«I ragazzi in una solitudine virtuale Gli adulti facciano la loro parte»

«I ragazzi in una solitudine virtuale Gli adulti facciano la loro parte»
Rossano Astremo, scrittore, insegnate e giornalista. Lei vive a Roma ma è originario della provincia di Taranto, Grottaglie. Conosce bene il clima e l'humus di quest'area che purtroppo torna sotto i riflettori per alcuni episodi molto crudi.
«A me pare che il caso della cosiddetta baby gang di Manduria sia paradigmatico di progressiva crisi del patto di fiducia tra il mondo degli adulti e quello dei più giovani. Ovvio è che gli atti perpetrati da questo gruppo di giovani nei confronti della vittima sono la cruda estremizzazione di un disagio generazionale più diffuso. Quando parlo di mondo degli adulti faccio riferimento alle amministrazioni locali, alla scuola e alla famiglia, che dovrebbero essere tre punti di riferimenti nel processo di crescita dei ragazzi e invece si trovano per ragioni diverse a vivere una condizione di estrema fragilità».
Nonostante sia un momento magico per il suo prodotto simbolo, il Primitivo che il mondo ci invidia, Manduria non vive un bel momento: il Comune sciolto per mafia ma anche il teatro chiuso e la biblioteca quasi. Questo contribuisce a una sorta di abbrutimento generale?
«La città si trova in una condizione critica. Tutti questi aspetti hanno una ricaduta pesante sui ragazzi che vengono a perdere in maniera inevitabile importanti luoghi di aggregazione. È il grande vuoto esistenziale in cui vivono immersi gli adolescenti il problema da risolvere da parte di amministratori locali, genitori e docenti. Chiusi nella tristezza del loro mondo virtuale, raramente i ragazzi si confrontano con gli adulti. È importante che ciascuno recuperi il proprio ruolo. L'amministrazione attraverso la necessaria costruzione di un modello di città quanto più aperto possibile ai coinvolgimento dei giovani».
In tanti hanno puntato il dito sulle famiglia, lei cosa ne pensa?
«È importante che la famiglia torni ad applicare le regole con fermezza. I genitori devono chiedere ai figli impegno domestico, spezzando pericolosi cordoni ombelicali protettivi solo in apparenza».
La scuola che ruolo ha?
«Quello che sta accadendo alla scuola italiana negli ultimi anni è qualcosa di pericoloso. Ad esempio, trovo assai preoccupante questa corsa alla semplificazione per rendere la vita più agevole ai nostri studenti. In fondo, la scuola si comporta come la famiglia che cerca di proteggere i propri ragazzi chiudendo gli occhi dinanzi alle loro mancanze, alle loro indifferenze. Io credo che la scuola debba recuperare la via della complessità, deve porre gli studenti dinanzi ad ostacoli fornendo loro gli strumenti per superarli. È un modo per accrescere il pensiero critico, la curiosità e la personalità dei ragazzi».
Lei ha scritto vari libri sulla Puglia e recentemente un libro su Pasolini spiegato ai ragazzi. Pasolini era un grande esploratore delle periferie sociali. Cosa avrebbe scritto di questa storia?
«Pasolini in Ragazzi di vita, nel racconto iperrealistico che ha fatto dei giovani romani nel secondo dopoguerra, non ha mai espresso un giudizio morale nei loro confronti. Erano ladruncoli. Vivevano di espedienti. Non andavano a scuola. Ma la voce narrante non è mai giudicante. Dinanzi alla crudeltà compiuta dai ragazzi di Manduria non credo che avrebbe mancato di far sentire il peso della sua repulsione. Questo è certo».
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Giovedì 27 Giugno 2019 - Ultimo aggiornamento: 13:03