Ex Galateo, l'appello delle associazioni: «Salviamo insieme gli spazi»

Ex Galateo, l'appello delle associazioni: «Salviamo insieme gli spazi»
di Ilaria FLORIO
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Mercoledì 11 Maggio 2016, 13:23 - Ultimo aggiornamento: 13:25

Nonostante le dimensioni dell’ex Galateo siano imponenti, è con le piccole azioni che le dodici associazioni firmatarie di un nuovo appello alle Istituzioni, sono convinte si possa intervenire per recuperare l’area. Una lettera aperta, rivolta anche alla città, nata dopo l’incendio che qualche giorno fa ha dato alle fiamme il terzo piano dell’ex ospedale. «L’incendio di origine dolosa - si legge nel comunicato - dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che gli spazi pubblici abbandonati sono luoghi non sicuri, rischiosi per l’incolumità delle persone e sempre e comunque un’occasione mancata per le città».
Da qui è nata l’esigenza dei dodici gruppi (Lua, Wwf Salento, Coolclub, Fermenti lattici, Randage, Meticcia, Acrobatik, Eutopia, Fablab lecce, Ammirato Culture House, Cinema del Reale, Factory Compagnia Transadriatica) di proporre alla Regione e al Comune una nuova modalità di azione.
«Immaginiamo una modalità nuova, etica e sostenibile per intervenire negli spazi pubblici - scrivono - dove poter sperimentare l’autorecupero, far lavorare le tante piccole realtà imprenditoriali sane di questo territorio e coinvolgere il mondo del terzo settore».

Le associazioni che hanno firmato il documento sono le stesse che, negli anni scorsi, hanno messo in pratica progetti diversi con piccoli budget, nell’ambito del programma di rigenerazione urbana del quartiere Leuca (idealmente proseguito nel coordinamento dell'Assessorato alle Piccole Cose). Un’occasione in cui ciascuna realtà ha sperimentato, sulla propria pelle, che è possibile realizzare tante attività con pochi soldi. «I progetti che cambiano il volto di un quartiere - si legge nella lettera - non sempre richiedono grandi somme di denaro. Richiedono passione, buon senso, capacità di mettere in relazione le persone, concretezza e competenza.” Ora, quelle stesse competenze e quella stessa passione, le associazioni vogliono metterla a disposizione degli enti.
Di una cosa sono certi i firmatari della lettera: un milione e 200mila euro stanziati per il recupero dell’edificio, «sono una cifra esagerata e piuttosto - ribadiscono - sono necessari buoni progetti, che partano dal basso e assecondino e migliorino ciò che la natura ha mantenuto, tenendo conto della materia vivente con la quale ci si confronta, dando la possibilità di sperimentare, modificare, ascoltare, guardare, correggere. Un lavoro minuto e integrato, che sia la somma di piccole azioni di manutenzione. Il contrario di ciò che un unico grande appalto potrebbe produrre».

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