Dopo l'ultimo blitz/ Le inchieste e il silenzio "colpevole" della politica

Dopo l'ultimo blitz/ Le inchieste e il silenzio "colpevole" della politica
di Rosario TORNESELLO
4 Minuti di Lettura
Sabato 9 Luglio 2022, 11:45 - Ultimo aggiornamento: 15:01

Se la politica attende la magistratura per intervenire, ha già tracciato la traiettoria di un nuovo fallimento. L’ultima inchiesta – l’ennesima, per la precisione – rilancia la questione morale in Puglia, nella Regione, nelle sue articolazioni, nelle molteplici diramazioni. La questione non è “chi” e “fino a quale punto” sia responsabile, a quello penseranno i giudici (il gip in verità lo ha già fatto in lungo e in largo, con toni non proprio lusinghieri, ma è pur sempre solo l’indagine preliminare). La questione, semmai, è cosa fa (o per meglio dire non fa) la politica per rimediare ai guasti, curare sé stessa e recuperare credibilità. E la risposta è fin troppo semplice, per quanto amara: nulla, assolutamente nulla. Concentrata com’è su altro: perpetuarsi come blocco di potere, radicarsi nei luoghi delle decisioni, replicare all’infinito uno stesso schema, logoro e consunto. Con i risultati fin troppo evidenti. A tutti, evidenti, tranne che alla politica, appunto.

Emiliano tace. Come dargli torto? Di solito, sul punto è poco convincente. La questione morale ha trafitto il suo mandato in lungo e in largo (esigenze di sintesi impediscono dettagliata esposizione dei fatti, ma per quanti volessero non sarà un problema reperirne elencazione esaustiva). Nel forum di pochi giorni fa a Quotidiano, difendendo il suo modello di potere (campo largo e pedalare), ha motteggiato sul “cinismo” delle alleanze (definito testualmente “civismo” per un malinteso senso della realtà): alleanze ampie e trasversali senza steccato alcuno rendono meno ricattabili un sindaco o un governatore; al contrario, una maggioranza ristretta, un blocco omogeneo, li espone a molteplici pressioni, rendendoli oltremodo fragili e perciò in un certo senso “gestibili”. La mancanza di alternative come riflesso della totale assenza di alternanza. Divagazioni su un evidente vulnus della democrazia, patrimonio di civiltà per nulla sovrapponibile al fritto misto indigesto che la contemporaneità propina agli elettori (e che gli elettori disdegnano, disertando costantemente e sempre più convintamente le urne, se a qualcuno fosse sfuggito...).

La questione ha addentellati ancor più interessanti: sarà pure che il campo largo azzera il potere di ricatto (opinabile), ma di sicuro rende incontrollabile la variegata ricerca del consenso e l’ostentata manifestazione del potere, tanto al centro quanto in periferia, a maggior ragione nel sottobosco degli affari, dove si annidano malcostume e illegalità diffusa e dove la raccolta dei voti – architrave di qualsiasi discorso in cui si è ormai ridotta la politica – talvolta trasmuta in compravendita delle preferenze, sotto varie forme: corruzione, scambio di favori, pretese e imposizioni, fino a quella immaginifica fattispecie di reato che va sotto il nome di traffico di influenze illecite, calderone in cui può finire tutto e il contrario di tutto. E tuttavia, non devono essere i giudici e le forze dell’ordine a suonare l’allarme. Come detto all’inizio, l’errore sta proprio qui: la politica che attende la magistratura rispetta la separazione dei poteri ma non adempie il proprio dovere di essere governo della cosa pubblica con disciplina e onore. Con dignità e attenzione. Con lungimiranza, competenza e capacità.

La disattenzione non è un reato. E non lo è neppure la sottovalutazione dei rischi e dei pericoli, fatta salva - si capisce - la buona fede. Ma l’una e l’altra, per chi fa politica con spirito di servizio e non con brama di radicamento nelle cariche e impossessamento dei ruoli, sono colpe cui corrispondono altrettanti profili di responsabilità. Emiliano non dovrebbe tacere come se la cosa non lo riguardasse o tirare dritto come se i problemi fossero altri. Né limitarsi ad auspicare chiarezza e a esibire fiducia nel lavoro degli investigatori, nominando su due piedi il successore del dimissionario direttore generale dell’Asl di Lecce per accelerare e voltare pagina. Da magistrato qual è, sa bene cosa intenda il gip quando parla di “desolante panorama di sistematica corruttela che prospera nella gestione degli affari alla Regione Puglia”. Desolante panorama e sistematica corruttela. Non c’è nessuna prova di colpevolezza, solo un’enormità di elementi di valutazione. Anche qui: il tema non è il profilo penale della questione, ma il risvolto etico, morale e materiale della faccenda. Così, messo in questi termini l’ordine del discorso, l’attenzione si sposta su Emiliano governatore: se anche lui sa cosa intenda il gip, possiamo parlare del problema; se non lo sa, abbiamo un grosso problema. Ma se lo sa e fa finta di nulla, altro che problema: siamo nel pieno di una tragedia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA