Putin, lo "show" tra Super Bowl e concerto rock: allo stadio Luzniki di Mosca tutti con la Z sul petto (e lui col giubbotto antiproiettile)

E lui, lo zar russo, si presenta con un abbigliamento sportivo, un piumino blu scelto non a caso, visto che maschera il giubbotto antiproiettile, e un maglione dolcevita

Putin, lo "show" tra Super Bowl e concerto rock: allo tadio Luzniki di Mosca tutti con la Z sul petto (col pericolo cecchino)
Putin, lo "show" tra Super Bowl e concerto rock: allo tadio Luzniki di Mosca tutti con la Z sul petto (col pericolo cecchino)
di Cristiana Mangani
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Venerdì 18 Marzo 2022, 15:06 - Ultimo aggiornamento: 17:14

Un po' Super Bowl, un po' concerto rock. Vladimir Putin parla alla nazione nello stadio «Luzniki» di Mosca, ed è un trionfo di bandiere, di giovani che cantano e che sorridono. Come dire: siamo tutti con te. E lui, lo zar russo, si presenta con un abbigliamento sportivo, un piumino blu scelto non a caso, visto che maschera il giubbotto antiproiettile, e un maglione dolcevita. Le immagini dell'arena piena di musica e colori fanno il giro del mondo e rendono ancora più contrastanti e forti quelle che provengono dall'Ucraina, dove ovunque è distruzione e morte.

L'effetto Zelensky

Deve aver fatto un particolare effetto sull'autocrate russo la grande campagna di informazione messa in piedi dall'avversario Volodymyr Zelensky, quel presidente ucraino in prima linea che parla con il cuore all'Europa e all'America, che fa selfie, video e proseliti. 

Putin sceglie l’anniversario dell’annessione della Crimea (strappata all’Ucraina nel 2014) alla Federazione russa. Il ministero degli interni russo parla di 200.000 persone radunate all’interno e all’esterno dell’impianto sportivo. L’evento, trasmesso in diretta tv ha per titolo «Per un mondo senza nazismo, per la Russia, per il presidente». I conduttori hanno appuntata sulla giacca la «Z» che contraddistingue le truppe che hanno invaso l’Ucraina, e lo stesso simbolo compare dagli spalti. E a vedere le immagini tornano in mente le convention americane, dove è tutto un fluttuare di bandiere e di applausi.

Putin: «​Attueremo i nostri piani, fermeremo il genocidio in Donbass». Poi cita la Bibbia

Lo show allo stadio Luzniki

Il presidente russo sceglie di mostrarsi in pubblico, e questa volta è proprio lui. Anche se resta sul palco per pochi minuti. Troppo rischioso esporsi così tanto: il cecchino potrebbe essere ovunque.

Fa il suo ingresso nello stadio alle 14.15 (ora italiana) acclamato dalla folla. «Gli abitanti della Crimea vogliono abitare nella loro terra, con la loro patria storica, la Russia», dice mostrandosi calmo e determinato - hanno fatto la cosa giusta opponendosi ai nazisti». «Kiev organizza operazioni militari punitive contro il Donbass, qui siamo intervenuti per fermare un genocidio dei russi ». Il leader del Cremlino prosegue citando la Bibbia: «Non c’è amore più grande che donare l’anima per gli amici». E soprattutto puntualizza: «Sappiamo cosa fare, attueremo tutti i nostri piani». Insomma, andremo avanti. Parole chiare e nette per le orecchie dell'Occidente. Non sceglie di rispondere al presidente americano Joe Biden, che lo ha definito un pericoloso criminale di guerra, un assassino di civili e bambini. Ma utilizza la sua propaganda per far circolare il messaggio che la Russia è intervenuta in aituo degli amici.

Applausi e cori

Dietro di lui un coro inizia a cantare tra gli applausi e i fuochi di artificio. L'immagine che Mosca ha voluto rimandare è stata quella di un Paese felice e orgoglioso dell'operazione in corso. Anche se qualcosa pare che non sia andata bene nella diretta televisiva, perché il discorso è stato improvvisamente tagliato dalle tv russe che ora lo stanno rimandando in onda. Chissà se l'incidente costerà qualche testa e se sia stata l'operazione di abili hacker, da tempo in azione contro Mosca.

Nel corso della mattinata, prima del discorso alla nazione, Putin ha avuto anche un colloquio con il cancelliere tedesco Scholz, cui ha detto che «da Kiev arrivano proposte sempre più irrealistiche». Non ha voluto invece commentare le parole che gli sono state rivolte dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden, che lo aveva definito «assassino» e «criminale di guerra». Secondo quanto riportano le agenzie russe Tass e Interfax, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha parlato di un «insulto personale» e ha aggiunto: «Considerando l’irritazione del signor Biden, la fatica e talvolta la sua smemoratezza, che alla fine si traduce in affermazioni aggressive, noi preferiremmo astenerci dal fare qualunque duro commento che possa causare un’ulteriore aggressione».

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