Cimitero, tra furti e degrado. «E se piove l'acqua si infiltra nelle tombe»

Cimitero, tra furti e degrado. «E se piove l'acqua si infiltra nelle tombe»
di Matteo BOTTAZZO
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Mercoledì 24 Agosto 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 07:15

«L’incuria e l’abbandono regnano sovrane nel cimitero di Lecce. Il dolore per la perdita di mio figlio mi ha tolto le forze per condurre una battaglia, ma non ci si può voltare dall’altra parte contro la gestione dei servizi cimiteriali». Il dolore di Anita Maria Pinto è carico di rabbia. Lei che il cimitero di Lecce, dal disgraziato giorno della perdita del figlio lo conosce sin troppo bene, non risparmia critiche: «Oramai noi cittadini siamo costretti a proteggere un luogo che altrimenti risulta quasi abbandonato fatta eccezione del giorno. Fatta eccezione però per il 2 novembre, per quella data viene tirato a lucido, come mai nel resto dell’anno».

Le segnalazioni: «Furti a raffica di lumini, fiori e oggetti dalle tombe»

Ma nella struttura comunale di via San Nicola - come raccontano i parenti dei defunti - il contesto è fatto di tombe abbandonate, lapidi divelte e uno stato di incuria apparente che non aiuta a migliorare l’animo di chi tra le cappelle del cimitero di Lecce va a ricordare e rendere omaggio ai propri cari. 
La sequenza di furti di oggetti ricordo, vasi, portafiori e persino lumini votivi dalle tombe private è praticamente all’ordine del giorno. E c’è chi non denuncia nemmeno più ma preferisce tenere la cappella di famiglia spoglia affinché i mal intenzionati non trovino nulla da portare via. Ma c’è addirittura chi lascia la porta aperta, per non dover essere costretto a sostituire continuamente la serratura o il lucchetto all’ingresso, visto il numero dei furti già subiti.  «L’ultimo episodio risale a luglio quando all’interno del cimitero monumentale la nostra cappella di famiglia -racconta la signora Carlotta Pedone-, è stata spogliata di alcuni oggetti sacri. A nulla è servito il piccolo cancellato di ferro che è stato completamente divello. Sono atti anche vandalici perché oltre che depredare il nostro piccolo spazio sacro, hanno anche messo tutto a soqquadro, per puro disprezzo. Sono episodi che si ripetono come mi è stato confermato dal gestore del cimitero, che per sua stessa ammissione, non riesce ad immaginare una soluzione per garantire, specie nelle ore notturne, la sicurezza tra i cipressi del cimitero. Quel che dispiace e che dopo tanti di questi episodi non si fa veramente nulla in questa direzione e tutto è abbandonato a sé stesso». 

Infiltrazioni d'acqua piovana nelle tombe a terra

Non solo il problema del vandalismo, ma per quelle salme che sono seppellite nella terra c’è anche l’incubo delle infiltrazioni d’acqua: «È una situazione inaccettabile -racconta Pasquale Prontera-, vengo qui da mia moglie e quando piove ho sempre il terrore che la sua bara possa subire delle infiltrazioni. Dopo uno degli ultimi acquazzoni estivi nella zona della sua tomba si era creata una pozzanghera che aveva fatto crollare la lapide di mia moglie. Basterebbe solo mettere della brecciolina, che ha un costo irrisorio, per impedire che episodi di questo tipo possano ripetersi nuovamente in futuro». 

Rifiuti e pezzi di lapidi abbandonati

C’è, infine, uno stato di abbandono che coinvolge tutta la struttura. Tombe abbandonate da diversi anni che sono prive di ogni cura e sopra le quali le piante crescono rigogliose e in alcuni casi superano anche i due metri di altezza. Ma anche il problema dei rifiuti, che alle volte, non sono semplici piante seccate per la carenza di acqua, ma vere e proprie lapidi in marmo che giacciono ai bordi dei vialetti del cimitero di Lecce. 
«Oltre alla disperazione della perdita dei miei genitori, piango anche perché giacciono in un luogo così, che dovrebbe essere il posto della serenità eterna e invece alle volte appare come un centro di smistamento rifiuti -racconta Paola Russo -, fino a qualche settimana addietro poggiata alla nostra tomba di famiglia c’erano i resti di una rastrelliera per biciclette abbandonata da diverso tempo, è un luogo dimenticato che sembra essere lontano dai pensieri dei nostri amministratori». Le richieste sono semplici: cura degli spazi, sicurezza e rispetto per chi non c’è più.
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