C'è la squadra giallorossa di Conte: Bellanova e Boccia dentro, Lezzi no

C'è la squadra giallorossa di Conte: Bellanova e Boccia dentro, Lezzi no
Il sipario sulla crisi politica cala ufficialmente: è il giorno del giuramento per il governo giallorosso. L'asse M5s-Pd, coagulato attorno al premier Giuseppe Conte, produce 21 ministri suddivisi di fatto col bilancino: 10 poltrone ai cinque stelle, 9 al Pd, una a Leu e una postazione affidata a un tecnico. E poi: niente vicepremier, come da accordi, e soltanto un sottosegretario alla presidenza del Consiglio. È il riscatto del Sud: 11 ministri in arrivo dalle regioni del Mezzogiorno, 8 dal Nord e infine due romani.

Esulta, forse come non mai, la Puglia: il premier è foggiano, poi ecco all'Agricoltura la salentina Teresa Bellanova (Pd, renziana, già sottosegretaria e viceministro) e agli Affari regionali il biscegliese Francesco Boccia (Pd, vicino a Michele Emiliano). Depennata invece dalla lista consegnata al capo dello Stato, proprio nell'ultimo valzer di ritocchi, l'altra salentina Barbara Lezzi: pentastellata, è stata ministro per il Sud del governo gialloverde, verrà sostituita da Giuseppe Provenzano (Pd e Svimez). Faro puntato su postazioni di trincea per il Sud e la Puglia, poi: alla Salute c'è Roberto Speranza (Leu, anche lui meridionale), all'Ambiente conferma per Sergio Costa (M5s), allo Sviluppo economico il pentastellato Stefano Patuanelli, cinque stelle anche la nuova ministra del Lavoro Nunzia Catalfo (tra i primi teorici del reddito di cittadinanza), alle Infrastrutture la dem Paola De Micheli.

Dietro i nomi pugliesi s'intrecciano vicende politiche diverse. Bellanova, per esempio: opzionata in quota renziana, per l'ex premier era uno dei due-tre nomi al vertice della lista. Era data in quota a Lavoro o Sviluppo economico (ministeri già nel suo curriculum), ma il gioco d'incastri l'ha portata all'Agricoltura. Si racconta di un lavorìo sottotraccia di Emiliano per stopparne la nomina (i rapporti non sono propriamente idilliaci), alla fine il governatore può però gongolare per la nomina di Boccia, che peraltro è anche membro della segreteria Pd di Nicola Zingaretti. Lezzi invece paga probabilmente la strategia del M5s: i pentastellati hanno dato priorità a profili meno barricaderi e più compatibili con i democratici. Non solo: molto sulla bilancia ha pesato il criterio della discontinuità, non a caso sono solo quattro i profili che hanno già ricoperto la carica di ministro (oltre ai capidelegazione di M5s e Pd, Luigi Di Maio e Dario Franceschini, anche Costa e Alfonso Bonafede).

Di Maio, dopo il passo indietro sulla casella da vicepremier, incassa il ministero degli Esteri e auspica «un governo coraggioso e ambizioso, in grado di portare avanti importanti provvedimenti per la crescita e lo sviluppo dell'Italia». «C'è tanta voglia di fare e ripartiremo da dove ci siamo lasciati - afferma l'ex vicepremier M5s -, con il taglio di 345 parlamentari e un risparmio di circa mezzo miliardo da indirizzare a scuole, infrastrutture, ospedali». Il nuovo partner di maggioranza, Nicola Zingaretti, parla di «un programma unico, di tutti, chiaro, e una squadra nuova». Poi chiosa: «Il Governo è di forte cambiamento anche generazionale. Ora è tempo di cambiare l'Italia». L'età media è di 47 anni: il governo più giovane di sempre. Guida la classifica Di Maio con 33 anni. La più anziana è Luciana Lamorgese, al Viminale a 66 anni da tecnico.

Attacca a testa bassa Matteo Salvini, leader della Lega: «Un governo nato tra Parigi e Berlino e dalla paura di mollare la poltrona, senza dignità e senza ideali, con persone sbagliate al posto sbagliato. Lavoriamo come e più di prima, non potranno scappare dal giudizio degli italiani troppo a lungo: siamo pronti, il tempo è galantuomo, alla fine vinceremo noi». Silvio Berlusconi ha già spiegato ai suoi che si voterà contro. Ma esistono diverse anime nel mondo azzurro, dagli aperturisti alla Carfagna, ai sovranisti e agli anti-sovranisti di matrice moderata che continuano a guardare ad un ruolo centrale di FI nel centrodestra. Il grosso del partito è comunque contro questo governo. Fratelli d'Italia invece si prepara alla piazza. «L'appuntamento è per lunedì 9 settembre alle ore 11 davanti a Montecitorio, il giorno della fiducia al Conte bis», ricorda la presidente Giorgia Meloni, che parla di «patto delle poltrone».

Che governo sarà? Un nuovo tratto europeista critico e toni più istituzionali, meno urlati: le premesse sono queste, con l'avvicendamento tra Lega e Pd. La discontinuità c'è e si vedrà, è la scommessa di Conte. A Palazzo Chigi c'è fiducia che la «leale collaborazione» venuta a mancare Salvini e una consonanza su temi come i diritti, l'ambiente, il lavoro, riduca gli attriti tra i partiti di governo. Ma le distanze non mancano, a partire dall'immigrazione. E si parte subito da una difficile Legge di bilancio, nell'auspicio che la nuova sintonia con Bruxelles dia più spazi di manovra.
F.G.G.
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Giovedì 5 Settembre 2019 - Ultimo aggiornamento: 10:32