Elezioni Usa, Biden vince in Georgia: 306 grandi elettori contro 232 di Trump. E sente Conte: «Rafforzare relazioni con Italia»

Venerdì 13 Novembre 2020
Biden, anche la Cina riconosce la vittoria. Trump insiste: «Scendo in piazza con i miei fan»

Com'è finita? 306 contro 232. Con l'assegnazione degli ultimi due Stati, il bilancio finale dei grandi elettori è di 306 per Joe Biden e di 232 per Donald Trump. La soglia per vincere è 270. Il risultato è esattamente l'opposto di quello del 2016, quando Trump si aggiudicò 306 elettori contro i 232 di Hillary Clinton.

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Donald Trump, nonostante sei giorni senza esternazioni pubbliche di alcun tipo, sembra non essere disposto a riconoscere la vittoria di Joe Biden alle ultime elezioni presidenziali statunitense.

Il rapporto con l'Italia

Il presidente eletto Joe Biden ha avuto un colloquio telefonico con il premier italiano Giuseppe Conte che si è congratulato con lui per l'elezione. Biden ha espresso il suo «impegno a rafforzare le relazioni con l'Italia e a rivitalizzare la relazione transatlantica, anche attraverso la Nato e la Ue». E ha detto che «è impaziente di lavorare insieme durante la presidenza italiana del G20 il prossimo anno». Potrebbe essere la sua prima visita nel nostro Paese, insieme alla moglie italoamericana Jill, per metà di origini siciliane. Biden ha inoltre espresso il suo plauso all'«opportunità di cooperare su una serie di interessi comuni, compreso il contenimento del covid-19 e il miglioramento della sicurezza sanitaria globale, perseguendo una ripresa economica sostenibile e affrontando la minaccia del cambiamento climatico». Conte ha sempre potuto vantare un ottimo rapporto con Trump, che lo ha chiamato in almeno un'occasione "Giuseppi" e che ha riservato un trattamento amichevole all'Italia, ma già il 7 novembre aveva twittato la sua disponibilità «a lavorare con il presidente eletto Joe Biden per rafforzare le relazioni transatlantiche». «Gli Stati Uniti possono contare sull'Italia come un solido alleato e un partner strategico», aveva scritto. Lo stesso giorno anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva mandato un messaggio di congratulazioni a Biden dicendosi certo che sotto la sua presidenza «Stati Uniti e Italia - e l'intera Unione Europea - potranno ulteriormente consolidare i legami di profonda e radicata amicizia, nel nome dei comuni valori di libertà , giustizia, democrazia, che li uniscono». E auspicando che «la imminente Presidenza italiana del G20 possa concretamente rappresentare un'ulteriore occasione di sviluppo della cooperazione fra Washington e Roma». Un auspicio che Biden ha colto al volo.

La Cina

Anche la Cina ha preso posizione alla fine e si è congratulata con il presidente eletto degli Usa Joe Biden per la vittoria alle presidenziali del 3 novembre. Il portavoce del ministero degli Esteri Wang Wenbin ha parlato di «Mr Biden e Ms Harris», in merito alla vicepresidente eletta Kamala Harris, evitando con attenzione ogni menzione diretta alla presidenza. «Rispettiamo la scelta del popolo americano», ha notato Wang con cautela, rilevando che «allo stesso tempo la convinzione della Cina è che il risultato delle elezioni sarà determinato nel rispetto delle legge e delle procedure statunitensi». Pechino era tra i pochi Paesi che non si erano complimentati con Biden.

Manifestazione pro Trump

Ma allora Trump cosa fa? Su twitter dice che potrebbe unirsi domani ai suoi sostenitori che manifesteranno a Washington. «Scalda il cuore vedere tutto questo enorme sostegno in tutto il Paese», scrive Trump, che a proposito della manifestazione di domani nella capitale aggiunge: «Potrei anche cercare di fermarmi a fare un saluto». «Queste elezioni sono state truccate», ribadisce quindi il presidente uscente. A Washington nella giornata di domani oltre alla manifestazione di gruppi come Women for Trump, Million MAGA March e Stop the Steal, è prevista anche una protesta di gruppi antirazzisti e antifascisti.

