Strano gioco nella casa delle luci e della paura. Il nuovo libro di Donato Carrisi

Strano gioco nella casa delle luci e della paura. Il nuovo libro di Donato Carrisi
di Claudia PRESICCE
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Domenica 20 Novembre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 09:24

La capacità di giocare è sempre centrale nel suo lavoro. Rimbalza fino alla fine nelle pagine dei suoi libri tradotti in tutto il mondo. Così come accade nei film che lui, Donato Carrisi, firma. Perché, con chi sprofonda nella lettura delle sue storie, così come con lo spettatore annichilito al cinema al buio di fronte al grande schermo che trasuda di pathos e paura, praticamente lui ci gioca. E l’arte del giocare non è mai un caso. È una scelta precisa, un ingrediente corroborante nella costruzione di una sua storia. Il gioco è una cosa molto seria. Le regole e l’incastro. Il caso e la fortuna. Il gioco è anche, sempre, una questione di vita o di morte. Chi ha visto nei giorni scorsi al cinema “Io sono l’abisso” ha appurato sulla sua pelle il brivido, l’insistenza tenace a destabilizzare lo spettatore, a farlo tremare sulla sedia. L’Uomo che raccoglie la spazzatura, uno dei protagonisti, gioca una partita aperta con chi butta nell’immondizia le verità principali della sua vita. Sono nei bidoni dei rifiuti le chiavi dello storytelling più sincero del vissuto di ognuno di noi. Ma ci sono poi casi della vita che ti fanno incontrare un “imprevisto” che cambia le regole del gioco. Ecco, a quel punto, di fronte alla Ragazzina dal ciuffo viola, il gioco del banco può saltare… Ma è solo l’inizio. 

Il nuovo romanzo, "La casa delle luci"

Chi in questi giorni sta aprendo il nuovo romanzo di Carrisi, approdato da una settimana in libreria con il suo ultimo libro (in vetta alle classifiche delle vendite), è già all’inizio di un nuovo gioco. “La casa delle luci” si apre con le regole da seguire per entrare in una sorta di partita, tra scrittore e lettore, che si apre davanti alle pagine. Si tratta del vademecum del Gioco degli omini di cera, o del Gioco dei ceri, o del Gioco dei c’eri (e non ci sei più): “l’omino di cera insegue i viventi; chi viene toccato diventa un omino di cera e insegue i viventi; agli omini di cera è proibito parlare, possono solo fischiare…”. 

È durante un gioco dei bambini di cera, una sorta di nascondino, che scompare, il piccolo Zeno Zanussi, detto Batigol. È accaduto 25 anni prima, è il piccolo Pietro, l’amico che guardava lo svolgersi del gioco senza poter partecipare in quel momento, perché momentaneamente con una gamba fuori gioco, è rimasto sconvolto da quell’evento. Il lettore scoprirà presto che si tratta di Pietro Gerber, lo psicologo già comparso in altre storie dello stesso autore. I lettori di Carrisi ne hanno fatto la conoscenza in due precedenti romanzi: “La casa delle voci” del 2019 e “La casa senza ricordi” nel 2021. Torna in scena questa volta per incontrare Eva. Lei è una bambina di dieci anni agorafobica, non vuole mai uscire: vive sola, senza genitori, in una casa in cima ad una collina, con una ragazza alla pari Maja. Sarà quest’ultima a cercare Gerber, noto come “l’addormentatore di bambini”. Lo contatta perché Eva è troppo condizionata dal suo “amico” immaginario, la tormenta e ultimamente decide della sua vita. Gerber accetta il caso, pur se con delle resistenze, la sua carriera è in declino, ma Eva è davvero in difficoltà. Però dentro qualcosa lo spinge sempre ad aiutare i bambini.

«Gerber vorrebbe aiutarla – spiega lo scrittore – e convincere questo amico interiore a lasciarla stare. Per farlo deve sottoporre questa bambina a una terapia d’ipnosi». Se già questo può far sentire nell’aria l’ebbrezza del brivido in arrivo quello che succede via via nella storia diventerà allarmante. È un nuovo gioco che si apre all’improvviso tra Eva e Gerber. Durante l’ipnosi Gerber contatterà la parte profonda di Eva che dovrebbe aver prodotto l’amico immaginario. Emerge una voce che non gli è affatto sconosciuta, sembrano suoni che tornano da un tempo lontano… «È lì che accadono cose stranissime – spiega ancora Carrisi – l’amico immaginario comincia a riferire cose che Eva non potrebbe mai conoscere, non le conosce nessuno. Si tratta infatti di storie del passato di Gerber». E allora: come fa Eva a saperle? Come fa l’amico immaginario di Eva a conoscere così bene una storia lontana da lei? L’autore è sempre bravissimo anche in un altro gioco: nel dire e non dire, nell’aprire e socchiudere finestre sulla verità. La storia sembra virare verso il soprannaturale, ma in questi libri (come nei film) non è mai prevedibile niente. Chi leggerà, saprà.

"I miei personaggi sono tutti tormentati"

C’è di certo un assillo interiore nelle anime che abitano queste narrazioni, c’è sempre qualcosa di irrisolto che lo scrittore conosce bene, da criminologo prima che da letterato, da appassionato del genere prima ancora che da scrittore tradotto in 30 lingue nel mondo. E conosce il potere dell’ipnosi per averla provata su di lui prima di farla diventare un ingrediente dei suoi romanzi. Ha raccontato quanto sia facile per chi è ipnotizzato perdere completamente il controllo su quello che accade intorno, ma allo stesso tempo di quanto sia più amplificato il controllo su se stessi. E allora: «I miei personaggi sono tutti abbastanza tormentati, hanno tutti qualcosa da farsi perdonare. E Pietro Gerber in particolare, combatte con i fantasmi del passato che trovano sempre il modo di infestare il suo presente», spiega Carrisi.

E c'è un racconto "anche" per bambini

Non è ancora tutto. È in uscita il 29 novembre anche “Eva e la sedia vuota”, una “favola dark” sempre scritta dallo scrittore di Martina Franca. È un racconto anche per bambini legato alla storia della stessa Eva di “La casa delle luci” e dedicato da Carrisi ai suoi figli. Con le illustrazioni di Paolo D’Altan, la narrazione indaga la solitudine della bambina nella grande casa buia in cima alla collina che vorrebbe qualcuno con cui giocare.

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