistico. Non è giusto puntare solo sulla monocoltura».
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