Dagli auguri ai file degli 007, i documenti nascosti a Biden. Schiaffo del Papa a Trump

Venerdì 13 Novembre 2020 di Anna Guaita
Dagli auguri ai file degli 007, documenti nascosti a Biden. Schiaffo del Papa a Trump

Un grande gelo è caduto sulla Casa Bianca. Un esponente dell'Amministrazione Trump confida al Daily Beast che i funzionari si sentono come i passeggeri della metro «quando c'è una persona fuori di testa, e tutti seggono impietriti, facendo finta di non vederlo e sperando che scenda alla prossima fermata». Ma questa paralisi significa anche che nessun passo viene fatto per preparare la transizione, la procedura che ha sempre contraddistinto la democrazia americana e che prevede che un presidente uscente aiuti quello entrante a prepararsi a espletare il suo lavoro sin dal primo giorno.

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LA BARRIERA
Questo non ferma Joe Biden, e nonostante il Dipartimento di Stato si sia rifiutato di trasmettergli i messaggi giunti da ogni parte del mondo, il presidente eletto è riuscito a parlare a Papa Francesco, che gli ha espresso «la sua benedizione e le sue congratulazioni. Lavoreremo insieme su poveri, ambiente e migranti». Intanto, esponenti delle passate Amministrazioni pressano Trump perché dia il suo ok affinché Biden riceva il briefing della sicurezza nazionale e i rapporti della squadra anti-coronavirus. E' sceso in campo perfino Andrew Card, già capo di staff del presidente George Bush: «E' di importanza critica che Biden sia informato sulla pandemia per essere in grado di combatterla da subito». Funzionari del Dipartimento della Sanità lamentano che la mancata comunicazione ritarderà la diffusione del vaccino, «e costerà molte vite umane».
I CONTAGI
A dimostrare l'urgenza di questi passi, ieri altri due collaboratori di Trump sono risultati positivi al coronavirus, incluso il fidato consigliere Corey Lewandowski, mentre la città di Chicago ha annunciato il lockdown generale. Anche quattro ex ministri della Sicurezza Nazionale, due dell'Amministrazione Bush e due di quella Obama, hanno insistito che «pur mentre continua con le sue cause legali», Trump «non dovrebbe rinviare l'inizio del processo di transizione». Ma forse l'intervento più significativo è venuto da sette senatori repubblicani, che si sono distanziati dal presidente e si sono detti favorevoli ad assicurare che il briefing venga dato anche a Biden. Chuck Grassley dell'Iowa e James Lankford dell'Oklhaoma sono stati i più insistenti, con Lankford (Commissione Sicurezza Nazionale) che ha minacciato di intervenire di persona se entro oggi l'intelligence non presenterà il briefing al presidente eletto: «È necessario che chi vince sia pronto, a prescindere dall'esito delle elezioni».

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IL DIRITTO
Tutti dunque riconoscono al presidente il diritto di fare ricorsi, ma si avverte nei loro commenti che pochi credono che il risultato sarà capovolto. Proprio ieri diverse autorità elettorali americane statali e locali hanno affermato in un comunicato congiunto di non aver trovato, ad oltre una settimana dalle elezioni presidenziali, «alcuna prova» di schede perse o modificate o di sistemi di voto violati. Il presidente ha in atto almeno 15 diversi appelli in Georgia, Pennsylvania, Arizona, Nevada e Michigan. Gli stessi responsabili elettorali di questi Stati, alcuni dei quali repubblicani, hanno però negato che ci siano stati errori o brogli in misura tale da far cambiare il risultato: «Stiamo letteralmente parlando di circa 200 voti in dubbio», sottolinea l'Attorney General dell'Arizona, il repubblicano Mark Brnovich (Biden conduce in Arizona con circa 12 mila voti di vantaggio).

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IL SONDAGGIO
La stessa opinione pubblica non è schierata con lui, dice un sondaggio della Reuters/Ipsos secondo il quale l'80 per cento degli americani crede che il vincitore sia stato Biden. La battaglia di Trump sembra comunque destinata ad allungarsi almeno fino alla fine del mese, quando sostengono i bene informati sarà pronto ad annunciare una sua prossima candidatura per il 2024. Altri pensano invece che questa battaglia sia mirata a lanciare un polo di informazione digitale. L'ipotesi che Trump si dia alle news non è nuova, ma l'idea iniziale di combattere contro le tv via cavo, inclusa la Fox che ora considera traditrice, è costosa, mentre un servizio streaming gli sarebbe facile, dati i milioni di nomi e numeri di telefono di sostenitori già raccolti nella campagna ai quali offrire il servizio gratis inizialmente e poi a pagamento.

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Ultimo aggiornamento: 21:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA