Sonia Nacci, picchiata e uccisa «per un debito di droga». Arrestati padre e figlio

Martedì 26 Gennaio 2021
Sonia Nacci, picchiata e uccisa «per un debito di droga». Arrestati padre e figlio

Sonia Nacci aveva 43 anni ed è morta il 22 dicembre scorso, dopo un'aggressione choc avvenuta dopo una lite per questioni di droga, secondo quanto emerso dalle indagini sul suo decesso. Oggi una svolta: due uomini, padre e figlio di 41 e 21 anni, sono stati arrestati dai carabinieri con l'accusa di aver picchiato a morte Sonia. Si tratta di Giovanni e Christian Vacca, rispettivamente padre e figlio, il primo, 39 anni, nato a Mesagne, divorziato, con precedenti, il secondo, 19 anni, nato a San Daniele del Friuli (Udine), ma residente a Ceglie. 

 

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Sonia fu colpita con calci, pugni e un martello: l'aggressione avvenne a Ceglie Messapica, nel brindisino, e la donna morì all'ospedale di Taranto in seguito alle ferite. Le indagini dei carabinieri hanno portato all'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare richiesta dalla procura ed emessa dal gip del Tribunale di Brindisi per omicidio aggravato. Inizialmente portata in ospedale a Francavilla Fontana, Sonia venne poi trasferita in ospedale a Taranto per un intervento alla milza: le sue condizioni non sembravano gravi, ma successivamente si aggravarono fino al decesso.

 

 

Morì dopo le percosse con una mazzetta in ferro

 

Sonia fu picchiata con una 'mazzetta in ferro', una sorta di martello da carpentiere, e con calci e pugni violenti e ripetuti, per asseriti debiti non saldati relativi ad acquisti di droga: i due arrestati avrebbero bloccata la donna alle spalle, l'avrebbero fatta cadere e sbattere anche con la testa per terra. Inoltre l'avrebbero colpita con il martello e con calci e pugni che le hanno procurato ecchimosi ed ematomi sul torace, sull'addome e sul fianco sinistro. L'aggressione è avvenuta nella notte tra il 21 e il 22 dicembre. La donna ha riportato un forte trauma alla milza con ferita aperta. L'asportazione dell'organo non le ha evitato la morte.

 

Verso le 2,30 del 22 dicembre il figlio minorenne della vittima ha contattato il servizio 118 poiché la donna lamentava fortissimi dolori addominali e mal di testa. Quando il medico è giunto sul posto, la Nacci è riuscita a riferire di aver subìto un'aggressione fisica, in strada, da parte di alcuni sconosciuti. Infine è stata trasportata all'Ospedale di Francavilla Fontana, per ricevere le prime cure del caso. La donna era in condizioni critiche ed è stata immediatamente portata in sala operatoria dove, a causa di una importante emorragia interna dovuta alle percosse subìte, le è stata asportata la milza nel tentativo di salvarle la vita. Successivamente trasportata all'ospedale di Taranto per ricevere cure più adeguate anche in ragione di altre patologie di cui la stessa soffriva, è tuttavia deceduta nel pomeriggio della stessa giornata per 'shock traumatico a larga componente emorragicà.

 

Dopo la morte della donna i carabinieri, coordinati nelle indagini dalla Procura della Repubblica di Brindisi, hanno effettuato operazioni di sopralluogo e repertamento, accertando subito che la vittima, contrariamente a quanto detto nell'immediatezza, conosceva i suoi presunti aggressori nei confronti dei quali i militari hanno raccolto delle prove. Inoltre sono state riscontrate le dichiarazioni fornite agli inquirenti dalle persone informate sui fatti. Infine sono stati ricostruiti la dinamica e il movente.

 

È emerso che la Nacci, volendo acquistare altro stupefacente nonostante probabili debiti precedenti non saldati, la sera del 22 dicembre abbia avuto una lite telefonica con la moglie di Giovanni Vacca e si sia diretta a piedi vicino alla loro abitazione, nella speranza di ottenere comunque altre dosi. Una volta giunta presso la casa, sarebbe scaturita una lite tra le donne, alla quale si sarebbero poi uniti i due uomini, Giovanni e Christian. Di qui la volontà di 'darle una lezionè da parte di questi ultimi. La 'mazzettà in ferro utilizzata per l'aggressione sarebbe stata prelevata da una abitazione di fronte al luogo del pestaggio dove il più grande dei due uomini era impegnato in alcuni lavori di ristrutturazione.

 

Nel corso dell'indagine e a seguito delle odierne operazioni di polizia giudiziaria, i militari hanno sequestrato i cellulari dei due indagati, da cui emerge anche l'attività di spaccio di stupefacenti e la mazzetta usata per sferrare il colpo, probabilmente mortale, alla donna. Il medico legale incaricato di eseguire l'autopsia disposta dall'Autorità giudiziaria ha riscontrato che la superficie battente, al contrario di quelle di altri due analoghi strumenti di lavoro pure trovati nella diretta disponibilità degli indagati, è perfettamente compatibile con una delle impronte lasciate sul corpo della vittima. Sono state infine sequestrate diverse quantità di sostanza stupefacente ad alcuni tossicodipendenti che sembrano essere stati, come Sonia Nacci, clienti abituali dei due indagati.

Ultimo aggiornamento: 16:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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