La Capitale paga il prezzo più alto, troppe negligenze nella sua gestione

Mercoledì 16 Settembre 2020

Il lockdown ha colpito tutte le città e tutti i paesi italiani indistintamente. Ma gli effetti economici non sono stati uguali per tutti. C’è chi ha pagato di più e chi di meno. Non è solo una questione di divario tra Nord e Sud. Anche Roma, la Capitale, già penalizzata da una cattiva gestione è stata fortemente danneggiata dalla pandemia. Per diverse ragioni. La prima, più immediata da capire, è stata il prosciugamento dei flussi turistici che ha portato alla chiusura di numerosi alberghi e a una ecatombe dei b&b di cui si era riempito il centro storico. Di conseguenza anche le attività commerciali ne hanno risentito. La seconda mannaia è stato (e continua in parte ad essere) lo smart working. Nella Capitale ministeri e uffici sono, ancora una volta, molto concentrati nel centro storico. Gli effetti, come certificato da una ricerca della Cna di Roma, sono stati devastanti. Prendiamo le 8.364 imprese di ristorazione della Capitale. La previsione generale è di un calo del fatturato del 70% e per un’impresa su tre il destino è segnato: la chiusura. Lo stesso vale per le gelaterie: fatturato inferiore dell’80% rispetto all’anno passato e il 40% non arriverà all’anno venturo. Non si salva nessuno. Nemmeno gli impiantisti, un settore sul quale difficilmente il sole cala. Per le oltre 8 mila ditte del settore, la previsione è di una riduzione degli affari del 40% con il 15% destinato a tirare giù le saracinesche. Senza contare i tunnel senza uscita nel quale sono finiti gli alberghi (85% di fatturato in meno previsto), il settore oreficeria o trasporti. A Roma servirebbe un piano. E gli investimenti del Recovery. Ma i 25 miliardi di progetti presentati dal Campidoglio, compreso l’acquisto di decespugliatori e la costruzione della funivia, sono ad essere generosi alquanto improbabili.

Ultimo aggiornamento: 30 Settembre, 17:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA