Da bracciante a ministro: l'ascesa di Teresa Bellanova, renziana doc

Da bracciante a ministro: l'ascesa di Teresa Bellanova, renziana doc
Teresa l'infaticabile, fibra tenace e piglio un po' "secchione", alla fine completa la lunga e paziente ascesa nel modo più imponderabile che c'era: dopo un accordo tra Pd e M5s. Teresa Bellanova ministro di un governo giallorosso, e chi doveva mai pronosticarlo dopo anni di rumorose scudisciate scambiate con i pentastellati. Ma la politica è l'arte del possibile che sublima persino l'impossibile, e allora va bene così. Anche perché Teresa la battagliera s'arrampica fino alla poltrona di ministro ed è quasi una scommessa vinta su se stessa, sulla vita, sui beffardi incroci: bracciante in gioventù, ministro dell'Agricoltura oggi. La sorte gioca a dadi, e la politica a volte sa assecondarne i verdetti. «Grande emozione, le mie origini sono là, la lotta contro il caporalato è stata la mia scuola, dove ho scelto una volta per tutte da che parte stare senza mai aver cambiato idea», commenta su Facebook. È un cerchio che, esatto e geometrico, si chiude.

Per la senatrice salentina - nata nel 1958 a Ceglie Messapica, ma di fatto leccese da lustri - i convulsi rumors della vigilia riservavano altro: Lavoro oppure Sviluppo economico, deleghe da più parti ritenute maggiormente nelle corde della renziana doc. Perché - con i governi Renzi e Gentiloni - Bellanova ha già frequentato quei dicasteri con costrutto e riconoscimenti trasversali: rispettivamente da sottosegretario e viceministro. Un gradino alla volta, progressione lenta e inesorabile, gavetta e testa dura, come si faceva un tempo e come t'insegnavano al sindacato o al Pci. È uno stigma esistenziale, per Teresa l'infaticabile: l'adolescenza da bracciante, l'esordio precoce nella Cgil, la prima linea nella lotta al caporalato, le intimidazioni, il cursus honorum nel sindacato fino agli incarichi nazionali, la prima elezione in Parlamento nel 2006, attraversando le ultime stagioni del centrosinistra, i Ds e il Pd, le affiliazioni a D'Alema, Bersani, Renzi.

Proprio da fedelissima renziana s'è guadagnata oggi i gradi ministeriali: era nel listino di irrinunciabili stilato dall'ex premier fiorentino, scelta per marcare da vicino Conte, i cinque stelle e pure i zingarettiani del Pd. Perché ormai Bellanova è a pieno titolo un pezzo fondamentale del cerchio (o giglio) magico di Renzi: apprezzata e citata a più riprese e mai casualmente dall'ex segretario dem, Teresa la pasionaria è una specie di rockstar alla Leopolda, la kermesse dell'orgoglio renziano dove ogni anno Bellanova fa schizzare alle stelle l'applausometro. Anche qui, è stata scalata portentosa: nel 2014 fu indicata a Renzi come sottosegretario al Lavoro in quota alla sinistra del partito e alla Cgil, all'epoca quindi ben distante dall'ex sindaco fiorentino. La reciproca infatuazione è stata però questione di attimi: l'una ha colto dell'allora premier doti carismatiche, intuizioni e visioni, anche perdonandone limiti o cadute; l'altro è rimasto subito folgorato dalla dedizione ai dossier, quasi ai limiti della cocciutaggine, profusa dalla sottosegretaria. Renziana genuina, ormai. Al punto da aver martellato - in pieno stile Renzi - sui cinque stelle senza sosta, almeno fino all'ultimo colpo di teatro dell'ex premier. Bellanova in questi anni ha incalzato, attaccato, apostrofato (e via coniugando) in tutti i modi i cinque stelle: adesso se li ritrova compagni di viaggio, e magari all'inizio sarà una fatica per tutti accantonare i rispettivi post Facebook al vetriolo. E occhio oggi, o il 14 in Fiera del Levante, alla prima photo opportunity Bellanova-Conte: poco più di un mese fa, senza andare troppo lontano, la neo ministra aveva bollato l'intervento in aula del premier su Salvini e Russiagate come «evasivo, inutile, vuoto, totale assenza di autorevolezza, dignità, consapevolezza del ruolo». Ma è così per tutti, la politica ha la memoria breve e gli assetti sono sempre più deboli: si sa, inutile stupirsi. Quantomeno a Bellanova sono stati risparmiati i Consigli dei ministri gomito a gomito con la cinque stelle Barbara Lezzi: tra le due salentine i veleni sono sgorgati a cascata. E chissà se adesso la pax nel Pd, dettata dall'accordo con il M5s, renderà più fluidi i rapporti tra Bellanova e Michele Emiliano, anche lui bacchettato a più riprese.

È una questione anche di carattere, di intelaiatura: polso fermo, princìpi altrettanto, spirito di servizio. Le tornerà tutto utile, ora. Tante sfide da affrontare, dal caporalato alla xylella, fino alle risorse europee per il settore agricolo. Sempre su Fb analizza a caldo: «C'è un enorme lavoro da fare. L'agricoltura e l'agroalimentare di qualità significano futuro, imprese, posti di lavoro, rigenerazione del paesaggio, tutela ambientale, innovazione, valorizzazione delle identità e tipicità, servizi di eccellenza. Uno dei più importanti biglietti da visita del nostro Made in Italy, una grande occasione per le nuove generazioni. Soprattutto, ma non solo, quelle del Mezzogiorno. Abbiamo davanti una sfida importante anche a Bruxelles, per cambiare l'Europa e avvicinarla a cittadini, agricoltori, imprese. E anche in questo l'interlocuzione con le Regioni sarà essenziale». Reazioni a fiumi, plauso da più parti. S'è beccata già la stoccata di Salvini («relatrice della legge Fornero»): ma di questi tempi, dalle parti di Pd e M5s, è una medaglia.
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Giovedì 5 Settembre 2019 - Ultimo aggiornamento: 10:41