È emergenza sui medici Ne mancano almeno 900

Lunedì 7 Ottobre 2019
Il governo pensa anche ad intervenire per allentare il freno sul personale, tra le problematiche più urgenti sul fronte sanitario. Il tetto fissato all'1,4% in meno della spesa del 2004, sebbene reso flessibile già dal precedente governo, va rivisto. Recenti dati Eurostat evidenziano che in Italia negli ospedali nel 2016 operavano circa 213 medici ogni 100.000 abitanti mentre in Francia erano 264, in Germania 237 e in Spagna 227. Senza interventi nel 2025 si rischia di scendere a 181 medici ogni 100.000 abitanti. Concorsi deserti, ricorso ai medici a gettone, chiusura di servizi sono il prezzo da pagare agli organici ridotti che obbligano i medici a turni gravosi, surplus di orario e ferie non godute.
Il dato da cui partire è il calcolo del fabbisogno. Il ministro della Salute Roberto Speranza sta attingendo a varie fonti: Regioni, Asl, centri studi indipendenti, parti sociali e sindacati di categoria. La sintesi sarà politica e imporrà delle scelte. L'orientamento è autorizzare concorsi a tempo indeterminato di personale da destinare all'adeguamento dei servizi d'emergenza-urgenza. terapia intensiva e subintensiva, riabilitazione, centri trapianti e di alta specialità, assistenza domiciliare. Per converso si pensa alla riduzione, in via permanente e strutturale, delle spese per il personale precario e per l'acquisizione di beni e servizi ma i sindacati confederali hanno posto il paletto della salvaguardia dei titolari di rapporti a tempo determinato. Speranza ha comunque rivendicato la necessità di reperire risorse per il personale. «Le risorse in sanità - ha detto - non vanno considerate banalmente come una spesa, ma come un investimento straordinario sulla salute e sul benessere delle persone».
In Puglia, secondo le stime, mancano 498 medici per Medicina generale/urgenza, 216 per Pediatria, 78 per Medicina interna, 93 per Anestesia, Rianimazione e Terapia intensiva, 97 infine per Chirurgia generale.
Intanto, prosegue il dibattito sul Superticket, che scomparirà: Speranza assicura che si batterà perché questo avvenga prima possibile. L'obiettivo del governo, spiega Speranza, è superare progressivamente il superticket «che aumenta le discriminazioni e le diseguaglianze tra i territori e nei territori». Il suo superamento «costa 550 milioni, ma visto che 60 sono già stati messi l'anno scorso, ci vogliono 490 milioni», per i quali vanno trovati «stanziamenti extra».
Non si sono fatte attendere le reazioni, a cominciare da quelle delle associazioni dei consumatori. «I superticket sanitari - dice il Codacons -, oltre a rappresentare un ingiusto costo a carico degli utenti della sanità, determinano pesanti disuguaglianze tra cittadini i quali, a parità di trattamento sanitario, subiscono aggravi di costi diversificati a seconda del luogo di residenza. Non solo. In alcuni casi i costi delle prestazioni, a causa di tale balzello, risultano più elevati nella sanità pubblica, spingendo gli utenti a rivolgersi a cliniche e strutture private». L'associazione dei consumatori appoggia la proposta «di eliminare l'odioso balzello introdotto dalla Legge Finanziaria del 2011». «Ad oggi è possibile parlare di vera e propria giungla per i superticket. La tassa da 10 euro su farmaci e prestazioni specialistiche vale tra i 500 e gli 800 milioni di euro annui, e non vi sono numero certi sul gettito garantito da tale balzello anche perché le amministrazioni regionali procedono in ordine sparso e cambiando spesso le carte in tavola», dice il presidente dell'associazione, Carlo Rienzi.
Come ricorda il Codacons, «nella giungla che vige oggi, il superticket si paga integralmente in 9 regioni: Puglia, Abruzzo, Liguria, Lazio, Molise, Campania, Calabria, Sicilia e Lombardia. Non si paga invece in Friuli Venezia Giulia, Marche, Sardegna, Valle D'Aosta e Piemonte. In tutte le altre è invece previsto in maniera proporzionale al valore della ricetta oppure proporzionalmente al reddito». «Tutto ciò crea disuguaglianze inaccettabili tra cittadini in base alla regione di residenza, e spinge gli utenti a rivolgersi alla sanità privata poiché alcune prestazioni, come esami del sangue o delle urine, a causa del Superticket da 10 euro risultano più costose se eseguite presso le strutture pubbliche», conclude il Codacons.
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