Papa Francesco: «Migranti? l’Europa aiuti l’Italia. E l’opposizione collabori per il bene del Paese»

Papa Francesco: «Migranti? l Europa aiuti l Italia. E l opposizione collabori per il bene del Paese»
Papa Francesco: «Migranti? l’Europa aiuti l’Italia. E l’opposizione collabori per il bene del Paese»
di Franca Giansoldati
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Domenica 6 Novembre 2022, 18:01 - Ultimo aggiornamento: 7 Novembre, 11:38

dalla nostra inviata  sull’aereo del Papa - È un Pontefice che guarda all’Italia e al nuovo esecutivo con paterna attenzione. «Il governo è per tutti e io spero che possa portare il Paese avanti». Ammonisce i partiti dell’opposizione – ma pure gli alleati di Giorgia Meloni – ad essere responsabili. Il momento si sta attraversando è cruciale e Papa Francesco intravede il rischio che qualche alleato possa essere tentato a fare mancare il sostegno alla maggioranza. «Va bene essere critici, ma farlo cadere se non piace una cosa o l’altra... ditemi voi: vi pare giusto che l’Italia dall’inizio del secolo abbia avuto almeno 20 governi? Ma finiamola con questi scherzi!». Le prime mosse della premier sui migranti – con la decisione di fare sbarcare in Sicilia donne e bambini fragili – le giudica positive. Sa che il primo grande banco di prova è legato alla questione dei migranti ed è convinto che il problema sia situato nel cuore dell’Europa. Tornando dal Bahrein dopo un memorabile viaggio di quattro giorni nel Golfo rammenta che Italia, Grecia, Cipro e Spagna non possono essere lasciate sole: serve una ripartizione da parte delle nazioni del Nord. Nella conversazione con la stampa internazionale tocca anche altre questioni – Iran, Ucraina, Germania, Libano – ma è soprattutto sull’Italia che concentra il suo focus.

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Sono ripresi gli sbarchi nel Mediterraneo. Ci sono quattro navi al largo della Sicilia in attesa di attraccare. Lei teme che il nuovo governo di destra possa riportare la politica dei porti chiusi?
«Il principio resta sempre lo stesso: vanno accolti, accompagnati, promossi e integrati. Se non si possono fare questi passi il percorso non può essere buono, ma bisogna arrivare fino all’integrazione. Al momento sono quattro le nazioni più esposte nel Mediterraneo e mi riferisco a Cipro, Grecia, Italia e Spagna. Naturalmente c’è la Polonia ma in questo caso mi riferisco laddove vige il principio che la vita debba essere salvata in mare. Ho letto di recente un libro in spagnolo che si intitola Hermanito, è la storia di un ragazzo dell’Africa che seguendo le tracce del fratello è approdato in Spagna. Prima di arrivare ha provato la schiavitù, un viaggio pericoloso, la violenza dei trafficanti e poi il viaggio dove ogni volta rischiavano di morire donne e uomini. Ogni governo europeo dovrebbe mettersi d’accordo su quanti migranti può ricevere; la politica dei migranti dovrebbe essere consensuale tra i paesi europei secondo il principio di collaborazione. Non è possibile abbandonare a loro stesse le quattro nazioni più esposte geograficamente, con tutti i migranti che arrivano sulle loro spiagge». 
 

Ma secondo lei cosa cambierà in Italia ora?
«La politica dei Paesi – per il momento – è stata di salvare le vittime e mi pare che questo governo abbia mantenuto la stessa linea.

Non conosco bene la situazione nel dettaglio, ho letto sul giornale, tuttavia non penso che voglia modificarla, del resto il nuovo governo ha già fatto sbarcare donne e bambini. In ogni caso l’Italia sia con questo governo, o con un governo di sinistra, non può fare nulla senza un accordo con l’Europa. Servirebbe comunque maggiore responsabilità europea». 

 

In che senso?
«Un giorno Angela Merkel, una donna statista, mi ha riferito che il problema dei migranti andrebbe risolto in Africa. Se pensiamo a quel continente con il solito approccio di sfruttamento è chiaro che il problema migratorio resta perché servono piani di sviluppo. E invece ci sono alcuni paesi che non sono padroni nemmeno del proprio sottosuolo visto che sono in mano a potenze colonialiste. E questa è una ipocrisia. Se noi vogliamo risolvere i problemi dei migranti dovremmo risolvere il nodo in Africa. Come? Aiutandola». 
 

Ora l’Italia è guidata da una donna, come valuta questo passaggio?
«È una sfida. Il nuovo governo inizia ora, e io auguro sempre il meglio ad un governo perché il governo è per tutti e io spero che possa portare l’Italia avanti. E vorrei dire agli altri, quelli che sono contrari al partito vincitore, di collaborare con la criticità e la collaborazione necessarie. Serve un governo di collaborazione. Io la chiamo responsabilità. Va bene essere critici, invece ti fanno cadere se non ti piace una cosa o l’altra. Dimmi: ma ti pare giusto che l’Italia dall’inizio del secolo abbia avuto almeno 20 governi ? Ma finiamola con questi scherzi». 
 

In Iran le donne chiedono libertà, chiedono diritti fondamentali. Lei appoggia questo movimento nato con l’uccisione di una ragazza che non aveva indossato correttamente il velo?
«Una società che cancella le donne dalla vita pubblica è una società che si impoverisce, e non va avanti. Ci sono donne economiste che nel mondo hanno cambiato la visione economica, perché hanno una visione diversa, sanno gestire le cose in modo diverso, con un approccio complementare. Parlo in generale: c’è grande cammino da fare. Io arrivo dall’Argentina, dove c’è un popolo maschilista. Questo maschilismo uccide l’umanità». 
 

Come stanno andando i negoziati tra Russia e Ucraina, visti dalla parte vaticana: lei ha parlato con Putin? 
«Prima di tutto il Vaticano è sempre attento e la diplomazia lavora bene e siamo sempre disponibili. Tuttavia io vorrei lamentarmi di un aspetto che merita una riflessione: in un secolo ci sono state tre guerre mondiali; perché è chiaro che quella in corso è una guerra mondiale. Quando gli imperi si indeboliscono fanno una guerra anche per vendere le armi. Oggi la calamità più grande a mio parere è l’industria delle armi. Esistono statistiche che affermano che se in un anno non si facessero più armi finirebbe la fame nel mondo. Voi giornalisti siate pacifisti, parlate contro le guerre. Ve lo chiedo per favore».

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