Dipendenti comunali, il piano: «Smart working al 70%»

Venerdì 8 Gennaio 2021 di Francesco Pacifico
Comunali, il piano: «Smart working al 70%»

Niente scaglionamenti negli orari degli uffici pubblici e privati, come deciso per l’ingresso e l’uscita da scuola da lunedì prossimo. Meglio aumentare la presenza dei dipendenti in smart working - riportandolo a una quota del 70 per cento - per evitare assembramenti sui mezzi pubblici. È questa la soluzione verso la quale si sta indirizzando la Prefettura al tavolo con gli enti locali coinvolti (Campidoglio e Regione Lazio in primis) per rimodulare le direttrici degli spostamenti in città. Uno scenario che spaventa Sergio Paolantoni, leader della Fipe-Confcommercio capitolina: «Tutto il Centro storico ma anche le periferie con forte propensione direzionale come l’Eur rischiano di morire definitivamente. Quei pochi ristoranti e bar ancora aperti, smetteranno anche di fare il delivery. Qui il danno non è solo economico, ma psicologico».

 

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Il peso dei contagi


A spingere Palazzo Valentini - e con esso il Campidoglio e la Pisana - verso questa direzione due elementi. Il primo è che tra Roma e Lazio i contagi sono di fatto raddoppiati nell’ultimo mese, sfiorando i 2mila nuovi casi al giorno. In secondo luogo, anche con le 1.500 corse in più garantite da Atac e il migliaio introdotto da Cotral dopo gli accordi con i pullman delle compagnie private, gli autobus a disposizione per il trasporto la mattina e all’ora di pranzo per il rientro da scuola sono comunque pochi. Anche perché, con le nuove regole sul distanziamento, le vetture possono ospitare soltanto la metà dei passeggeri per i quali sono omologati. In quest’ottica, avere altre persone a bordo (come i dipendenti degli uffici pubblici e privati) finirebbe soltanto per acuire il problema. Da qui la decisione di dare un’altra sterzata sullo smart working.

Gli ultimi Dpcm in vigore “suggeriscono” ai datori di far lavorare da casa almeno la metà dei loro dipendenti. Nulla di più. Da qui la necessità di un atto amministrativo - potrebbe essere un’ordinanza regionale oppure prefettizia - per rimodulare il numero dei dipendenti in presenza. E qualcosa in più si capirà all’inizio della prossima settimana, quando il tavolo in Prefettura farà il punto sulla situazione, anche in relazione alla diffusione del virus (il Lazio potrebbe passare dalla zona gialla a quella arancione con tutte le restrizioni del caso), al bilancio sulla riapertura in presenza delle scuole, per non parlare delle ipotesi in circolazione in queste ore di far slittare il ritorno in classe alle superiori di una o più settimane. Ma che si vada in questa direzione lo dimostra anche la scelta del Campidoglio di mantenere scaglionati gli orari di inizio delle attività di negozi e botteghe, lasciando massima libertà sulle chiusure, proprio nella speranza di far defluire commercianti e artigiani in tempi diversi rispetto a quelli della scuola.

E sempre nel tentativo di ridurre il traffico e far muovere i bus più velocemente per evitare file ai capilinea, il Campidoglio è pronto anche a rivoluzionare il carico e scarico nelle zone centrali, creando delle piattaforme (a Largo Micara e alla Farnesina) per il travaso dei colli dai furgoni più grandi a quelli più piccoli. Al momento il maggiore datore di Roma Capitale, il Campidoglio, avrebbe soltanto un terzo dei suoi travet in smart working. Infatti il lavoro a distanza, scaglionato su più giorni, riguarda il 55 per cento del monte pratiche. In soldoni, sono in media circa 4mila addetti a fare attività da remoto su 24mila totali, tenendo conto però che da questa cifra bisogna eliminare sia i quasi 6mila vigili urbani sia le seimila maestre di nidi e asili comunali, che per forza di cose devono stare sul campo. Per la cronaca, il Campidoglio guarda al lavoro agile con molta cautela, anche in relazione alla qualità dei servizi erogati. L’assessore al Personale, Antonio De Sanctis, sta studiando nuovi strumenti per la misurazione delle performance dei dipendenti a casa, che saranno anche alla base dei futuri contratti di categoria. Più alta la percentuale di smart working invece nelle partecipate del Campidoglio, negli uffici della Regione Lazio (siamo intorno al 70 per cento) e nelle aziende private. 

 

 

 

 

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