 

 

 

«Alla Casa Bianca continuiamo a lavorare presupponendo che Donald Trump avrà un secondo mandato», assicura alla Fox Peter Navarro, uno dei consiglieri economici del presidente, facendo eco alle parole del segretario di Stato Mike Pompeo. «Penso che il presidente parteciperà al proprio insediamento», risponde alla stessa emittente la portavoce della Casa Bianca Kayleigh McEnany a chi gli chiede se Trump andrà al giuramento di Joe Biden. Ma The Donald, arroccato tra tweet e purghe nell'amministrazione, è sempre più isolato, in patria e nel mondo. E sembra ormai convinto a sopravvivere all'umiliante sconfitta annunciando la sua ricandidatura nel 2024, dopo che sarà certificato il voto a favore di Joe Biden.

 

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Una mossa con cui intanto congelerà un campo già affollato di possibili candidati repubblicani e manterrà l'ampio consenso dimostrato anche nella debacle (72 milioni di voti), garantendosi magari un redditizio contratto per un libro e onorari per conferenze. Il tutto probabilmente con l'aiuto di una sua tv digitale con cui sostituire la Fox dopo che gli ha girato le spalle. Nelle ultime ore per lui è arrivata una serie di docce fredde. La prima è stata la nota congiunta di diverse autorità elettorali statali e locali, tra cui l'Agenzia della cyber sicurezza e della sicurezza delle infrastrutture (Cisa), che dipende dal ministero della Homeland Security: «Nessuna prova» di schede perse o modificate o di sistemi di voto violati, «l'elezione del 3 novembre è stata la più sicura della storia degli Stati Uniti», hanno sentenziato, smentendo così le accuse di elezioni fraudolente da parte di Trump. Nella notte poi anche la Cnn, dopo le proiezioni della prima ora di Ap e Fox, ha assegnato a Biden la storica riconquista democratica della rossa Arizona, a 24 anni dall'impresa di Bill Clinton: un risultato che consolida la maggioranza di grandi elettori di Biden e spegne quasi completamente le già deboli speranze del presidente di ribaltare l'esito delle elezioni. Infine Pechino ha rotto il suo silenzio: «Rispettiamo la scelta del popolo americano ed esprimiamo le nostre congratulazioni a Joe Biden e alla vice Kamala Harris», ha fatto sapere il ministero degli Esteri.

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La svolta arriva all'indomani dell'ordine esecutivo con cui il presidente americano, invocando rischi alla sicurezza nazionale, ha vietato agli americani di investire dall'11 gennaio in 31 società cinesi legate all'esercito di Pechino: nell'elenco ci sono colossi come Huawei, China Mobile, China Telecom, China Railway e Aviation Industry Corporation of China. Si tratta della prima mossa rilevante dell'amministrazione Usa verso il 'decoupling', la separazione dei mercati finanziari americani da quelli cinesi. Nel limbo di chi non ha ancora fatto le congratulazioni a Biden restano ora solo il presidente brasiliano Jair Bolsonaro e quello russo Vladimir Putin. Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha ribadito l'attesa per i risultati ufficiali ma ha anche assicurato che Mosca «lavorerà con qualsiasi presidente sceglieranno gli americani». Trump comincia inoltre a vedere le prime crepe anche tra i repubblicani. Cresce il numero di senatori favorevoli a garantire a Biden almeno il briefing dell'intelligence, bloccato dal presidente insieme a tutte le altre prerogative della transizione. Esponenti di spicco come Karl Rove, l'architetto della presidenza di George W. Bush e consigliere informale di Trump, lo invitano a «fare la sua parte per unire il Paese guidando una transizione pacifica e mettendo da parte le lamentele», ammonendo che i riconteggi «non ribalteranno i risultati del voto». Persino il Las Vegas Review Journal del magnate dei casinò Sheldon Adelson, uno dei suoi maggiori sostenitori e donatori, lo invita in un editoriale ad ammettere la sconfitta e a cooperare con il transition team del suo rivale. Alcuni suoi avvocati, infine, si ritirano dai ricorsi o negano di aver prove di frodi. Marck Zuckerberg è invece il primo esponente di Big Tech a riconoscere la vittoria di Biden, anche se solo davanti ai propri dipendenti, mentre il New York Times paragona Trump a «despoti» come Aleksandr Lukashenko, Robert Mugabe, Nicolas Maduro e Slobodan Milosevic per le tattiche usate per rimanere al potere.

 

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Ultimo aggiornamento: 14 Novembre, 15:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA