Di Maio a Taranto, la mamma del bimbo morto rifiuta di stringergli la mano

Urla, slogan e manifesti appesi ovunque per urlare la propria rabbia contro il Governo, che avrebbe tradito le promesse e ingannato la città di Taranto. Centinaia di manifestanti si sono riuniti in queste ore sul piazzale della prefettura, dove oggi è atteso il vicepremier Luigi Di Maio accompagnato da ben quattro ministri: Giulia Grillo per il ministero della Salute, Barbara Lezzi per il Sud, Sergio Costa per l'Ambiente e Alberto Bonisoli per i Beni culturali.

Ma molte sono state le polemiche. «Io la mano e l'abbraccio da Di Maio non li accetto. Accetterò una stretta di mano seria nel momento in cui prenderà le decisioni serie per Taranto, cioè la chiusura delle fonti inquinanti, adesso basta». Lo ha detto Carla Lucarelli, mamma di Giorgio di Ponzio, il 15enne tarantino morto di tumore lo scorso 25 gennaio, parlando con i giornalisti dopo aver abbandonato il tavolo convocato dal vicepremier Luigi Di Maio che ha invitato le associazioni ambientaliste a un confronto oggi a Taranto, dove si trova con altri quattro ministri. «Taranto - ha aggiunto - è bella quando serve. È la solita presa in giro, ora ci sono le Europee ed è venuto a fare passerella. Di nuovo Taranto si presta ad essere una passerella per la campagna elettorale». «Non è cambiato nulla - rileva la donna - l'unica cosa è che altri bambini sono morti». A chi le fa notare che Di Maio oggi ha detto che non aveva mai avuto idea di chiudere l'Ilva, Carla ha risposto: «C'è solo da riderci sopra, perché ci sono i filmati dove parla durante la campagna elettorale che ha fatto su Taranto».

Il capo politico pentastellato è chiamato a tentare una faticosa rimessa in moto del motore del Cis, con nuove prospettive e possibili ulteriori investimenti, ma a fare da padrone, sarà sicuramente questo tema delicatissimo all'indomani delle dimissioni formalizzate da parte dei commissari straordinari dell'Ilva in amministrazione straordinaria.

Sono previsti incontri con sindacati confederali - la loro presenza non è inserita istituzionalmente nel tavolo del Cis - e associazioni ambientaliste. E ci sarà il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, che si aspetta da Di Maio «un annuncio sulla fine dell'immunità penale per la gestione degli impianti» altrimenti «sarebbe una visita senza notizie specifiche da comunicare». E ripropone un suo cavallo di battaglia: «Se Di Maio parlerà decarbonizzazione dell'Ilva, io avrò il dovere di collaborare con lui e di condividere tutta la sfiducia che i Tarantini, legittimamente nutrono nei confronti delle istituzioni repubblicane. La Repubblica ha tradito Taranto in tutti questi cinquant'anni adesso deve riguadagnare la fiducia non a parole ma con i fatti».

Caustico Raffaele Fitto, eurodeputato del gruppo Ecr-Fratelli d'Italia: «Ne deduciamo che il ministro Lezzi è stata commissariata, visto che il Cis, così come previsto all'articolo 6 del Decreto Legislativo numero 88 del 2011, è promosso dal ministro alla Coesione Territoriale, che sulla carta ci risulta essere appunto la Lezzi».

In piazza Carmine, Di Maio troverà la protesta ampiamente annunciata plasticamente rappresentata da un sit-in di un cartello di associazioni. Sono i vari movimenti ambientalisti che hanno accusato di tradimento il leader dei 5Stelle. Tra di loro, anche i pezzi di un movimento che si è sgretolato nel consiglio comunale tarantino. Basti pensare a chi si era candidato per la poltrona di Palazzo di Città, Francesco Nevoli: ha lasciato l'assise e il partito. O chi, come Massimo Battista, si è dichiarato indipendente dopo il passaggio formale da Amministrazione straordinaria ad ArcelorMittal.

Battista che da allora persegue una battaglia contro il M5S e ha rincarato la dose proprio dando il benvenuto a Di Maio con parole velenose: «Sorpresa pasquale? Taranto non ci casca più. Arrivano ben 5 ministri della Repubblica Italiana. Siederanno al tavolo tecnico per discutere dei 90 milioni di euro stanziati dal governo Gentiloni, spacciandoli magari come un successo a cinque stelle. Avevano promesso di chiudere l'Ilva, di dare un futuro diverso ai figli di questa città, tornano con il classico piatto di lenticchie, convinti di poter riguadagnare la credibilità ormai perduta ai nostri occhi».

Un anatema completato da una profezia che sa di auspicio: «Probabilmente questa sarà una delle ultime uscite da ministri di questi. Taranto non dimentica le parole al vento, le promesse, il tradimento subito e saprà chiedere conto di tutto questo. In questa città non siete più graditi, ve ne renderete conto da soli alle prossime elezioni, perché oramai siete come tutti quei partiti che vi hanno preceduto».

Legambiente in un documento rinnova invece le richieste: «La Valutazione integrata dell'impatto ambientale e sanitaria per lo stabilimento siderurgico di Taranto», «di sollecitare gli amministratori straordinari di lva a dare una informazione dettagliata e completa sullo stato delle bonifiche e sull'utilizzo delle risorse messe loro a disposizione», «un portale in cui vengano indicati, prescrizione per prescrizione, in maniera chiara e di facile lettura, gli interventi, le scadenze, le date delle visite ispettive previste, i risultati, tutti i dati dei monitoraggi», e poi una immunità parlamentare «circoscritta», il nodo dei risarcimenti per Taranto, l'accelerazione per il Cis.
Insomma, a più di sette mesi dal passaggio ufficiale degli asset siderurgici sancito al Mise alla multinazionale dell'acciaio, gran parte della piazza non ha dimenticato le speranze deluse e infrante su questa materia. Ecco perché, al di là degli incontri formali nell'ambito del Cis, gli indizi dimostrano che ci sia l'intenzione di ricucire dei rapporti. L'intervento sull'immunità penale potrebbe essere un primo segnale magari aggiungendoci un'apertura sulla Valutazione integrata sull'impatto ambientale e sanitario - una sorta di analisi preliminare degli effetti della produzione dell'acciaio sulla salute - richiesta da più parti. Il puzzle potrebbe definirsi così: da una parte gli aggiustamenti sulla questione siderurgica con l'assicurazione, magari, di una chiusura progressiva delle fonti inquinanti; dall'altra la diversificazione economica con lo stanziamento di altre risorse per distaccare il cordone ombelicale dell'economia tarantina dalle grandi industrie. Un disegno, però, che stavolta troverà diffidenza e proteste.
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Mercoledì 24 Aprile 2019 - Ultimo aggiornamento: 18:57