Coronavirus, App per tracciare spostamenti: anonima e su base volontaria, ecco come funziona

Coronavirus, App per tracciare spostamenti: anonima e su base volontaria, ecco come funziona
di Cristiana Mangani
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Giovedì 9 Aprile 2020, 09:16

La task force tecnologica ha concluso il suo lavoro, e già ieri sera, ha consegnato al ministro dell'Innovazione Paola Pisano le tre-quattro società (su 319) considerate in grado di fornire la app per tracciare gli spostamenti dei cittadini. Subito dopo, i risultati verranno inviati al governo e, presumibilmente, sarà il premier Giuseppe Conte ad annunciare l'azienda sulla quale cadrà la scelta. C'è molta attesa su questo punto, perché, così come è avvenuto in altri paesi del mondo, la fase 2 dell'emergenza coronavirus potrebbe essere facilitata dall'analisi degli spostamenti della popolazione.
«È una short list, una rosa di soluzioni tra cui scegliere - conferma il professor Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute e rappresentante dell'Italia per l'Oms - I lavori sono ormai conclusi». Gli esperti hanno analizzato le applicazioni producendo due relazioni tecniche, una sulla privacy e una sull'analisi delle soluzioni. E tutto il materiale verrà girato a Palazzo Chigi anche con il parere del garante per la privacy e dell'Agcom. «L'applicazione - ha spiegato la ministra durante un'audizione alla Camera, in Commissione Trasporti - dovrà rispettare sette condizioni, tra cui la volontarietà di partecipazione. E i dati dovranno essere resi sufficientemente anonimi da impedire l'identificazione dell'interessato». Inoltre, ha sottolineato - «l'obiettivo dell'app non è la geolocalizzazione della persona (quindi niente sistema gestito via gps), e il tracciamento avrà una gestione pubblica».

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TUTTE LE DIFFICOLTÀ
C'è da dire, però che, entusiasmi a parte, non sarà facile rendere esecutivo il sistema: la Apple, a esempio, ha molti blocchi rispetto all'invio automatico delle informazioni. Infatti, la parte dei dati mancanti nel tracciamento attuato a Singapore è proprio quella relativa a molti possessori di iPhone, che non permettono alle applicazioni di inviare dati tramite bluetooth in background.
«In ogni caso - è intervenuta Pisano - passerà un po' di tempo per l'effettiva attuazione, perché c'è bisogno di una fase di sperimentazione». Inoltre, affinché funzioni in maniera efficace - chiarisce il garante per la privacy Antonello Soro - «dovrà coinvolgere almeno il 60 per cento delle persone. E soprattutto sarebbe utile evitare la proliferazione di iniziative regionali, locali, in cui tutti quanti suggeriscano una app. Se ogni Regione, ogni provincia, ogni comune suggerisce una app da scaricare e poi i cittadini italiani vengono invitati ad aderire alla richiesta del governo e del Parlamento diventa un caos. Si ponga un limite e che ci sia l'idea di un obiettivo comune».
I dati trattati ai fini dell'esercizio del sistema dovranno essere «resi sufficientemente anonimi da impedire l'identificazione dell'interessato». E poi - è sempre la ministra ad affermarlo - «raggiunta la finalità, dovranno essere cancellati con conseguente garanzia assoluta per tutti i cittadini». In pole position, fondazioni, una società di Orvieto e un'app estera. Ma le opzioni sono tantissime. Il sistema preferito sul quale si svilupperà è quello via bluetooth, che consentirebbe di identificare gli smartphone venuti a contatto con quello di un soggetto positivo al virus. I possessori di questi cellulari riceverebbero, attraverso la app, una segnalazione, inviata in via automatica o con il coinvolgimento delle Asl, con l'invito a sottoporsi ad accertamenti.
Anche da Bruxelles, intanto, stanno arrivando molte raccomandazioni affinché si limiti l'uso dei dati personali a fini medici, garantendo il rispetto dei diritti fondamentali e la collaborazione tra autorità sanitarie pubbliche e l'Ue. Gli Stati membri sono chiamati entro il 15 aprile a mettere nero su bianco una cassetta degli attrezzi proprio per allineare le app nazionali con quelle europee.

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