Social, Tatatu paga gli utenti: per un like un token da spendere in una gastronomia

Social, Tatatu paga gli utenti: per un like un token da spendere in una gastronomia
di Francesca Pierantozzi
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 16 Novembre 2022, 11:47 - Ultimo aggiornamento: 17 Novembre, 06:49

C'è chi chiede soldi per una spunta blu, e chi invece propone di retribuire i like, i follower, di ricompensare perfino chi si industria a scrivere un post o s’impegna a guardare un video: l’anti-Musk (per semplificare, ma l’idea calza) si chiama Andrea Iervolino.

È nato a Cassino nel 1987, una prestigiosa carriera di produttore cinematografico in corso, con una società, la Iervolino e Lady Bacardi Entertainment, quotata a Milano, e dal 2020 fondatore e ad di TaTaTu. Tatatu è una super-app, dal 18 ottobre quotata all’Euronext Growth di Parigi, una piattaforma di social media che premia gli utenti.

IL MECCANISMO

 L’idea è semplice: trasformare da utente a socio chi usa i social network, che siano Instagram, Facebook, Twitter o TikTok (passando attraverso la piattaforma) o i contenuti direttamente proposti da TaTaTu. Chi posta e chi chatta, chi fa lo scroll down dei contenuti postati dagli amici, chi commenta, chi riceve like o chi guadagna follower: a ogni azione viene retribuito. La ricompensa è in token, una valuta interna al mondo TaTaTu, il Ttu Coin, un gettone da 0,25 euro, conservato in un wallet digitale dell’applicazione e spendibile nella sezione dell’e-commerce con oltre 3mila articoli. Se i Ttu non possono essere convertiti in valuta ordinaria, possono però già essere spesi in un primo punto di vendita “reale”, ovvero nei tre “food court” londinesi “Mercato metropolitano”, che TaTaTu detiene al 75 per cento. Per Iervolino nessun dubbio, la sua super app e la filosofia che la sostiene rappresentano l’unico futuro sostenibile e possibile per i social. Il ceo ama citare uno studio del 2021 dell’Università di Pisa in base al quale l’87% degli utenti ritiene che la gratuità dei social media sia solo apparente. «Anche se molti non sono stati in grado di fornire risposte più tecniche come il numero di impression che un utente realizza e che è alla base del modello di advertising – ha detto Iervolino a Forbes – La risposta comune è stata “ci stanno sfruttando”. TaTaTu propone al mercato una modalità alternativa di coinvolgimento degli utenti per superare questa percezione».

MADE IN ITALY

Si segue il concetto della “sharing economy del data”: «Condividi di più e guadagni di più». Con un fondo di orgoglio patriottico: dimostrare che le industrie avanzate possono nascere anche fuori dalla Silicon Valley. Un principio che ha già applicato alla sua società di produzione: sposare Hollywood con l’Italia. Ha prodotto finora circa 80 film. Tra gli ultimi Waiting for the barbarians di Ciro Guerra, presentato a Venezia. TaTaTu – che i francesi definiscono “il social italiano” – è partito bene: in quattro anni il numero di iscritti ha superato i 350 mila, con un’impennata dall’inizio dell’anno. Bene anche l’esordio all’Euronext Growth, il listino di Parigi dedicato alle PMI più dinamiche e competitive: il 19 ottobre ammissione alle negoziazioni di circa 814 milioni di azioni a un prezzo di riferimento di 2 euro ciascuna, quindi con una valutazione totale di poco superiore a 1,6 miliardi di euro. Al terzo giorno di scambi, l’azione aveva toccato i 10,5 euro e ora si è attestata intorno agli 8. Iervolino guarda lontano e vede già TaTaTu come il social di riferimento del futuro prossimo. Come potrebbe non essere altrimenti – si chiede, se «su Whatsapp si chatta senza guadagnare nulla mentre su TaTaTu quando si chatta si guadagna, così come quando si ricevono commenti, follower o like?». Per ora all’estero si aumenta il proprio borsellino di Ttu coin anche quando si guarda un film. Non in Italia, perché la App non è ancora in streaming. Il giro d’affari è in continua crescita: da 47,3 milioni nel 2021 a 53,7 nei primi sei mesi di quest’anno. Si punta in alto anche con gli utilizzatori: l’obiettivo è raggiungerne tra i 60 e gli 80 milioni nel 2026.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA