Quell’Idea nel Salento d’arte e collezionismo

Quell’Idea nel Salento d’arte e collezionismo
di Carmelo CIPRIANI
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Mercoledì 27 Luglio 2022, 05:00

«La prima galleria che ho aperto aveva sede presso Palazzo Crespi a Milano, ma io sono stata tra le prime a evadere il white cube, che in quegli anni regnava indiscusso come spazio espositivo. Mi sono resa conto che la galleria stava diventando un sistema obsoleto: il collezionismo era cambiato, c’erano sempre più fiere e grandi appuntamenti internazionali a cui partecipare e lo spazio della galleria andava a poco a poco svuotandosi. Allora ho pensato di ritrovare quell’atmosfera di condivisione e scambio in campagna».

Così Nicoletta Rusconi, collezionista e mecenate, in una recente intervista rilasciata ad Irene Sofia Comi, narra la nascita di Cascina I.D.E.A. (acronimo di Indipendent Domus Exhibiting Art), vasto progetto di produzione e promozione di arte contemporanea. Nato nel 2017 presso Cascina Maria e spostatosi nel 2020 in un’antica cascina restaurata ad Agrate Conturbia, in provincia di Novara, I.D.E.A. nel 2019 è approdato in Puglia, più precisamente a Casarano, dove il collezionista milanese Davide Meretti, tra i patrons del progetto, ha messo a disposizione la sua Masseria Canali, in via Extraurbana Canali-Memmi, consentendo di proseguire I.D.E.A. Salento, estensione outdoor attraverso cui attivare, anche in estate, l’esperienza di ospitalità e convivialità con gli artisti e al contempo rinsaldare e ampliare la rete di collezionisti che è alla base del progetto. 

Dopo la prima edizione tenutasi in un ex essiccatoio a Gagliano del Capo, in seguito alla residenza dell’artista sudafricano Ighsaan Adams, e la seconda in Masseria Canali, con la mostra “Sotto Verde Manto” del duo artistico Genuardi/Ruta, il progetto torna ad animare l’estate salentina con la personale “Sole” di Alice Ronchi, a cura di Lorenzo Madaro (inaugurazione oggi alle 19). 

Obiettivo: sostenere gli artisti e i collezionisti nella natura

Da una cascina piemontese a una masseria pugliese il passo è stato breve. L’idea fondante è in entrambi i casi la stessa: sostenere gli artisti nella realizzazione dei loro progetti, sempre in dialogo con il luogo che li ha generati, e consentire agli ospiti-visitatori di prendersi del tempo nella natura, il tutto in un contesto architettonico-naturalistico tipico e fortemente connotato in senso identitario.

Punto di partenza del nuovo evento espositivo è il periodo di residenza trascorso da Ronchi in Salento. Nel corso delle sue peregrinazioni, ha investigato il territorio, ne ha ricercato le radici e i materiali, rintracciandone l’immagine archetipa nel Sole. La calda luce salentina riverberata dal color avorio della pietra leccese deve aver funzionato da cardine immaginifico. Ne è derivata la mostra che, legandosi in un percorso osmotico alla struttura masserizia, prende le mosse da un’installazione site specific: un arco a parete sul quale è composta la parola “Sole”. Un lavoro verbovisuale in cui, come spesso avviene in questo genere di sperimentazioni, la parola evoca la forma e viceversa. Nel caso specifico il lemma trova corrispondenza nel colore dell’ottone e nella linea curva che lo sostiene, rievocativa del tracciato solare. Riflessione tautologica e minimale, in cui significato e significante trovano la loro perfetta corrispondenza.

Oggetti d’uso quotidiano incontrano l’invenzione e la fantasia

Alice Ronchi, classe 1989, è oggi artista tra le più interessanti della sua generazione, con importanti esposizioni alle spalle e un incarico di insegnamento presso la Nuova Accademia di Belle Arti (Naba) a Milano, la stessa nella quale si è formata. Capace di esprimersi con mezzi eterogenei, dalla pittura alla scultura, fino all’installazione, in un discorso sempre coerente, l’artista riscrive i dati sensoriali in opere astratto-concrete. Nei suoi lavori oggetti d’uso quotidiano incontrano l’invenzione e la fantasia, non senza riferimenti al mondo del design. La ricerca della “meraviglia” un tema costante nella sua ricerca, popolata di figure familiari e allo stesso tempo enigmatiche, prodotto di una propria rielaborazione astratta. È il caso dei lavori appositamente realizzati per Masseria Canali in cui l’immaginario messo in campo nei dipinti, di stampo dada e surrealista, alla Hans Arp, dialoga con vasi-strutture primarie di tarda affiliazione minimalista. Opere dalle fattezze ludiche eppure dotate di forme pure e levigate, capaci di indurre il visitatore - come supposto dal curatore nel suo testo critico - a interrogarsi sul futuro dell’arte, e della scultura in particolare, in un nuovo grado zero in cui tutto è ancora possibile.
La mostra sarà visitabile nei mesi di settembre e ottobre su appuntamento scrivendo a info@masseriacanali.com.

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