Allievi carabinieri nella bufera: «Hanno fatto il saluto romano». Ma il comandante li difende

L'Arma dei carabinieri minimizza: "Non erano saluti romani, ma braccia alzate come allo stadio"

Firenze, allievi carabinieri nella bufera: «Hanno fatto il saluto romano». Il comandante li difende
Firenze, allievi carabinieri nella bufera: «Hanno fatto il saluto romano». Il comandante li difende
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Sabato 18 Giugno 2022, 21:26

Un saluto romano sulle note del Canto degli Italiani, più noto come Inno di Mameli. Questa l'infamante accusa per alcuni allievi carabinieri, che oggi a Firenze hanno prestato giuramento e che sono stati immortalati in un controverso video nella notte tra mercoledì e giovedì.

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Gli allievi marescialli e brigadieri dei carabinieri, tutti in abiti civili, mercoledì sera avevano festeggiato la fine del corso all'Overfit di via del Perugino. Ad un certo punto, è arrivata una torta con la bandiera italiana ed è partito l'inno di Mameli. Nel video, pubblicato dal locale su Facebook, si vedono alcuni giovani tendere improvvisamente le braccia. Il titolare ha poi cancellato il video, spiegando a Il Tirreno di non essersi neanche accorto di quel fatto. È bastato questo per accusare i giovani allievi carabinieri di aver fatto il saluto romano, ma l'Arma dopo aver analizzato il caso ha minimizzato tutto.

«Non si tratta di un saluto fascista, bensì di un atteggiamento tipico dei cori da stadio, un atteggiamento tenuto da tanti coetanei nelle più disparate circostanze. Lo si capisce dalla postura delle braccia dei ragazzi, molti di loro hanno in mano il proprio telefono cellulare e altri alzano entrambe le braccia» - si legge nella nota stampa pubblicata il giorno dopo dall'Arma dei carabinieri - «Al fine di assicurare la massima trasparenza e a tutela dell’immagine dell’Arma, il video è stato trasmesso all’Autorità Giudiziaria per tutte le valutazioni di competenza, anche in ordine alla prospettazione mediatica del fatto».

Una posizione ribadita anche dal generale Maurizio Stefanizzi, comandante della scuola, che a margine del giuramento degli allievi marescialli è intervenuto in difesa dei suoi ragazzi. «Si riconoscono nella Repubblica e nella Costituzione. Hanno 23-24 anni, hanno finito un corso duro, si apprestano ad andare a prestare servizio per le strade d'Italia» - ha spiegato il generale - «Cantavano l'inno, non l'hanno fatto sull'attenti come oggi alla cerimonia, ma cantando, ballando e alzando le mani al cielo, come si fa allo stadio. Comunque l'autorità giudiziaria farà chiarezza su tutto. Non ho dubbi sui miei allievi, li conosco uno per uno».

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