Piatti dipinti come opere d'arte: la chef che sogna la stella Michelin

Martedì 1 Febbraio 2022 di Lucia J.IAIA

Orecchiette di grano arso, alici e pomodoro. Ma anche mousse di ricotta e fichi, carota caramellata alla mandorla. Vellutata di cardoncelli e burratina affumicata. Nei suoi piatti c’è tutta la Puglia ed in particolare, la provincia di Taranto. Non solo nei sapori ma anche nelle immagini che Patrizia Girardi, massafrese, executive chef di Masseria Amastuola, dipinge con uno stile che non può passare inosservato.

Il sogno

Ha 50 anni, da oltre 20 prepara piatti della tradizione e, da qualche tempo, anche con particolare creatività. Girardi ha mosso i suoi primi passi nell’azienda di famiglia, per poi essere notata dalla famiglia Montanaro che le ha affidato le redini di una cucina moderna e allo stesso tempo, identitaria. «Non sono una pittrice, non ho mai dipinto su una tela – tiene a sottolineare Patrizia Girardi – ma provo solo un amore innato per il mio mestiere, tanto quanto per il nostro territorio. Così, un bel giorno ho pensato di abbinare gusto ed immagine con lo scopo di rappresentare la Puglia a 360 gradi. Ero a New York al museo Guggenheim quando ho immaginato dei colori e dei disegni che potessero impreziosire e aiutare a raccontare quello che preparavo». 


Dire che la sua impresa è compiuta sarebbe tuttavia il minimo. I suoi piatti stupiscono per bontà, semplicità e bellezza. «Ogni volta, dopo un pranzo o una cena, mi piace andare in sala e ascoltare i clienti. Mentre mangiano, il colore che è naturalmente commestibile, va via e si amalgama con gli altri ingredienti. Qualcuno mi ha confessato di essersi dispiaciuto nel mangiare il dipinto», ironizza la chef. Sono dunque, opere destinate a scomparire? «Non credo, senza dubbio materialmente dopo aver mangiato, non ci sono più. Però, quello che resta è l’esperienza. Non viviamo, fortunatamente, in una società in cui non si mangia per riempire la pancia. Oggi, il cibo è altro. E’ emozione, è territorio».


Quello che Patrizia Girardi racconta nei suoi piatti in effetti, è molto di più di un semplice pasto. Eppure, la sua è una cucina poco elaborata. Usa al massimo tre o quattro ingredienti in ogni ricetta e punta moltissimo sui prodotti a chilometro zero. «Prima di entrare in cucina, incontro il contadino, il caseario e coloro che producono in zona ciò che può servirmi e che sia di stagione». Un’idea la sua che sorprende e su cui la stessa chef puntualizza. «Credo che non sia necessario cercare altrove. Abbiamo qui delle potenzialità enormi e lo comprendiamo sui volti dei turisti che restano estasiati da questo territorio. Abbiamo tutto ma occorre ancora lavorare tanto sulla mentalità. Dobbiamo crederci tutti insieme. La Puglia offre tantissimo». I suoi piatti dipinti non sono sfuggiti nemmeno agli scettici. C’è chi è pronto a giurare che le pietanze arrivano fredde perché la chef “perde tempo a disegnare”. Patrizia Girardi sorride e spiega. «Non è assolutamente vero. Si prevede un momento di preparazione antecedente alla cottura dei cibi. Utilizzo un piattiere per preparare il tutto e con il mio metodo, ho servito fino a mille piatti, tutti con illustrazioni differenti». Dal gusto della tradizione e dalla meraviglia dei piatti vissuti come opere d’arte, ispirate alla Puglia, mangiare diventa un’esperienza. E chissà che un obiettivo dell’executive chef massafrese non diventi realtà. «Sogno una stella Michelin, anche se è molto difficile ottenerla».

 

Ultimo aggiornamento: 11:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA