Vacanzieri in calo? Lecce tiene testa «Salvati dagli stranieri»

Vacanzieri in calo? Lecce tiene testa «Salvati dagli stranieri»
Le lunghe code all'ingresso della città in un sabato ferragostano raccontano di un territorio che non ha affatto perso il proprio smalto, in termini di attrattiva turistica. E nelle analisi che da settimane si susseguono su presunti cali (soprattuttoa Gallipoli) ed eventuali responsabilità, il capoluogo racconta di strutture di medio alto livello che continuano ad aprire, di giovani imprenditori che scommettono su questa terra, e che in città puntano su servizi esclusivi come i b&b con piscine sul terrazzo e bagno turco in ogni camera.
«Il calo di cui si parla riguarda soprattutto l'afflusso di turisti italiani - spiega Stefano Ramirez, responsabile dell'info point turistico all'interno del Castello Carlo V -. A luglio la città di Lecce ha registrato un lieve flessione, ma si tratta di un fenomeno che si ripete spesso. Luglio è una sorta di mese cuscinetto tra la bassa e l'alta stagione. Ed è proprio il mese generalmente preferito dagli italiani, un target turistico di media fascia che è stato colpito dalla crisi economica». Secondo Ramirez, nel mese di maggio il turismo del capoluogo è andato molto bene e, per agosto, gli alberghi da quattro a cinque stelle registreranno un aumento. A scegliere la città, e il Salento in generale, quest'anno moltissimi visitatori dal Belgio e dalla Francia. I tour dell'hinterland da Acaya, a Otranto, fino a Polignano e Grottaglie messi a disposizione dall'info point, e i collegamenti di Salentoinbus, hanno reso la città di Lecce appetibile anche in piena estate. La richiesta di visite guidate ha avuto un notevole incremento da parte degli stranieri.
«Un lieve calo quest'anno racconta Ramirez lo abbiamo avuto da parte del turista tedesco. Ho notato invece un riscontro positivo in termini di commenti da una Puglia Promozione ha realizzato con cartelloni e volantini in giro per la Svizzera». Lo sportello però registra anche qualche lamentela: molta sporcizia, basolato sporco e in alcuni tratti a dir poco sconnesso, un cattivo odore che in certi punti della città si avverte al mattino, carenza di bagni pubblici, totale assenza di segnaletica per i monumenti. Nel centro storico in molti non riescono ad orientarsi.
«Rispetto allo scorso anno dice Andrea Montinari, responsabile degli hotel Risorgimento, Eos e President - ci sono tantissime altre destinazioni concorrenziali e poi paghiamo lo scotto del costo eccessivo a fronte di un servizio non proprio eccellente in tema di trasporti. Nonostante questo la città ha mantenuto in linea generale i suoi standard in termini di prenotazioni. In alcuni periodi si è registrato anche un aumento rispetto agli anni scorsi». Anche Montinari conferma una maggiore presenza del mercato anglofono e dei turisti belgi. «Le campagne di comunicazione hanno evidentemente funzionato, così come il miglioramento dei collegamenti con quelle aree», spiega. «Il tedesco si è spostato verso mete più economiche, come il Nord Africa e l'Albania».
L'impatto mediatico delle polemiche gallipoline, per Montinari, non ha inciso più di tanto sull'attrattiva turistica della città. Quanto al trend italiano si registra soprattutto una presenza di prossimità, con moltissimi meridionali, dice. Ma poi si intravedono ancora lombardi e toscani. Il 60 per cento delle prenotazioni però è in lingua straniera.
Un po' fuori dal coro l'analisi di Giancarlo De Venuto, dell'Hilton Garden Inn. «Negli ultimi sette anni abbiamo registrato sempre un pienone di prenotazioni ad agosto. Quest'anno abbiamo ancora alcune stanze vuote». Secondo De Venuto, in estate, Lecce ha fatto un po' da seconda scelta per via delle eccessive tariffe delle strutture ricettive della costa. «Il turismo del capoluogo sostiene - funziona moltissimo da aprile fino a giugno, e poi da settembre. Ma su luglio e agosto siamo sempre riusciti a registrare il tutto esaurito perché i nostri prezzi si sono rivelati di un 20 per cento più bassi rispetto a quelli delle marine. Il pienone in città, dunque, per De Venuto non c'è. E accusa: «Negli ultimi anni la politica regionale ha vissuto di rendita rispetto al brand Puglia. Non ha continuato a promuoverlo e strutturarlo. Se a questo ci aggiungiamo i paginoni su Ilva, migranti, tap e xylella, capiamo come ci siamo fatti del male da soli».
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Domenica 12 Agosto 2018 - Ultimo aggiornamento: 19:43